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venerdì 11 marzo 2022

Isabel Allende, “Violeta” ed. 2022

                                 Voci da mondi diversi. America Latina

             saga

Isabel Allende, “Violeta”

Ed. Feltrinelli, trad. Elena Liverani, pagg. 354, Euro 20,00

 

      Inizia con il terremoto del 1920 che sconvolge il Cile, la vita di Violeta del Valle, unica femmina dopo cinque fratelli maschi. E con la sua nascita inizia il romanzo che è la storia della sua vita, lunga 100 anni- un secolo, dunque, di vicende personali, di cambiamenti nella vita privata e in Cile, un secolo che era necessario alla scrittrice per tacitare la sua urgenza interiore di riassumere esperienze fatte, sentimenti, gioie e dolori nel vasto quadro di quanto succede intorno alla protagonista. Un romanzo che è una carrellata di avvenimenti che non devono cadere nella dimenticanza.

     Una pandemia all’inizio e alla fine- la terribile Spagnola e il Covid, con tutte le somiglianze tra i sintomi e letali conseguenze. La famiglia del Valle scampa al contagio, grazie a quello che, nel linguaggio a cui ora ci siamo abituati, chiameremmo un ‘lockdown’ privato, non riesce invece a sfuggire ad un’altra catastrofe, il crollo della Borsa del 1929 che segna il declino della famiglia, ‘dalle stelle alle stalle’, per così dire. La famiglia di Violeta deve abbandonare tutto, deve anche far perdere le tracce ai creditori e si rifugia a Nahuel presso degli amici, in un totale isolamento agreste. Violeta, che non è più la bambina viziata per cui si era dovuto far arrivare un’istitutrice inglese, diventa grande a Nahuel, lì sarà corteggiata da un giovane veterinario di origine tedesca, lo sposerà cedendo alle sue insistenze, pur non essendo innamorata.


    Mi fermo, non intendo rovinare il gusto della lettura e sarebbe pure impossibile riassumere il romanzo che pullula di personaggi vividi, impossibili da dimenticare- il fratello maggiore di Violeta che prende in mano le redini della famiglia e si lancerà nell’impresa redditizia di costruire case di legno prefabbricate, l’istitutrice inglese che rifiuta il suo amore perché scopre di amare un’amica, la femminista Teresa che porterà avanti la lotta per i diritti delle donne, il gigantesco Torito che, nonostante sia un poco ritardato, salverà Violeta da un’aggressione e, anni dopo, guiderà in salvo suo figlio oltre confine, l’uomo che suscita in Violeta una passione così divampante da farle abbandonare il marito e sopportare tradimenti e violenze, altri uomini che entrano nella vita di Violeta, il figlio vessato dal padre che lo vorrebbe un vero ‘macho’ e la figlia che finirà per perdersi…e poi lei, Violeta, bella, appassionata, intelligente imprenditrice, che si dedica al nipote con tutta l’attenzione che è stata incapace di rivolgere ai figli.


     La storia dei travagli del Cile è il movimentato sfondo delle vicende di Violeta. Come non bastassero i terremoti che sembrano avvenire ciclicamente, ci sono gli scossoni politici a turbare il paese- dal governo socialista del mai nominato Salvador Allende al colpo di stato dei militari, l’atmosfera si surriscalda, la vita diventa pericolosa, gli oppositori vengono arrestati, scompaiono, proprio come nella vicina Argentina le madri dei ‘desaparecidos’ manifestano nelle piazze. È questa una parte molto viva e sofferta del romanzo, la mancanza di libertà e la paura costante sono opprimenti.

    Un romanzo di Isabel Allende è sempre una lettura piacevole. “Violeta” non porta il soffio di novità del romanzo che ha reso famosa la scrittrice, “La casa degli spiriti”. Non ne ha l’effervescenza e la brillantezza. Ha lo stile pacato che ben si addice alla maturità acquisita della scrittrice, ha la levigatezza che rivela padronanza e maestria, ha una ricchezza di personaggi che è indice di inventiva e capacità di osservazione.

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domenica 7 novembre 2021

Miguel Bonnefoy, “Eredità” ed. 2021

                                    Voci da mondi diversi. America Latina

            saga

Miguel Bonnefoy, “Eredità”

Ed. 66thand2nd, trad. F. Bononi, pagg. 192, Euro 16,00

 

   Il cognome era diventato Lonsonier perché, quando il capofamiglia, in fuga dalla Francia dove la fillossera aveva distrutto tutti i vigneti, era sbarcato in Cile, non aveva capito nulla di quello che l’agente del servizio immigrazioni gli chiedeva e, alla domanda su come si chiamasse, aveva risposto con il nome del paese da cui veniva, Lons-le-Saunier. E il cileno, che pure non capiva il francese, aveva scritto ‘Lonsonier’. E Lonsonier erano rimasti. Ed erano rimasti pure ferocemente francesi, attaccati al ricordo di una madrepatria che era più bella che mai nel ricordo, avrebbero sposato donne di ascendenza francese incontrate per puro caso.

