Casa Nostra. Qui Italia
Ed.
Einaudi, pagg. 360, Euro 19,00
1587-1589. Processo alle streghe di Triora, un paesino dell’entroterra ligure.
1581-1631. Processi alle streghe a Treviri, a Fulda, a Bamberg in Germania.
1692-1693.
Processi per stregoneria a Salem nel Massachussetts.
Disseminati
dappertutto ci sono ponti delle streghe- un esempio è quello che unisce le due
torri della chiesa di santa Maddalena a Breslavia. É facile capire come fossero
luoghi di punizione delle donne.
Cambia lo sfondo storico, ma chi erano queste streghe da una parte all’altra dell’Oceano, dal sud al nord dell’Europa? Per lo più erano donne che non si conformavano all’immagine corrente della donna e di quello che ci si aspettava da lei- che fosse bella, che tacesse, che stesse a casa, come viene detto, in dialetto colorito nel romanzo di Paolo Malaguti ambientato nella bassa pianura vicino a Rovigo. Quasi tutte le streghe conoscevano le proprietà delle erbe che raccoglievano e usavano a scopo terapeutico- da lì ad essere accusate di usarle anche a scopo malvagio, il passo era breve.
“Fumana” inizia nel novembre del 1882 con
la piena dell’Adige, quando le acque sommersero l‘intero Polesine. E una bimba
venne alla luce proprio nell’infuriare delle acque. La madre morì , il padre se
la diede a gambe, la donna che l’aveva fatta nascere la affidò al nonno, un
pescatore ruvido e solitario. Lo chiamavano Petrolio perché in pratica era
l’unica parola che gli sentivano pronunciare, quando andava a comprarlo. E la
bambina era conosciuta come Fumana, cioè ‘nebbia’, perché era lunga la stagione
della nebbia su quei terreni acquitrinosi, perché era la nebbia che li
caratterizzava, perché lei, fin da piccola, si muoveva a suo agio tra quelle
che parevano nuvole che toccavano la terra.
Quello che unisce il vecchio e la bambina è un legame dolcissimo, lui la porta con sé sul sandolo, le regala una fiocina della misura che vada bene per lei, le insegna a pescare.
Sono sempre insieme, Petrolio e Fumana, parlano poco tra di loro ma le parole non sono necessarie. Quando Fumana diventa donna, inizia un nuovo capitolo della sua vita. Il nonno le regala la sua prima gonna a sostituire i pantaloni di fustagno che le aveva adattato, capisce che Fumana ha bisogno di una presenza femminile e la affida a Lena, la donna che l’ha fatta venire al mondo, quella che tutti chiamano ‘la strigossa’. Perché Lena è la figura del medico che non c’è in quei territori, Lena fa nascere i bambini, cura con le erbe, ma anche con l’imposizione delle mani, ‘segnando’ la parte ammalata. Ci sono delle parole che vengono tramandate a chi è predestinato a quel ruolo- e Fumana lo è, perché è nata con la camicia, è uno di quei casi rari in cui il neonato nasce ancora avvolto nel sacco amniotico. La gente del popolo le chiama streghe, e tuttavia ricorre a loro per farsi curare. Lena, e poi Fumana con lei, non vogliono essere pagate, la loro ricompensa è per lo più in natura. Le loro cure sono molto spesso efficaci- suggestione? un fluido che passa da chi cura a chi è ammalato tramite le mani? Di certo le erbe giuste possono fare molto in alcuni casi e, quando non possono fare niente, le due donne lo dicono apertamente.
La vita di queste donne, che si sentono
chiamate a svolgere un ruolo che è a servizio del prossimo, non è facile.
Essere strigosse significa sopportare di essere additate, essere guardate con
malanimo se il loro rapporto fuoriesce da quello di curatrici. Così, quando
Fumana si innamora, quando, per vincere l’opposizione della famiglia del
ragazzo, fanno insieme la fuitina-
possiamo aspettarci che vada tutto bene?
La bambina Fumana è cresciuta, senza neppure sapere di essere bella, la giovane donna Fumana è indipendente, sa quello che vuole, non si sottomette a nessuno. Ha sofferto, ha visto altri soffrire, è passata attraverso due guerre, ha perso le persone che le erano care, ha preso con sé, crescendola come la figlia che non ha mai avuto, una piccola orfana- ha ripagato il bene che era stato fatto a lei. E non ha mai negato il suo aiuto a nessuno.
Se Fumana è la protagonista intrigante del
romanzo di Malaguti, se è l’immagine della donna che è consapevole della sua
forza e procede impavida nella vita senza temere la solitudine, c’è tuttavia un
altro protagonista dal fascino evanescente- la bassa pianura padana con il suo
gorgoglio di acque, il gracidare delle rane, i salici, le piante acquatiche e
la nebbia, la fumana, la nebbia che sfuma i contorni della realtà rendendola
accettabile anche quando è irta di pericoli.










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