Voci da mondi diversi. Stati Uniti d'America
romanzo gotico
V.C. Andrews, “Fiori in soffitta”
Ed.
Ne/on- trad. M.G. Prestini, pagg. 422, Euro 20,42
Li chiamavano ‘le bambole di Dresda’
(Dresden Dolls), giocando con quel loro strano cognome, Dollanganger. Che non
fosse il loro vero cognome- che era Foxworth- lo avrebbero saputo molto dopo,
quando il loro mondo, quello che conoscevano, era crollato in pezzi. Che
fossero belli come le statuine di porcellana di Dresda, invece, era vero. Tutti
e quattro biondi, tutti e quattro con occhi azzurri, tutti con un nome che
iniziava per C, come il nome dei loro genitori. Chris (per distinguerlo dal
padre Christopher), Cathy, i gemelli Cory e Carrie. E la mamma, Corinne. Che
era diventata mamma giovanissima se, a trentatre anni, aveva già un figlio di
quindici anni.
Il giorno in cui tutto era pronto per
festeggiare il trentaseiesimo compleanno del capofamiglia, la polizia aveva
suonato alla loro porta per annunciare che c’era stato un incidente e che il
padre/marito era morto.
È solo adesso che i ragazzi vengono a sapere di avere un nonno ricchissimo, che la loro mamma aveva fatto qualcosa che non era piaciuta affatto a suo padre, che questi l’aveva diseredata, che però era molto malato e presto sarebbe morto. La nonna aveva acconsentito ad ospitarli, lei, Corinne, era sicura che avrebbe riconquistato l’affetto del padre- dopotutto entrambi i suoi fratelli erano morti, non c’era che lei ad ereditare la fortuna paterna. E i nonni non avrebbero potuto fare a meno di amare dei nipotini così belli e intelligenti.
Una sola cosa è vera del racconto della
madre: la casa supera ogni immaginazione, è grandissima e bellissima. Ma la
nonna che li accoglie è una donna arcigna e bigotta, ossessionata dall’idea del
peccato. E per lei peccato è tutto quello che riguarda il corpo e il sesso.
Mette subito in chiaro che i quattro nipotini sono figli del peccato, lei non
vuole neppure conoscere i loro nomi, loro non dovranno né farsi vedere né
sentire. Vivranno chiusi a chiave in una stanza del secondo piano. Dovranno
obbedire a una serie di regole da lei imposte che includono norme di pudicizia
estreme, non dovranno mai rivolgerle la parola se non sarà lei a far loro una
domanda. Sarà lei a portare loro i pasti in camera. E la loro mamma? Corinne
tace, Corinne acconsente, dice ai figli che sarà per poco, frequenterà un corso
di dattilografia, troverà un lavoro come segretaria, riconquisterà l’amore del
famigerato padre. E poi questo morirà prima o poi.
Ecco, prima o poi. Sembra non morire mai,
questo vecchio implacabile signore. Dovevano essere pochi giorni, diventeranno
più di tre anni di reclusione. Quelli che soffrono di più sono i gemelli, non capiscono perché non possano uscire, vogliono la mamma, la vecchia
megera li terrorizza, non gli piace quello che lei porta da mangiare. Passano i
giorni, uguali e lunghissimi, cambiano le stagioni, cambia la loro mamma,
cambiano loro.
La
bellissima mamma porta giocattoli e abiti, dapprima racconta della scuola che
frequenta, poi inizia a raccontare di feste, di balli, dapprima sale da loro
anche due volte al giorno, poi lascia passare più giorni senza farsi vedere,
finché scompare per due mesi. Possiamo immaginare perché. Chris la giustifica
sempre, Cathy è spietata.
Il cambiamento dei quattro Foxworth segue, a due a due, una direzione inversa. Cathy e Chris diventano giovani adulti, invece i gemelli non crescono, sono come delle piante tenute al buio, dimostrano meno dell’età che hanno. Finché Cory si ammala, finché scopriranno l’orribile trama della nonna e della mamma e non c’è niente di peggio del tradimento di chi ci fidiamo, di chi ci dovrebbe proteggere.
Da “Fiori in soffitta” sono stati tratti
due film, uno nel 1987 e uno, per la televisione, nel 2014. Il titolo
originale, “Flowers in the attic”, è stato tradotto anche come “Fiori senza
sole”- l’inventiva dei due più grandi ha trasformato la soffitta polverosa e
stipata di bauli in un giardino con grandi fiori di carta che deliziano i due
piccoli e poi sono loro stessi dei fiori che crescono reclusi in soffitta.
Possiamo
definire ‘gotico’ o anche ‘noir’ il romanzo di Virginia Andrews narrato in
prima persona da Cathy. Come nei romanzi gotici, mancano le sfumature- i
personaggi sono cattivi o buoni e innocenti. Il tema più delicato, che suscitò
scalpore quando il romanzo fu pubblicato nel 1979, è quello del doppio incesto.
Eppure, non abbiamo l’animo di giudicare, ci sembra che altri comportamenti,
altre malvagità, siano ben peggiori.
“Fiori
in soffitta” è il primo romanzo di una serie di cui c’è anche un ‘prequel’ con
la storia dei nonni Foxworth, da non leggere assolutamente prima di questo. Bandito per il suo contenuto in alcune aree degli
Stati Uniti, un sondaggio della BBC del 2003 lo ha inserito tra i 200 libri più
amati nel Regno Unito.


























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