   Lazare Lonsonier, l’erede del capostipite che ha iniziato a commerciare vino, sente il richiamo della Francia, quando giunge in Cile la notizia dello scoppio della prima Guerra Mondiale. Sarà per lui un’esperienza terribile che lo lascerà con un polmone danneggiato, cicatrici sul corpo e il senso di colpa per aver causato la morte di un suo coetaneo tedesco, pure lui di Santiago del Cile, pure lui accorso in aiuto della sua madrepatria che era nemica di quella di Lazare.


   Quella che ci racconta Miguel Bonnefoy, scrittore francese figlio di madre venezuelana e padre cileno, è una storia di immigrati, una saga in cui ad ogni generazione un membro della famiglia- fantasiosamente stravagante- è tirato verso la Francia come da un elastico che poi, ritraendosi, lo rispedirà in Cile, ammaccato, deluso, ma conscio di aver adempiuto ad un dovere. Tra le stravaganze famigliari c’è la passione ornitologica della moglie di Lazare- dapprima lascerà che i coloratissimi piumati invadano la loro casa, poi, quando il puzzo diventa insopportabile, una grande voliera viene costruita in giardino (molti anni dopo la scena del deperimento e della morte degli uccelli è straziante e c’è una certa analogia con quello che sta accadendo in Cile, con gli arresti e le torture del regime di Pinochet)-, c’è quella per gli aerei di Margot, figlia di Lazare (gli aerei dopotutto hanno le ali come gli uccelli), che partirà come suo padre, anche se per un’altra guerra, e si arruolerà nella Raf, c’è, infine, la passione politica di Ilario Da.

  


Le pagine in cui si racconta del colpo di stato appoggiato dagli americani con cui si mette fine al governo di Allende sono le più buie del libro, neppure quelle delle carneficine della prima guerra mondiale che aveva stroncato Lazare e della seconda in cui Margot era stata testimone del sacrificio dell’amico caduto in mano dei tedeschi erano così crude, di una malvagità così disumana come queste con la descrizione delle torture inflitte a Ilario Da. Salvato dalla sua cittadinanza francese, Ilario Da era uscito distrutto dalla prigione ed era parso che nessuna cura della madre Margot avrebbe potuto ridargli un soffio di vitalità. Finché erano fuggiti ‘su ali di aquila’, come dice il salmo, al di là della Cordigliera.

    Se, in apparenza, “Eredità” è una saga famigliare che attraversa quasi un secolo di storia da un continente all’altro, ritrovando il tono narrativo poetico, visionario, magico che è ormai associato al romanzo latino-americano, lasciandoci peraltro perplessi davanti ad un concepimento ad opera di un fantasma piuttosto che dallo Spirito Santo (il che sarebbe blasfemo), in realtà è l’invito ad una riflessione sui corsi e ricorsi delle migrazioni, sulle lacerazioni provocate da ogni partenza, sulla difficoltà di ambientarsi ed adattarsi, sulla doppia anima di ogni migrante.

   

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venerdì 13 agosto 2021

Guillermo Martínez, “I delitti di Alice” ed. 2021

 

                        Voci da mondi diversi. America Latina

cento sfumature di giallo

Guillermo Martínez, “I delitti di Alice”

Ed. Marsilio, trads. Valeria Raimondi, pagg.264, Euro 17,00

 

    1994. Oxford. Il protagonista e io narrante de “I delitti di Alice”, terzo volume della saga poliziesca “La serie di Oxford” dello scrittore e matematico argentino Guillermo Martínez, si trova da due anni nella cittadina universitaria inglese per seguire un corso di logica matematica. È argentino e ha un nome impronunciabile che, perciò, non viene mai detto. Il fatto che il narratore sia uno straniero ha la sua importanza- del famoso ospite di Oxford, Lewis Carroll il cui vero nome era Charles Dodgson, che aveva insegnato matematica oltre ad essere ministro della chiesa anglicana, lui sa poco, ha letto solo “Alice nel paese delle meraviglie” e un’altra opera minore, della sua vita privata non si è mai interessato. Adesso apprende che manca una pagina nel diario di Carroll del 1863 e che si è speculato molto sul possibile contenuto di quella pagina che doveva essere scottante, se qualcuno si è preso la briga di strapparla- c’era qualche compromettente riferimento alla ‘passione’ di Carroll per Alice Liddell che aveva undici anni all’epoca?

