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lunedì 25 maggio 2026

Nikos Davvetas, “La secondina” ed. 2026

                                                            Voci da mondi diversi. Grecia  



Nikos Davvetas, “La secondina”

Ed. Gramma Feltrinelli, trad. Maurizio De Rosa, pagg. 128, Euro 15,20

 

    “Sono il biografo di mia madre”, risponde alla domanda che gli viene fatta nell’ufficio dell’assistenza sociale a cui si rivolge quando alla madre è stato diagnosticato l’Alzheimer. Quando i ricordi svaniscono, quando una vita intera viene inghiottita dalle cellule nervose del cervello in disfacimento, è il compito di qualcun altro di fissare quei ricordi sulla carta perché un’intera esistenza non venga cancellata.

    Sua madre, dopo essere rimasta vedova, aveva dovuto accettare il posto fisso che aveva trovato- fare la guardia penitenziaria nel carcere femminile di Averof, ad Atene. C’era l’affitto da pagare, c’era lui, il futuro scrittore, da mantenere, perché mai lei lo avrebbe mandato in un orfanotrofio come i nonni avevano suggerito. E lui si vergognava del lavoro della mamma, a scuola diceva che faceva l’impiegata al Ministero di Grazie e Giustizia. Era stata una vita molto dura per la mamma- sveglia prestissimo, giornate lunghe da cui tornava esausta, i turni di notte. Allora lei non raccontava nulla, è adesso che i suoi racconti vengono fuori, sconnessi, frammentari, a volte sembrano incredibili eppure quello che dice è tutto vero. È vera perfino la sua amicizia con un paio di detenute, come quella che faceva la parrucchiera in carcere e che si era suicidata dopo essere passata a trovarla appena scontata la pena.

Papadopoulos

A volte il figlio scrittore si chiede se abbia inventato tutto, come quando ha detto che aveva incontrato la regina, e invece poi era saltata fuori una fotografia in cui c’era lei, la mamma, che spuntava dietro la figura della regina in visita al carcere. Una mattina era sfuggita alla sorveglianza ed era andata al carcere- pensava di lavorare ancora lì.

     L’Alzheimer è una brutta bestia, il percorso degenerativo è inarrestabile e la mamma dello scrittore ne percorre tutte le tappe- smemoratezza (lui attacca post-it sugli oggetti e lei gli chiede che cosa lo fa a fare, intanto la badante non sa leggere il greco), confusione dei tempi, vivere nel passato come fosse il presente, perdere la strada di casa, reazioni violente, fingere di prendere le medicine (aveva imparato come fare dalle tossicodipendenti in carcere), ricordi che era meglio dimenticare- le grida delle detenute politiche condannate a morte in quegli anni della dittatura dei colonnelli- e che invece rispuntano a tradimento, fino a non riconoscere il figlio.


    E lui, il figlio, in questo libro che è un romanzo in forma di confessione o una confessione in forma di romanzo (per dirlo con le parole di Philip Roth citate nell’esergo), ricompone la vita della madre, con tenerezza, a volte spazientito ma sempre con un affetto velato di malinconia, con un pizzico di umorismo per camuffare il dolore.

   Una testimonianza personale e di un periodo storico, un libro che ha tutta la tristezza di una vita triste con una fine ancora più triste, un libro commovente sulla vecchiaia, sulla memoria e sulla complessità dei legami famigliari.



 

venerdì 6 settembre 2024

Petros Markaris, “La violenza dei vinti” ed. 2024

                                                  Voci da mondi diversi. Grecia

cento sfumature di giallo

Petros Markaris, “La violenza dei vinti”

Ed. La Nave di Teseo, trad. A. Di Gregorio, pagg. 304, Euro 19,00

 

    Ad Atene sembra essere tornati al 1973 quando, a seguito della protesta degli studenti universitari contro la Giunta Militare, il 17 novembre un carro armato si schiantò contro i cancelli del Politecnico. Lo scontro degli studenti di adesso è fra i due rami di studio- quello delle materie tecnico scientifiche e quello delle materie umanistiche. L’economia della Grecia si sta risollevando, aziende straniere portano capitali e intendono investire in attività locali, il pensiero corrente è- a che cosa serve lo studio della filosofia, della storia, della letteratura in questo nuovo mondo che richiede altre competenze? Servono laureati in economia, in informatica, in matematica, nelle discipline scientifiche. A chi sostiene questa tesi è difficile far capire non solo l’arricchimento ma anche la capacità di riflessione, di approfondimento, di comprensione che gli studi umanistici possono dare.


    Il commissario Kosta Charitos e il suo aiuto, il sostituto vicecommissario Antigone, si trovano a dover risolvere un caso difficile. Un professore universitario di Matematica viene ucciso nel suo ufficio proprio durante la manifestazione studentesca- era altezzoso e scostante, erano in tanti ad odiarlo, era difficile che acconsentisse a fare da relatore per una tesi. Dopo di lui è la volta del segretario del Ministro dell’ Istruzione, incaricato di elaborare la proposta di una riforma dei programmi dei licei volta a ridurre drasticamente le ore delle materie umanistiche a favore di quelle scientifiche. Una morte ingiusta e inutile. Gli assassini non sapevano che il segretario aveva dovuto accettare un incarico che non voleva, per fare qualcosa che era contro quello in cui credeva. I morti non finiscono qui, ma- hanno tutti la stessa matrice questi assassinii? Parrebbe di no, quando sono gli interessi delle aziende ad essere toccati…


    Il titolo di questo romanzo potrebbe essere “Delitto in Università” e invece allude a una seconda traccia della trama- il bullismo e le sue conseguenze, un tema che faceva da sfondo anche ad un ‘giallo’ italiano letto di recente, di Cocco e Magella. Questo tema, così come quello principale- la querelle tra studi scientifici e studi umanistici- e l’altro ancora- l’ingerenza dei genitori nella scuola (sempre in difesa dei figli), sono l’attrattiva di un romanzo la cui trama è peraltro piuttosto debole, rallentata da dialoghi piatti e da intermezzi  che vedono Kosta in famiglia, a gustare le prelibatezze cucinate dalla moglie Adriana e a godere le prodezze del nipotino che ha scoperto il piacere di usare matita e colori, oppure nel centro di accoglienza. Perfino la consultazione del dizionario da parte di Kosta ci ha stancato un poco, è più interessante, quindi, constatare come il cambiamento dei tempi, lo spazio sempre maggiore occupato dalla tecnologia, la sostituzione del libro come occupazione del tempo libero con il cellulare e dell’enciclopedia con Wikipedia, la svalutazione degli insegnanti a cui è stata sottratta ogni autorità, siano problemi che affliggono non solo l’Italia. Problemi che non hanno soluzione, la ruota del tempo non torna indietro.