Voci da mondi diversi. Canada
Madeleine Thien, “Il libro dei ricordi”
Ed.
66thand2nd, trad. Anna Tagliavini, pagg. 380, Euro 19,00
Non c’è un solo romanzo ne “Il libro dei
ricordi” della scrittrice sino-canadese Madeleine Thien, bensì quattro,
quattro filoni narrativi che si alternano, raccontati da un unico punto di
partenza- una enclave chiamata il Mare. Comprendiamo subito perché- è il mare
che ha offerto una via di fuga a tutti protagonisti, del presente e del
passato, e sul mare si affacciano le finestre di tutti gli alloggi di questo
strano edificio in cui vivono Lina e suo padre Wui Shin che sembra costruito su
uno dei disegni di Escher, con corridoi che si avvolgono entro altri corridoi,
scale che aggettano su altre scale, porte che si aprono su altre porte. E- se
si chiede a uno degli abitanti quale sia il nome del mare che vede dalla
finestra, risponderà con un nome diverso. Non è che dalle finestre si vedano
tutti i mari, o forse sì, ma in ogni modo ognuno vede il mare che lo ha tratto
in salvo, il mare del suo cuore.
Spinoza
Il Mare è un luogo di transito, al Mare si
arriva per poi ripartire, ma Lina e suo padre si fermeranno lì. Quando Lina è
arrivata, aveva solo sette anni e continuava a chiedere dove fossero la mamma,
la zia, il fratellino. Li avrebbero raggiunti- rispondeva suo padre. Nella fuga
il padre aveva afferrato a caso tre libri sulla vita di grandi viaggiatori,
finirà che Lina li saprà quasi a memoria, saprà tutto di tre grandi costretti
all’esilio- il poeta cinese Du Fu (712-770), il filosofo Baruch Spinoza
(1632-1677) e Hannah Arendt (1906-1975). Attenzione, questi tre personaggi
storici che a turno racconteranno la loro storia, escono dalle pagine del libro
e rivestono i panni di tre rifugiati che abitano nelle stanze vicino a quella
di Lina e i cui nomi ci rimandano ai tre esuli del passato- Giove (il poeta),
Bento (era il nomignolo con cui il padre chiamava Baruch Spinoza) e Blucher
(quasi come il cognome del secondo marito di Hannah Arendt).
Du Fu
Du Fu era vissuto nella
Cina della dinastia Tang, aveva avuto una vita molto dura, uno dei suoi figli
era morto di denutrizione; Spinoza era arrivato ad Amsterdam dal Portogallo e
la sua vita era sempre in pericolo, perché era ebreo e perché le sue idee erano
sacrileghe; Hannah Arendt aveva dovuto fuggire la persecuzione nazista. La
storia di Lina e di suo padre non è meno dolorosa delle altre, anzi, forse lo è
di più. E’ una storia che diventa una sorta di confessione da parte di Wui
Shin, un ingegnere del Cyberspazio- quello che ha fatto non può essere
perdonato e gli ha fatto perdere la moglie e il figlio.
Hannah Arendt
I quattro filoni sono in apparenza slegati
tra di loro ma la scrittrice ha un’arte sottile per aggiungere dettagli che
passano da una storia all’altra- c’è un gatto che si chiama Gatto Arancio ad
Amsterdam con Spinoza, due arance che cadono a terra nella storia di Du Fu,
profumo di arance altrove. E c’è una sorta di incantesimo che sospinge il
lettore a voltare le pagine, per quanto questa non sia una lettura facile, colma
di riferimenti colti, di Storia, di riflessioni filosofiche ed etiche. Non
possiamo non cogliere il riferimento costante ai nostri tempi di migrazioni, di
discriminazioni, di lotte politiche e il messaggio del valore salvifico
dell’arte, della letteratura e della cultura.














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