Alice Liddell

    La confraternita intitolata a Lewis Carroll si appresta a pubblicare un’edizione critica dei diari ed ha incaricato una giovane dottoranda di fare un lavoro di revisione di tutte le pagine conservate nella casa dello scrittore a Guildford, diventata ora un piccolo museo. Scatta qui la trama ‘gialla’ di questo appassionante romanzo che si svolge lungo un duplice mystery da scoprire: chi è pronto a commettere dei delitti perché non si sappia quale confessione contenga la pagina strappata e casualmente ritrovata dalla dottoranda e che cosa mai sarebbe il ‘segreto’ di Lewis Carroll?

    

Lewis Carroll

Incidenti che non sono banali incidenti anche se, purtroppo, hanno un esito quasi mortale, morti giustificate da condizioni fisiche non ottimali e che, tuttavia, qualcuno ha fatto accelerare, e poi, a ben guardare, tutti gli ‘attentati’ seguono il modello di episodi del capolavoro di Lewis Carroll, si riferiscono tutti a qualcosa che accade ad Alice. Una sequenza che fa pensare al famoso giallo di Agatha Christie, “E poi non rimase nessuno”, in cui era sufficiente interpretare bene ogni verso della filastrocca per capire come l’assassino avrebbe congegnato il delitto della vittima seguente.

     Oltre a questo riferimento letterario del tutto pertinente (viene voglia di rileggere “Alice nel paese delle meraviglie” che credo nessuno di noi abbia più affrontato dopo l’infanzia quando neppure lo aveva capito bene), ce ne sono altri, tutti intriganti, così come ci sono dettagli di nuove tecniche di indagine- una, in particolare, riguarda i suoni: se di un’automobile viene registrato il rumore di una frenata o di un’accelerata, il significato implicito per un investimento avvenuto subito dopo è ben diverso. E così pure il canto degli uccelli, sorpresi da un altro rumore.


    Se il narratore argentino è un protagonista con il ruolo di indagare nei delitti con una obiettività maggiore degli altri membri della confraternita, il vero personaggio sotto indagine, più dell’ignoto assassino, è Lewis Carroll su cui si imparano molte cose. Una personalità complessa e sfaccettata con una sessualità dubbia- oggigiorno lo liquideremmo come un pedofilo tout court  e- confessiamolo- proviamo disgusto per questo uomo che venne considerato come il migliore fotografo dell’età vittoriana. Scattava foto di bambine (dopo i dodici anni non gli interessavano più e diceva che i maschietti non lo attraevano affatto), per lo più vestite ma ci sono anche foto di bambine nude, sia le une sia le altre in pose e con espressioni che turbano, che lasciano pensare alla mancanza di innocenza negli occhi di chi le guarda e le fissa su pellicola. Eppure i genitori di quella ‘strana’ epoca vittoriana in cui si coprivano le gambe dei tavoli lo lasciavano fare (anche se i Liddell, genitori di Alice, ad un certo punto gli avevano impedito di vedere le bambine).

    E poi c’è lo sfondo di Oxford, con le sue guglie, i college gotici, i prati verdeggianti, il fiume. Quanta pace per una storia torbida.

     Un giallo ‘nuovo’, da leggere.

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venerdì 4 giugno 2021

Ingrid Persaud, “Love after love” ed. 2021

                                        Voci da mondi diversi. America Latina

        love story

Ingrid Persaud, “Love after love”

Ed. e/o, trad. Paola D’Accardi, pagg. 453, Euro 18,00

 

     Isola di Trinidad. Un romanzo a tre voci che ha vinto il Costa Book Award 2020. Una donna da poco vedova, Betty. Suo figlio Solo che all’inizio ha cinque anni. Mr. Chetan, un insegnante che ha preso in affitto una stanza in casa di Betty.

     Sembra una storia leggera, quella che si srotola in un arco di tempo piuttosto lungo nel romanzo di Ingrid Persaud, scrittrice nata a Trinidad che vive tra Barbados e Londra, e invece, con leggerezza, parla d’amore e, prima ancora che ce ne rendiamo conto, parla di diverse forme di amore, e poi del rifiuto dell’amore, e di amore omosessuale, dell’amore di un genitore e di chi non è genitore ma ne fa le veci, di amicizia, di omofobia, di discriminazione, di famiglia. Di colpe e di segreti.

