sabato 6 marzo 2021

Ma Jian, “Il sogno cinese” ed. 2021

                                                           Voci da mondi diversi. Cina

              satira

Ma Jian, “Il sogno cinese”

Ed. Feltrinelli, trad. Katia Bagnoli, pagg. 148, Euro 15,00

    Quante implicazioni nella parola ‘sogno’. È qualcosa di sospeso tra realtà e immaginazione, qualcosa che può diventare una meta sfolgorante. Ed è sempre qualcosa di bello, altrimenti si trasforma in un incubo. Come è il sogno cinese?

     Nel 2012 Xi Jinping, qualche mese prima di essere nominato presidente,  annunciò il suo “Sogno di ringiovanimento nazionale” che prospettava un futuro di benessere economico e di gloria per la Cina. Da allora questo slogan è diventato il fondamento della sua amministrazione. Da qui si muove il nuovo romanzo dello scrittore cinese dissidente Ma Jian, una satira pungente del sogno cinese e nello stesso tempo un avvertimento profetico di stampo orwelliano. D’altra parte l’omaggio a George Orwell è nella dedica del libro, “a George Orwell che aveva previsto tutto”.

  Ma Daode, direttore dell’Agenzia del Sogno Cinese in una piccola città di provincia, è un ammiratore del presidente Xi. Ne ha fatto di strada, Ma Daode, da quando, ragazzino delle superiori, ha boicottato la scuola e si è unito alla Rivoluzione. La sua grossa pancia è segno di benessere (sono lontani i giorni in cui rubava ad una bambina la cacca di oca cotta per sfamarsi), la moglie non gli basta (è la stessa ragazza a cui aveva salvato la vita porgendole il libretto rosso di Mao che le era caduto per terra), ha dodici concubine, più di un cellulare (su uno di questi riceve di continuo messaggi tra il poetico e lo sconcio da donne diverse), tre proprietà e in casa nasconde dolcetti della luna con dentro barrette d’oro (la corruzione vola).

   Ma Daode ha grandi programmi per promuovere il sogno cinese che deve esser un sogno del popolo e non quello individualista ed egoista inseguito dalle nazioni occidentali. Tanto per cominciare ci sarà una grande festa per l’anniversario di nozze di massa degli ottuagenari (il sogno prevede che si cancellino i ricordi sgradevoli, tra cui quelli di coloro che non hanno potuto raggiungere la tappa di questa festa perché vittime delle stragi del passato) e poi Ma Daode ha chiesto finanziamenti per realizzare il Dispositivo del Sogno Cinese- un microchip inserito nel cervello che cancellerà il passato e i ricordi non voluti che possono affiorare, che effettuerà un vero lavaggio del cervello.

   Ma Daode è il primo ad avere bisogno di questo dispositivo. Ma Daode non è mai solo: in piedi davanti a lui c’è il suo sé adolescente che è uscito dal suo sogno. E, mentre lo accompagniamo nelle sue giornate, il suo sdoppiamento dura sempre più a lungo e l’altro sé, con un’altra voce che tira fuori immagini che Ma Daode non vorrebbe vedere, prende a poco a poco il sopravvento, tanto da spingerlo a contattare un guaritore perché gli dia la ricetta del Brodo dell’Amnesia della Vecchia Signora Sogno perché Ma Daode non può aspettare che venga messo a punto il Dispositivo.

     Sono vivide visioni tinte di rosso, quelle che un Ma Daode allucinato vede. Rosso degli striscioni, rosso del sangue e poi figure alla rinfusa, dei cadaveri gonfi e coperti di mosche, del vecchio denunciato perché non aveva appeso il ritratto di Mao, delle professoresse con la gonna in testa costrette a sfilare seminude, della penna stilografica di suo padre che lui aveva denunciato, dei prigionieri che scavavano fosse e poi venivano uccisi, del padre con le ginocchia ferite perché lo avevano fare stare in ginocchio su ceneri di carboni ardenti. Del suicidio dei suoi genitori, infine. E Ma Daode che, avendo bevuto del Brodo dell’Amnesia, si appende al collo un cartello con scritto il suo nome perché ha paura di dimenticarsi chi è (e ormai non è più nessuno, dopo aver sbagliato, gridando ‘Lunga vita al Presidente Mao’ invece che ‘al Presidente Xi’), è la nemesi di quanto accaduto al padre, del suo cartello che lo accusava di essere un malvagio controrivoluzionario.

  In un intermezzo godereccio nel nightclub Guardie Rosse, dove Ma Daode si intrattiene con prima due e poi cinque puttanelle che non sanno neppure che cosa sia la Rivoluzione Culturale, il suo tentativo di scacciare dalla mente le voci risulta quanto mai dissonante, la rimozione del passato sembra essere già avvenuta- avanti, dunque, senza ripensamenti e senza rimorsi, verso un 2049 in cui il Partito al governo della Cina sarà diventato il Partito al governo dell’umanità.

    Un libro di terribile bellezza. Ma Jian è il George Orwell del secolo XXI.

Leggere a Lume di Candela è anche una pagina Facebook

la recensione sarà pubblicata su ww.stradanove.it



   

   

    

Nessun commento:

Posta un commento