Voci da mondi diversi. Gran Bretagna e Irlanda
Voci da mondi diversi. Ungheria
noir psicologico
Emeric Pressburger, “Le perle di vetro”
Ed.
Astoria, pagg. 272, Euro 19,00
Quello delle perle di vetro è uno degli
scherzi che Karl Braun, il protagonista del romanzo di Emeric Pressburger, racconta
(infiocchettandolo) alla ragazza che corteggia, Helen. Quando viveva a Parigi
Karl offriva ostriche alle ragazze che frequentava e inseriva una perla di
vetro dentro le valve facendo loro credere che fossero così fortunate da aver
trovato un piccolo tesoro. Tutto falso, sia il fatto che avesse vissuto a
Parigi, sia, naturalmente la perla. E questa falsità è la migliore immagine per
rappresentare Karl Braun- il suo stesso nome era falso, prima di tutto, così
come il lavoro che svolgeva a Londra. Faceva l’accordatore di pianoforti, era
un appassionato di musica classica. Falso. Falso. In realtà si chiamava Otto Reitmüller,
era un neurochirurgo in fuga dalla Germania sconfitta, aveva ‘lavorato’ nel
campo di concentramento di Wittau facendo esperimenti sul cervello dei
prigionieri.
Anni ‘60 a Londra. Anzi, siamo alla fine degli anni ’60- si avvicina il 1968 quando anche i crimini di guerra dopo venti anni cadranno in prescrizione e Karl Braun potrà uscire allo scoperto. Perché Karl Braun è un uomo perennemente in fuga, diffidente di tutto e di tutti, puntiglioso nell’aderire all’identità che si è costruito, attento a non rivelare nulla che potrebbe suscitare sospetti, attento a non contraddirsi. Si è costruito la personalità dell’uomo qualunque, grigio, senza amicizie, tutto casa e lavoro. Sì, è tedesco, ma è venuto via nel 1933 quando ha fiutato il pericolo del nazismo.
Poi è attratto da una giovane donna
separata dal marito- può permettersi di innamorarsi di lei? Karl era stato sposato,
la moglie e il loro bambino erano morti nel terribile bombardamento di Amburgo
del luglio 1943. Lui era scampato per quello che considera un miracolo, un
segno del destino: era stato richiamato a Wittau perché doveva assolutamente
vedere la reazione di un suo ‘paziente’ all’ultimo intervento a cui lo aveva
sottoposto. E non era un segnale dall’alto, se si era salvato non voleva dire che
il suo lavoro era un contributo alla Scienza, che era per il bene dell’umanità
e doveva essere portato avanti? Karl dice le preghiere ogni giorno, è
amorevole, affettuoso e rispettoso nei confronti di Helen a cui fa da
Pigmalione. Il tarlo per il lettore, la scissione della sua coscienza: è traumatizzato dalla morte di moglie e figlio
durante l’Operazione Gomorra mentre non prova nulla per la morte che è lui
stesso provocare.
Emeric Pressburger, scrittore e regista di
origine ungherese la cui madre morì ad Auschwitz, riesce, pagina dopo pagina, a
darci l’idea perfetta della ‘banalità del male’ di cui parla Hannah Arendt
creando un personaggio che è un uomo particolarmente intelligente (impossibile
non ammirare sua preparazione quando va a Parigi con Helen e deve assolutamente
farle credere di averci vissuto, di riconoscere i luoghi di cui le ha parlato,
deve far combaciare i minimi dettagli di tutto quello che le ha raccontato),
pieno di risorse quando deve improvvisare una fuga dai due uomini che sembrano
seguirlo, e nello stesso tempo è un uomo come tanti altri, capace di affetti e
gesti gentili.
luogo di una delle scene finali
“Le
perle di vetro” è un noir psicologico in cui la tensione cresce gradualmente-
dopo la prima parte di normalità della routine a Londra c’è una accelerazione
del ritmo quando Karl Braun si sente braccato ed esce dalla quotidianità
improvvisando per far perdere le tracce, mostrando la parte spietata di sé
quando è pronto a sacrificare Helen per la sua salvezza. Riuscirà a fuggire in
Argentina (c’è un’implicita accusa nelle scene in cui Karl Braun recupera senza
problemi, senza domande, il denaro lasciato vent’anni prima in una banca
svizzera) o sarà raggiunto da una giusta punizione?
Emeric Pressburger morì in Gran Bretagna,
dove era molto noto per le sue sceneggiature di film, nel 1988, “Le perle di
vetro” fu pubblicato per la prima volta nel 1966 ed è una bella riscoperta.





.jpg)





