    Il segreto più segreto che Betty si lascerà poi sfuggire in una confidenza con Mr. Chetan, a noi è più o meno chiaro fin dall’inizio. Il marito di Betty era un uomo molto bello ma che diventava violento dopo aver bevuto. Aveva mandato più volte Betty in ospedale e i medici che la curavano fingevano di credere che fosse caduta per le scale, che avesse sbattuto contro una porta, che fosse molto sbadata. E poi un giorno era stato lui a cadere dalle scale…


    Il segreto di Mr. Chetan è più lento nel fare ‘coming out’, ma al lettore è chiaro da molti indizi. A Betty non è chiaro affatto, lei si affeziona a questo uomo gentile che diventa una sorta di padre sostituto per Solo- Mr. Chetan vuol bene al bambino che lo adora e che, anche crescendo, trova in lui un amico e un appoggio.

    Nessuno è pienamente felice nell’isola del sole e del mare e dei canti e del cibo squisito (Mr. Chetan è un ottimo cuoco). Betty non capisce perché Mr. Chetan, un uomo così garbato e piacevole, non si senta attratto da lei, Mr. Chetan vorrebbe avere con Betty un legame di altro tipo ma non può fare a meno di guardare gli uomini. Soltanto Solo è sereno, fino al giorno in cui ascolta quello che le sue orecchie non dovrebbero sentire.

    C’è ancora molto, dopo questa svolta cruciale. La vita di Solo ospite dello zio a New York, una città gelida che non fa sconti ai ragazzini ingenui. E Solo scende per una china pericolosa che non è la droga ma un’autopunizione, mentre a Trinidad sua madre espia la sua colpa nella maniera più dolorosa, perché il figlio si rifiuterà per anni di rispondere alle sue chiamate, e Mr. Chetan inizia diverse relazioni che sono esaltanti soltanto all’inizio.


    L’alternarsi delle tre voci arricchisce la narrazione con diversi punti di vista ed esperienze diverse, assicurando così la molteplicità di un sentimento così universale come è l’amore. Con un finale che è in brutale contrasto con tutto quello che abbiamo letto, la negazione dell’amore che, di per sé, è tollerante e non può avere niente a che fare con la violenza. 


C’è anche un aspetto colorato e forse un po’ troppo folcloristico nel romanzo- non solo la descrizione succulenta di piatti tipici ma anche quella dei riti delle pratiche magiche obeah che sembra quasi siano state aggiunte per speziare il racconto.


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domenica 18 aprile 2021

Jorge Volpi, “Un romanzo messicano” ed. 2021

                                               Voci da mondi diversi. Messico

                 non-fiction

Jorge Volpi, “Un romanzo messicano”

Ed. Bompiani, trad. Bruno Arpaia, pagg.480, Euro 20,00

   Il miglior modo per introdurre il lettore al romanzo non-fiction ma documentale dello scrittore messicano Jorge Volpi è la citazione di un passo del libro: Nessuno si aspetti un racconto di ciò che è accaduto. Si aspetti soltanto un gioco di specchi delle mezze verità e delle menzogne senza testimoni che produce il procedimento di indagine e accusa vigente in Messico.

    L’8 dicembre 2005 a Città del Messico furono arrestati Israel Vallarta e Florence Cassez, accusati di rapimento e di far parte della banda criminale Lo Zodiaco. Florence sarebbe stata rilasciata soltanto sette anni dopo, quello di Israel sarebbe diventato il caso terribilmente paradossale del più lungo periodo- 15 anni- di detenzione senza alcuna accusa fondata.

    Jorge Volpi, una laurea in legge e una seconda laurea in Filologia spagnola, ricostruisce il caso Vallarta-Cassez, a partire dalla montatura del film divulgato dai media in cui si vede la polizia federale arrestare i due presunti colpevoli che non saranno mai presunti innocenti.


Quello che sconvolge, nella lettura dei documenti, è la ridda di dichiarazioni rese in un primo momento dai tre testimoni (i tre sequestrati, un uomo, una donna e un bambino), sostituite in seguito da altre dichiarazioni in cui veniva detto esattamente il contrario (ad esempio, la donna aveva raccontato di essere stata trattata benissimo e in seguito si era corretta accusando il sequestratore di averla violentata ogni giorno), la palese impossibilità di certe prove, il riconoscimento vocale alquanto improbabile, le confessioni, infine, forzate dalle torture. Tutte le falle della montatura del caso sono evidenti anche a chi non è esperto di diritto. Ci troviamo forse davanti ad un caso in cui le vittime sono doppiamente vittime, le une di un sequestro e di una manipolazione della polizia e le altre di una falsa accusa e di estorsione di una falsa verità? Quella che ne viene fuori è “una verità degna di sospetto o una menzogna degna di indignazione.”

