Voci da mondi diversi. Giappone
Kawamura Genki, “Se i gatti scomparissero dal mondo”
Ed.
Einaudi, trad. Anna Specchio, Euro 14,00
2019
Un mal di testa. Una diagnosi: tumore al
cervello. Al massimo gli restavano sei mesi di vita. Al minimo, una settimana.
Il
protagonista, io narrante del breve romanzo di Kawamura Genki, ha solo
trent’anni e vive da solo con un gatto. La madre è morta e lui è in disaccordo
con il padre che non vede dalla morte della mamma.
È
chiaro che la diagnosi lo ha sconvolto e per prima cosa pensa alle dieci cose
che gli piacerebbe fare prima di morire. Tuttavia si arrende alla prima
esperienza- lanciarsi con il paracadute. E a questo punto appare il Diavolo,
vestito in maniera stravagante, ma dopotutto l’idea del diavolo è molto
personale, forse è una sorta di alter ego. Inizia così una sorta di patto
faustiano, la solita offerta del diavolo in cambio di un vantaggio che, in
questo caso, è un allungamento della vita.
In maniera leggera e scherzosa Kawamura rielabora il vecchissimo tema delle tentazioni di Satana. Nel Vangelo Satana faceva tre offerte a Gesù nel deserto- la trasformazione delle pietre in pane per interrompere il digiuno, il potere sui regni del mondo, l’invito a gettarsi dal pinnacolo del tempio per mostrare che Dio lo avrebbe salvato. Anche nel romanzo di Kawamura le proposte del Diavolo che il protagonista chiama Aloha sono tre. Al contrario di quelle del Vangelo che aggiungevano qualcosa, qui le proposte sottraggono qualcosa: se accetta di far scomparire dal mondo quello che il Diavolo gli propone, il nostro personaggio avrà ogni volta un giorno in più di vita. Lui si sente rinfrancato, gli sembra facilissimo, già si vede invecchiare tranquillamente. E invece no.
I tre lunghi capitoli che seguono l’incontro con il Diavolo esaminano che cosa succederebbe se dal mondo scomparissero i telefoni (sembra una liberazione, dapprima, ma si traduce poi nella solitudine), i film (un capitolo ricco di citazioni di titoli e battute memorabili e poi, come scegliere quale film rivedere per l’ultima volta?), e gli orologi (con gli orologi scompare il tempo, e riaffiorano i ricordi di sua madre e del suo orologio che il padre si era messo in testa di riparare proprio il giorno in cui lei sarebbe morta). Sono tre giorni di vita in più, ognuno con incontri che gli fanno rivivere il passato- con l’ ex fidanzata che andava tanto d’accordo con sua madre, con l’amico che sapeva tutto dei film-, con riflessioni sulla vita che sono come una preparazione a quella finale che implica l’accettazione della morte. Perché, quando il Diavolo gli dice che la prossima scomparsa sarà quella dei gatti, no, lui proprio non ce la fa, a scambiare la sua esistenza con quella del suo amato gatto che gli ha perfino parlato, quasi fosse il gatto in “Alice nel paese delle meraviglie”.
Nel protagonista che fa il postino non
troviamo l’ambizione alla conoscenza totale, neppure a quella della magia nera,
che c’era nel Faust di Christopher Marlowe, e neppure quella alla straordinaria
ispirazione geniale del compositore che è nel romanzo di Thomas Mann. I due
personaggi- lui e il Diavolo- non sono dei giganti come i protagonisti del
passato, il tono stempera nel comico il tragico della situazione- come
affrontare la morte, soprattutto la morte in giovane età. Eppure, anche se in
maniera giocosa, il libro ci fa riflettere su che cosa è importante, sulla
vacuità di oggetti che riteniamo indispensabili e sull’importanza delle persone
e di ogni forma di vita.










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