Voci da mondi diversi. Germania
romanzo storico
biografia romanzata
spy storySteffen Kopetzky, “Sacrificio di regina”
Ed.
Settecolori, trad. Monica Pesetti, pagg. 456, Euro 26,00
“Sacrificio di regina”- che cosa significa?
Che cosa nasconde questa denominazione che appare in un fascicolo di vecchi
incartamenti? Si allude forse a un qualche attentato ai danni della corona
inglese? Oppure ad una mossa di scacchi?
Ritornerà spesso, nel libro di Steffen Kopetzky, il motivo del gioco di scacchi, sia con significato metaforico sia in una vera e propria partita giocata da Larisa Rejsner (partita memorabile dopo la quale a Larisa era stato regalato il pezzo della regina bianca, intagliato a mano, lo stesso pezzo che era stato fatto scivolare nella sua bara, come un omaggio finale). Così come ritornerà- un leit motiv- la frase trovata nello stesso manoscritto, Quando i continenti si risvegliano, gli imperi insulari vengono distrutti. E il concetto è chiaro: Asia ed Europa contro l’Inghilterra. Nel carteggio che un operaio mette nelle mani di Larisa, a Kabul nel 1922, l’ufficiale tedesco Oskar von Niedermayer pianificava di colpire l’impero britannico in India, partendo dall’Afghanistan- era il proseguimento del Grande Gioco fra Oriente e Occidente di cui abbiamo letto nel libro di Peter Hopkirk.
Larisa Rejsner, che ora si propone di
rintracciare Niedermayer e di farlo incontrare con il generale Michail Tuchačevskij
(il Napoleone rosso della rivoluzione bolscevica) per attuare un’alleanza tra
Mosca e Berlino, è la protagonista del libro di Kopetzky, non biografia, non
‘fiction’, piuttosto romanzo storico,
spy story, romanzo di grandi ideali e grandi speranze di cambiare il corso del
mondo. E’ una protagonista che è anche un’eroina con tutte le doti che
attribuiamo a questa figura- molto bella, affascinante, coraggiosa, colta,
intelligente, indomita, ambiziosa.
Era una donna eccezionale. Figlia di un
professore di diritto e di un’aristocratica russa, si diplomò con la medaglia
d’oro. Fu scrittrice, fondò insieme al padre una rivista che pubblicava
articoli contro la guerra, fece parte della V Armata Rossa, fu nominata
commissaria di Stato Maggiore della flotta del Volga, sposò il comandante della
flotta del Volga e, quando questi fu nominato ambasciatore a Kabul, lo seguì in
Afghanistan.
“Sacrificio di Regina” è frutto di accurate
ricerche, ma la narrazione non segue affatto un andamento cronologico. È come
un puzzle in cui le varie tessere ricostruiscono la figura di questa donna
straordinaria. E in ogni tessera persone diverse contribuiscono a narrarci un
pezzo della sua storia. Appaiono così, accanto a lei, letterati (da Blok alla
Achmatova, a Mandelštam, a Pašternak che avrebbe dato il suo nome
all’indimenticabile Lara del “Dottor Živago” e avrebbe scritto la poesia da
essere letta al suo funerale), uomini politici come Trockij e Ho Chi Minh,
membri della sua famiglia (il marito che avrebbe preso il nome di Raskolnikov,
come il personaggio di Delitto e Castigo, il fratello, la cugina che le
assomigliava in maniera tale da potersi fare passare per lei), il
rivoluzionario Radek che era il suo nuovo amore..jpg)
Radek
Il collante di queste tessere
che aggiungono, ognuna, qualcosa alla figura di lei pur nel disordine
temporale, la tessera centrale verso cui tutte convergono, è il funerale di
Larisa, morta il 9 febbraio 1926 per tifo. Che noi stiamo per leggere una sorta
di elogio funebre di Larisa Rejsner lo sappiamo subito, fin dal secondo
capitolo intitolato “I becchini- Mosca, cimitero di Vagan’kovo, febbraio 1926”.
Larisa, quindi, si muoverà su queste pagine, riprendendo nelle sue mani quel
Grande Gioco (così chiamato da Kipling) nella speranza di porre fine alla supremazia
colonialista britannica, entrando e uscendo da una realtà temporale in cui
agisce ed è viva e un’altra in cui è diventata memoria. Sei stata tempesta di grazia- dicono i versi a lei dedicati da
Pasternak- fuoco che vive…Vaga, allora, eroina, nei recessi della
leggenda.
Oskar von Niedermayer
L’ultima tessera del puzzle viene posta dal
figlio di Larisa, il bambino che era cresciuto con la cugina-sosia di Larisa.
Si trova a Berlino, nel 1948. Ha combattuto nell’esercito americano, è entrato,
in borghese, nel settore sovietico e ha appena visto una rappresentazione
propagandistica in cui, tra i marinai su una nave da guerra, appariva sua
madre- lei sullo schermo, lui nel pubblico. Scrive un commento su Stalin e
termina con le parole, ‘Vincerà la libertà!’: la fiaccola è passata a lui.


