   Di Florence Cassez, cittadina francese, si interessò lo stesso presidente Sarkozy che, durante il suo viaggio in Messico nel 2009, sollecitò l’estradizione di Florence. La risposta negativa portò all’annullamento del programmato anno dell’amicizia Francia-Messico. Mentre prosegue la prigionia di Florence e Israel, anche la famiglia di Israel subisce vessazioni da parte della polizia e lo scrittore Jorge Volpi inizia ad interessarsi al caso.


    A Jorge Volpi quasi dispiace che quello che sta scrivendo non sia un romanzo- in tal caso potrebbe inventare, potrebbe terminare la vicenda con un finale soddisfacente, potrebbe, in quanto scrittore onnisciente, sapere la verità che si rivela essere così elusiva. Perché, alla fine senza fine di questo processo, è la verità stessa ad essere sequestrata, riflette Jorge Volpi dopo aver incontrato i protagonisti del caso, incapace di capire la personalità di entrambi.

     “Un romanzo messicano” è lungo e dettagliato. Al di là della colpevolezza o dell’innocenza di Israel e Florence su cui non riesce a pronunciarsi, quello che colpisce il lettore è l’incredibile violenza e la diffusa pratica di soprusi esercitati dalle forze di polizia messicane. Termino con una barzelletta riportata nel libro: per mettere alla prova l’efficienza dei corpi di polizia speciali dei vari paesi, si lascia libero un coniglio per Città del Messico. I primi a cercarlo sono i membri dell’FBI: dopo due ore tornano con il coniglio. Segue la prova del Mossad: tornano dopo un’ora con la bestiola. Tocca infine all’AFI messicana: tornano dopo un quarto d’ora trascinandosi dietro un elefante malconcio che singhiozza, ‘io sono un coniglio, sono un coniglio, sono un coniglio’. È chiaro?



sabato 2 maggio 2020

Mario Vargas Llosa, “La festa del caprone” ed. 2000


                                                   Voci da mondi diversi. America Latina
la Storia nel romanzo


Mario Vargas Llosa, “La festa del caprone”
Ed. Einaudi, trad. G. Felici, pagg. 467, Euro 14,00, formato Kindle 7,99

      Come mi succede ogni volta che ‘scopro’ un grande libro a distanza di anni (troppi), mi rammarico di non aver preso prima in mano “La festa del caprone” di Mario Vargas Llosa. O forse è un bene che sia così, per averlo potuto leggere con calma in questo ‘non-tempo’ regolato dal coronavirus. Perché “La festa del caprone” è un capolavoro e sarebbe ingiusto strizzarne la lettura fra un best-seller e un altro.
      È un romanzo epico, un romanzo storico, un romanzo rivoluzionario, una denuncia fortissima. Un romanzo grandioso incentrato sul ‘Caprone’- el Chivo-, il dittatore Rafael Leónidas Trujillo che dal 1930 al 1961 governò con pugno di ferro e crudeltà inaudita a Santo Domingo. Finì i suoi giorni crivellato di colpi- nessuna pietà per il Caprone- in un attentato organizzato da persone che gli erano vicino e, probabilmente, sostenuto dalla CIA.
Trujillo e il Presidente fantoccio Balaguer
     Sono tre i filoni narrativi che si alternano in questo libro che tiene il lettore incollato fino all’ultima pagina con sentimenti misti di compassione (per Urania Cabral, protagonista del primo filone), di disgusto e orrore per el Chivo, di ansia per gli uomini che hanno teso l’agguato al Generalissimo sulla strada che porta ad una delle sue case (sappiamo l’esito dell’attentato, ma che ne sarà di loro?).
     Urania Cabral, figlia dell’ex presidente del Senato di Trujillo, ritorna a Santo Domingo dopo trentacinque anni di assenza. Aveva quattordici anni quando, una decina di giorni prima dell’assassinio del Capo, era partita con una borsa di studio per gli Stati Uniti. In fretta e furia, una suora della scuola che frequentava si era occupata di tutto. Non aveva neppure salutato il padre che adorava. Prima. Prima della notte in cui aveva perso l’innocenza, in cui aveva iniziato a disprezzare il padre, a provare repulsione per tutti gli uomini. Le è impossibile dimenticare. O perdonare. Può solo, per la prima volta, raccontare alla zia  e alle cugine.

