martedì 9 marzo 2021

Pitchaya Sudbanthad, “Sotto la pioggia” ed. 2021

                                             Voci da mondi diversi. Thailandia                            

Pitchaya Sudbanthad, “Sotto la pioggia”

Ed. Fazi, trad. Silvia Castoldi, pagg. 461, Euro 18,00

    Una copertina così bella che è impossibile resistere. Si prende il libro in mano, si inizia a leggere ed è impossibile interrompere la lettura, catturati dalla magia delle parole, stregati dalla città in cui siamo trasportati, che è nel titolo originale, “Bangkok wakes to the rain” (perché non lasciarlo uguale?), e che è la protagonista assoluta: “Sotto la pioggia” di Pitchaya Sudbanthad è un’elegia a Bangkok, una celebrazione della Bangkok del passato e di quella del presente, un lamento per quella del futuro, inghiottita dalle acque come una Venezia dell’Oriente.

    Non cercate una trama lineare nel romanzo di Pitchaya Sudbanthad. Perché non c’è una trama, ci sono personaggi che vivono in questa città, che compaiono in un capitolo e ne sono il centro, ne escono, lasciando il posto ad altri in un altro tempo, vi rientrano ed intanto il tempo è passato, noi li riconosciamo per alcuni tratti che li caratterizzano, e la città pulsa di vita insieme a loro, cambia insieme a loro, decade insieme a loro.

    Il primo capitolo è il più enigmatico. Una figura femminile ancora senza nome si avvicina ad un edificio alto, quasi una torre. Comprendiamo che lì sono i suoi ricordi, ma lei non entra, non li affronta. Più tardi la riconosceremo in Nee, la ragazza coinvolta nei movimenti studenteschi del 1973 e poi in quelli del 1976 in cui muore il giovane da lei amato e che, più tardi, dopo essere diventata una sorta di guardiana tuttofare degli appartamenti della torre e istruttrice di nuoto dei bambini che nuotano nella piscina condominiale, sarà l’amante di Samarty, il fotografo ritornato da Londra per far visita alla madre. Perché la famiglia di Samarty (Sammy nella sua esistenza inglese) possedeva la casa di cui solo la facciata era stata mantenuta, lasciando il posto alla costruzione della torre, inserendola armonicamente in questa.


     Ecco il tema della casa, caro alla letteratura inglese, la casa protagonista quanto Bangkok, simbolo di questa, specchio di un passato che ha il fascino delle cupole dorate dei templi, della Bangkok che molti continuano a chiamare con un nome difficile che sa di gloria, Krungthep.

    In Giappone la sorella di Nee ha aperto un ristorante di cucina thai- c’è un altro profumo che, più di quello del cibo, ci riporta nel paese che si è lasciato? Il colonnello contro cui gli studenti hanno manifestato nel 1973 e nel 1976 lo sa bene e, nell’esilio giapponese, frequenta il ristorante- Nee troncherà i rapporti con sua sorella quando lo verrà a sapere.

    Indietro, indietro nel tempo, sul finire dell’800, un medico arriva nella missione di Bangkok, resterà sconvolto da un incidente che avviene sulla gigantesca altalena rossa, si ammalerà di colera, solleciterà un trasferimento. Resterà a Bangkok.

   Un anziano jazzista americano va a suonare per gli spiriti nella casa della madre di Sammy.

   Un operaio muore durante la costruzione della torre.

   Una coppia acquista un appartamento- la figlia riapparirà tempo dopo, molte storie dopo.

   Due amiche si incontrano, sono giovanissime, avranno destini diversi, il figlio di una si barrica in una stanza…anni dopo lo incontriamo ancora, quando è diventato medico.

   E intanto le imbarcazioni scivolano sul fiume, i pappagalli gracchiano, i monsoni arrivano con regolarità o forse sempre più violenti, le strade si allagano, la lente che punta sul futuro vede inclinarsi i grattacieli, la gloria della nuova Bangkok, il livello delle acque che sale, che inghiotte la città, che sommerge l’oro dei tetti. Chi può sfolla nei terreni in alto, la Bangkok che conosciamo non esiste più, al suo posto Krung Nak, non più Krungthep la città degli angeli ma la città dei fantasmi. Il cambiamento non riguarda solo lei, la scienza che non ha saputo salvare la città rende possibile una fantascientifica eternità per le persone.


     Un libro che contiene la storia della capitale della Thailandia riuscendo anche ad accennare alle sue origini, dopo che la vecchia capitale, Ayutthaya, fu rasa al suolo dai birmani nel ‘700, geniale nell’impianto narrativo che riesce ad armonizzare i diversi filoni, poetico, visionario, gloriosamente evocativo. E se nelle sue pagine c’è un avvertimento del pericolo incombente sulla città, dovuto al cambiamento climatico, c’è anche, però, la fiducia che qualcosa della sua grandezza resterà- proprio come è successo ad Ayutthaya.

      Indimenticabile.

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la recensione e l'intervista che seguirà a breve saranno pubblicate su www.stradanove.it

credit Christine Lee


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