Voci da mondi diversi. Albania
Marie Charrell, “La figlia del fuoco”
Ed.
Marsilio, trad. Vozzi e Petruzzella, pagg. 336, Euro 19,00
1977.
1989. 2023.
Un
villaggio tra le montagne dell’Albania. È un villaggio così piccolo e sperduto
che non ha neppure un nome.
Tirana,
la capitale che attira come una sirena incantatrice.
Reykjavic,
Islanda.
Tre
donne della stessa famiglia, Lule che prenderà poi il nome di Ester, Elora,
Sarah.
È il 2023 quando Sarah arriva in Albania-
si può forse dire che torna in Albania? L’ha lasciata quando aveva sei anni e
sua madre l’aveva portata con sé in Islanda, la terra scelta in tempi lontani
quando aveva letto un articolo che parlava della libertà di cui godevano le
donne in Islanda. Libertà- la parola magica per un popolo che per più di
quaranta anni era stato schiacciato sotto la dittatura di Enver Hoxha, il capo
di stato che stabiliva regole ferree perfino per la lunghezza dei capelli (5
centimetri). Ester non le aveva mai raccontato niente dell’Albania, né degli
anni passati sulle montagne, né del periodo a Tirana. Alla sua morte un notaio
le aveva consegnato i documenti per rintracciare una casupola che la madre le
aveva lasciato e un foglio con poche parole, “Vai laggiù.Trova Elora.”
Hoxha
Ecco, allora, l’alternarsi delle tre narrative in tre tempi diversi per ricostruire il passato, quello della infanzia e poi della giovinezza di quattro amici, della bella Ester e di Elora, la bambina dagli occhi di fuoco, degli amori infantili e poi della loro passione per la poesia che leggevano di nascosto in casa dei genitori di Ester, dell’amore che nasce tra Ester e uno dei ragazzi, della gelosia di uno di loro, delle idee politiche e degli atti di resistenza e di opposizione alla dittatura. Eppure, ci sarà uno di loro che si discosterà dagli ideali dapprima condivisi, che diventerà un fedele seguace di Hoxha, capace anche di azioni contro gli amici di un tempo.
Il viaggio di Sarah diventa un viaggio di scoperta, non solo nel passato della madre (è così difficile venire a sapere qualcosa, e poi, perché tutti tacciono quando chiede di Elora? Chi è Elora? O, chi era Elora?), ma nel passato recente dell’Albania, di quella dittatura che regolava tutto, proibiva tutto (perfino gli occhiali da sole, oggetto così capitalista, così occidentale), coniava slogan che dovevano essere dipinti per punizione sui massi nelle montagne (una lettera per masso, più lungo era lo slogan, più massi erano necessari, peggiore era la punizione), incoraggiava le delazioni, sottoponeva i prigionieri a torture atroci, e poi è anche un viaggio nella cultura, nelle tradizioni, nel folklore dell’Albania,
il paese in cui si bisbiglia con timore il nome della Kulshedra, la dea selvaggia con l’aspetto di un serpemte-drago femmina che abita le montagne e governa le acque, soprattutto è un addentrarsi nell’antico codice di diritto consuetudinario albanese, il Kanun, basato su onore- il valore della famiglia da difendere ad ogni costo-, ospitalità- accogliere e proteggere l’ospite è un obbligo sacro-, vendetta di sangue- la faida che è d’obbligo per lavare l’offesa all’onore familiare-, e la burnesha- quella strana usanza per cui le donne possono scegliere di vivere come uomini per guidare la famiglia in assenza di maschi.
Il Kanun
è la spiegazione e la causa della tragedia che si compie nelle pagine del
romanzo, che rivela il segreto di Elora, che trasforma infine il viaggio di
Sarah in un viaggio alla scoperta della sua identità.
Un romanzo bello e insolito che ci aiuta a
conoscere meglio il paese così vicino e così lontano, di fronte alle nostre
coste sull’Adriatico.



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