    Il filone centrale è quello in cui seguiamo le giornate, i pensieri e gli incontri di Rafael Leónidas Trujillo e si delinea la sua personalità. Di origine modeste, formatosi alla scuola di addestramento dei marines, con un’abilità diabolica di tessere una ragnatela di rapporti di soggezione e di dipendenza, fatta di corruzione e minacce nascoste, di aperte rappresaglie e vendette, Trujillo (e i suoi figli) si ritenevano gli arbitri della vita e della morte di chiunque sull’isola. Il settantenne Trujillo che si crede il padrone del suo universo, non riesce più, però, a comandare al suo corpo- spia con ansia i pantaloni temendo una macchia rivelatrice, rabbrividisce al ricordo dell’umiliazione subita durante l’incontro con una ragazzetta scheletrica. È un gigante coi piedi di argilla che non ci fa pena.
    Mentre sprofondiamo nell’atmosfera di diffuso terrore- che cosa può aver fatto il senatore Cabral per alienarsi il favore del Capo, per assomigliare ad un personaggio kafkiano in attesa di sentenza, per renderlo disposto a tutto, anche a sacrificare la figlia (come nei miti greci) per rientrare nelle sue grazie?-, accompagniamo i coraggiosi che mettono a rischio la vita loro e delle loro famiglie per togliere di mezzo l’uomo che ha calpestato la dignità, l’onore, la decenza, la libertà di un popolo intero riducendolo ad un servile silenzio. E quello che verrà dopo, immediatamente dopo, sarà terribile perché un anello della catena ha ceduto. Più terribile di quanto si possa immaginare.
Il figlio Ramfis
      Il tempo si sposta avanti e indietro, cambia l’io narrante, il racconto da oggettivo diventa flusso di coscienza, sempre più incalzante. Questo è un grande romanzo che supera le barriere del tempo, l’opera di un grande scrittore. Assolutamente da leggere per chi già non lo avesse letto.


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venerdì 6 marzo 2020

Florencia Etcheves, “Scomparsa” ed. 2020


                                                    Voci da mondi diversi. Argentina
                                                           cento sfumature di giallo


Florencia Etcheves, “Scomparsa”
Ed. Marsilio, trad. Valeria Raimondi, pagg. 318, Euro 18,00

    Un inizio che ci sconcerta. Sembra essere incongruente, tranne che per il dettaglio che ha a che fare con la morte: una donna con l’hobby dei necrologi ne legge uno che colpisce la sua attenzione. Aveva dimenticato che era il 15 di aprile: da dieci anni, quel giorno, compariva un necrologio in memoria di una ragazza che era scomparsa. Cornelia Villalba, la metà della tua assenza è amore- dicono le righe pubblicate quel giorno. E la donna, che ritaglia il necrologio per metterlo nella scatola dove raccoglie la sua collezione, andrà alla messa funebre in memoria di Cornelia.
     Dieci anni prima la quindicenne Cornelia Villalba era scomparsa durante una gita scolastica in Patagonia. Erano con lei un’insegnante e altre quattro ragazze della scuola molto esclusiva che frequentava. Ora, durante la messa in sua memoria, le ragazze che ormai sono delle donne sono tutte presenti- una fa la psicologa, un’altra è giornalista, una è sposata e ha un bambino, una è nella squadra omicidi. La madre di Cornelia non si è mai rassegnata- è convinta che sua figlia sia ancora viva. Al centro della chiesa un grande ritratto di Cornelia. Sappiamo presto tre cose che mettono in moto la trama- che non è stata la famiglia a mettere in mostra la foto di Cornelia in chiesa e tantomeno a pubblicare ogni anno il necrologio. E succede che viene ucciso il prete che ha officiato la messa e con cui aveva parlato Manuela (l’agente di polizia che le compagne chiamavano Pipa al tempo della gita) dopo che la madre di Cornelia l’aveva incaricata di riprendere in mano il caso.

    La storia della ragazza scomparsa si srotola tra il passato e il presente, tra il racconto degli antefatti- la gita, le scaramucce tra le compagne, la descrizione della locanda in cui erano alloggiate e della famigliola che le aveva accolte (la madre, un figlio dal bel fisico aitante e una ragazzina ritardata), la serata fatale in cui erano tornate in quattro dal bar dove erano andate all’insaputa della professoressa- e il presente dove molti nuovi personaggi vengono introdotti. Sono uomini senza scrupoli comandati da un uomo conosciuto con il nome de ‘l’Egiziano’ (perché mettere uno straniero arabo a capo della banda?- è uno dei dettagli poco credibili di questo libro) che guida un traffico di droga e di tratta delle donne.
    
