Casa Nostra. Qui Italia
storia di famiglia
Dario Ferrari, “L’idiota di famiglia”Ed.
Sellerio, pagg. 517, Euro 18,00
Anche in famiglia lo chiamavano Herr Professor. Già, perché dirlo in
tedesco ha tutto un altro peso, diverso dal semplice ‘Professore’ come lo
chiamavano da sempre a Viareggio. In Herr
Professor c’è anche l’autorevolezza che emanava da lui, c’è la sua
intransigenza, la sua severità.
Mio padre è nato insegnante, anzi
Professore- e non azzardatevi ad apocoparlo in Prof.
Inizia così il nuovo romanzo dello scrittore viareggino Dario Ferrari, un libro
che sconfigge la tenerezza con l’umorismo, un omaggio alla figura di un padre,
un’esplorazione dei rapporti famigliari, tra padre e figli, fratello e sorella,
marito e moglie o compagna, una celebrazione della parola e della letteratura,
e- insieme a tutto questo- un libro che contiene in sé la Storia politica di un
secolo in Italia.
La voce narrante è quella di Igor, figlio primogenito di Franco Nieri, che di mestiere fa il traduttore perché, come dice lui stesso, non era abbastanza bravo da fare lo scrittore. Dapprima si era iscritto alla facoltà di Filosofia per seguire le orme del padre- sbagliato, sbagliatissimo- e poi aveva cambiato per laurearsi in Lingua Inglese e dedicarsi a tradurre scrittori americani diventando il bersaglio delle frecciate del padre. Sua sorella Ester era il suo esatto opposto, su di lei non si appuntavano le aspettative paterne e poteva essere leggera, imprevedibile, madre single con progetti strampalati. E la sua compagna era salita alla ribalta della notorietà come saggista femminista- era invidioso di lei? e comunque si erano lasciati.
Franco Nieri, anzi ‘il Nieri’, era stato
Professore di Storia e Filosofia e poi assessore alla Cultura. Di lui Igor dice
di essere certo che fosse stato professore di Filosofia da sempre, già quando
era in fasce, e continuerà ad esserlo anche nell’Aldilà, anche se, da russofilo
e comunista convinto, non credeva nel Regno dei Cieli. Quando un uomo come Herr
Professor dà i primi segni di demenza, la caduta è peggio- spiace dirlo- che per un semplice impiegatuccio. Che una
mente come la sua che spaziava tra i giganti della Filosofia e della
Letteratura (Dostojevskji era il suo punto di riferimento, da cui il titolo del
romanzo) si sfaldasse a poco a poco, che lui ricorresse ad attaccare sugli
oggetti che lo circondavano foglietti con la parola che li definiva, che
restasse seduto davanti al televisore senza capire quello che vedeva, che
infine non parlasse neppure più- era straziante.
Da Roma Igor era tornato a Viareggio per aiutare la sorella a badare al padre, aveva fatto in tempo a raccogliere il desiderio del Nieri di occuparsi di Idargo e di conseguenza di iniziare la lettura di quello strano manoscritto del padre. Si apre così, come un intermezzo a puntate tra scene di vita quotidiana in cui assistiamo al decadimento di Herr o diamo uno sguardo sul passato della famiglia Nieri, un romanzo dentro il romanzo, uno scritto che rievoca i tre giorni della Repubblica di Viareggio nel 1920, una insurrezione popolare nota anche come le ‘Giornate Rosse’ dopo che un tifoso viareggino era stato ucciso da un carabiniere.
Idargo, il nome del giovane idealista, protagonista di quel libercolo intitolato “Indifeso fervore”, che derivava dall’Hidalgo donchisciottesco, era forse una sorta di messaggio cifrato per lui che di nome faceva Igor? Igor se ne convince, finché vede una corona di fiori sulla bara del padre con il nome Idargo sul nastro. Ma chi è allora Idargo? Come è possibile? Finché tutto si fa chiaro, anche quel titolo, “Indifeso fervore”, anche il significato finale di quel messaggio cifrato da parte di un padre al figlio.
A Herr Professor, a cui non sarebbe
piaciuto affatto avere un funerale in chiesa, sarebbe piaciuta moltissimo,
invece, l’ultima beffa: l’amico di Igor aveva trasformato le note della messa
di Palestrina in una versione per organo dell’Internazionale. Poteva andarsene tranquillo, coerente fino alla
fine.






























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