Il ritmo del romanzo è serratissimo- è un vero page-turner anche se non ci riserba molte sorprese perché sono tanti gli indizi disseminati lungo la trama per capire che cosa è successo e per indovinare l’identità di un personaggio misterioso che vediamo, di sfuggita, in chiesa, all’inizio. E, nonostante i difetti di alcuni dettagli piuttosto incredibili, “Scomparsa” (da cui è stato tratto un film, “Perdida”- un titolo perfino migliore perché implica molto di più riguardo a Cornelia) è romanzo di genere allo stesso tempo bello e terribile. Bello perché ha le caratteristiche che richiediamo ad un thriller- incluso la forte tensione quando temiamo per la vita della poliziotta Manuela, nelle mani di gente per cui la vita non ha assolutamente alcun valore- e terribile perché fa luce su una delle orrende piaghe della nostra società, senza lasciarci nessuna illusione riguardo ai metodi che vengono usati con le donne rapite e trasformate in schiave del sesso in un processo di sottomissione fisica e psicologica.
Ci piacerebbe poter dire, ‘ma è solo un romanzo, non è possibile che queste cose succedano veramente’. Florencia Etcheves, però, è giornalista di cronaca nera e penso che, purtroppo, abbia conoscenza di prima mano dell’argomento di cui ci parla.


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martedì 3 dicembre 2019

Isabel Allende, “Lungo petalo di mare” ed. 2019


                                              Voci da mondi diversi. America Latina
     la Storia nel romanzo
     love story

Isabel Allende, “Lungo petalo di mare”
Ed. Feltrinelli, trad. E. Liverani, pagg. 352, Euro 19,50


     Cinquant’anni più tardi, quando fu intervistato in televisione per raccontare l’odissea del suo esilio, Victor Dalmau avrebbe parlato del Winnipeg come della nave della speranza.
     Victor Dalmau avrebbe dato il nome del Winnipeg al locale che avrebbe aperto a Santiago, anni dopo. Il Winnipeg- la nave con cui il poeta Pablo Neruda aveva organizzato una grandiosa impresa umanitaria- era stato la salvezza, trasportando in Cile gli spagnoli in fuga dal regime di Franco, alla fine della guerra civile. E, nel nuovo romanzo di Isabel Allende, “Lungo petalo di mare” (titolo che deriva dai versi carichi di nostalgia di Pablo Neruda, “Oh Chile, largo pétalo/ de mar y vino y nieve/ ay cuàndo/ ay cuàndo y cuàndo/ ay cuàndo/ me encontraré contigo”) il lungo viaggio sulla nave della speranza segna una cesura tra la prima e la seconda parte, tra una guerra fratricida e, dopo poco più di un trentennio, un’altra terribile prova per i due protagonisti, quasi vivessero una seconda volta le stesse esperienze dall’altra parte del mondo, costretti a strappare di nuovo le radici dalla terra che ormai avevano imparato a considerare come una seconda patria per rifugiarsi in Venezuela.

     Le vicende di Victor Dalmau e di Roser Bruguera hanno qualcosa di epico, parrebbe addirittura impossibile che siano passati attraverso tanta Storia di due continenti. L’inizio è in Spagna, nel 1938, nel pieno della guerra civile. Madrid è assediata, i miliziani sono allo stremo. Quando è chiaro che tutto è perduto, chi può fugge verso la Francia. E la giovanissima Roser, incinta del fratello di Victor senza averlo potuto sposare e senza sapere che lui è morto, affronta la fatica e il freddo per arrampicarsi sulle montagne e passare il confine in un punto dove ci siano meno controlli. Le peripezie in Francia, il campo di concentramento all’aperto sulla spiaggia, il modo miracoloso in cui Victor riesce a ritrovarla, la nascita di un bimbo sano, la necessità di Victor e Roser di sposarsi per poter avere diritto ad un passaggio sul Winnipeg, hanno dell’incredibile. Eppure sappiamo che sono vere, perché Isabel Allende ha ‘creato’ i suoi personaggi sul racconto di persone che hanno vissuto queste esperienze.

    Il matrimonio di Victor e Roser si basa sull’accordo che lui non esigerà mai nulla da lei. Non è difficile per loro ricostruirsi una vita. Victor termina gli studi di medicina, Roser diventa un’affermata pianista. Tutto per il meglio, fino al 1973, l’anno del golpe di Pinochet. Un’altra prigionia per Victor che era stato compagno di scacchi di Salvador Allende, la morte violenta di Allende e quella improvvisa e sospetta di Pablo Neruda, un’altra fuga, questa volta in Venezuela. Ma la storia di Victor e Roser non termina qui. C’è altro ancora, perché Franco muore finalmente nel 1975- è ancora la patria, la Spagna, per Victor e Roser? O dovrebbe esserlo e si sentono obbligati a tornare? Per non riconoscerla, per non riconoscersi in lei, per tornare definitivamente in Cile, per scoprire che l’amore non conta gli anni, che le distrazioni che Victor e Roser si sono presi con gli altri non hanno nessuna importanza, che le mani di Victor operano da sole anche se lui non è più giovane, che l’orchestra di strumenti antichi di Roser continua a mietere successi.

     Non vola alto, quest’ultimo romanzo di Isabel Allende. Non ci ammalia come i libri che l’hanno resa famosa. Eppure lo leggiamo con grande interesse per la Storia che ci racconta, per le storie dei personaggi che hanno vissuto quella Storia e che non possiamo non ammirare per la loro integrità, per il loro coraggio, per quella forza vitale che li spinge a non lasciarsi abbattere. E perché è anche un grande romanzo d’amore, dell’amore più ovvio fra un uomo e una donna, ma anche di quello per il proprio paese- e qui i paesi sono due, la Spagna e il Cile, la patria per nascita e la patria di adozione.

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la recensione sarà pubblicata su www.stradanove.it


     

martedì 30 ottobre 2018

Melba Escobar, “La casa della bellezza” ed. 2018


                   Voci da mondi diversi. America Latina
cento sfumature di giallo



Melba Escobar, “La casa della bellezza”
Ed. Marsilio, trad. Giulia Zavagna, pagg. 220, Euro 16,00

      Quanto poco sappiamo di Bogotà. Dopo aver letto “La casa della bellezza” della giovane scrittrice e giornalista colombiana Melba Escobar siamo curiosi di saperne di più, magari di leggere un secondo libro della Escobar, perché ha una bella scrittura, il romanzo si legge di volata ed è originale nell’impianto narrativo: c’è un delitto ma non ci sono ispettori di polizia che indagano, piuttosto un detective privato (e non è il personaggio principale) assunto dalla madre della ragazza morta in ospedale subito dopo il ricovero (il referto medico diceva per suicidio: ha intenzione di suicidarsi una ragazza che andava gioiosa ad un incontro d’amore dopo essere stata in un centro di bellezza?), e le voci narranti sono quelle di due amiche quasi sessantenni.
    Perché questo è un romanzo di donne- d’altra parte il titolo lo lascia supporre. Un titolo che suona stridente, alla fine, in contrasto con tutta la bruttura di cui abbiamo letto. Locali luminosi e colori di tinte per capelli e di smalti e di rossetti contro il grigiore e lo squallore della città in cui si svolge la trama. La protagonista è una ragazza molto bella, Karen, india dalla pelle scura, i capelli lisciati. Viene da Cartagena in cerca di lavoro. A Cartagena ha lasciato il suo bambino di quattro anni, vuole mettere da parte i soldi e poi riprenderlo con sé. E’ fortunata, trova subito un impiego nel centro estetico ‘La casa della bellezza’. Ed è lei l’ultima ad avere visto Sabrina che le aveva chiesto una depilazione totale.

     Anche Claire, una delle due voci narranti, è cliente fissa di Karen ed è con lei che Karen si confida. E Claire è amica di Lucia, che scrive libri lasciando però che vengano pubblicati con il nome di suo marito. E’ abilissima, Melba Escobar, a tessere la trama dei legami tra un personaggio e l’altro, slegando e riannodando le fila che li uniscono, anzi, lasciando al lettore il compito di farlo. In un paese molto povero, dove dilaga la piccola criminalità, dove tutti sanno quale sono i rioni in cui è pericoloso aggirarsi, dove c’è un abisso tra chi ‘ha’ e chi ‘non ha’, dove fare la escort (bel sinonimo per la professione più vecchia del mondo) è il modo più facile e veloce per arricchirsi (il lustro dei soldi e l’incapacità di resistere alla tentazione di avere gli abiti, le borse, le scarpe come quelli delle sue clienti faranno dimenticare a Karen il bambino che ha affidato a sua madre), dove la corruzione è all’ordine del giorno, il denaro compera tutto, anche un killer, o un tassista connivente, o un medico disposto a firmare un certificato di morte falso, appare chiaro che le vittime sono due- la ragazzina che si illudeva di aver trovato l’amore e Karen. Ha qualche possibilità di farsi sentire la madre di Sabrina che ha ingaggiato un investigatore privato perché non riesce a credere nella versione ufficiale di come sia morta sua figlia? C’è bisogno di un colpevole, è facile montare delle prove, Karen è il capro espiatorio ideale.

     Non ci consola affatto, in questo noir di Melba Escobar- perché questo romanzo ha il colore del noir in cui non c’è una luce di speranza di giustizia-, che una morte violenta colpisca anche il vero colpevole. A noi restano in mente l’immagine e le parole di Karen nel capitolo finale del libro, in attesa che la ‘donna coi tacchi’ venga a prendere anche lei.

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