martedì 18 ottobre 2016

Massimo Galluppi, “Occhio per occhio” ed. 2016

                                                                       Casa Nostra. Qui Italia
        cento sfumature di giallo
        FRESCO DI LETTURA

Massimo Galluppi, “Occhio per occhio”
Ed. Marsilio, pagg. 408, Euro 18,50

   “Occhio per occhio”- è il leit motiv del nuovo romanzo di Massimo Galluppi, molto atteso dopo “Il cerchio dell’odio” che era stato una rivelazione, intenso, coinvolgente, colto e di ampio respiro in quella storia che affondava nel passato degli anni ‘70.
Occhio per occhio, e ricordatevelo alla fine che è brusca e fulminante. Anche questa vicenda ha le sue radici nel passato, anche questa ha un ampio respiro ed è molto intensa. Anche questa, infine, è capace di ridestare curiosità e interrogativi, di suscitare il desiderio di saperne di più sulla Storia che racconta.
Ancora Napoli come sfondo, ancora Raul Marcobi, capo della squadra omicidi, come protagonista.
C’è un raduno importante a Napoli, il Forum del Mediterraneo. Sono presenti molti uomini politici e anche imprenditori. Giorgio Cobau, giornalista della Stampa di Torino, scompare. Il suo corpo viene ritrovato nascosto dagli alberi di un piccolo parco, sdraiato sul materasso di un barbone che, ubriaco, non si era neppure accorto di aver passato la notte accanto ad un cadavere. Gli hanno sparato due colpi di pistola da distanza ravvicinata. Sa molto di un’esecuzione.
Perché? Di che cosa si stava occupando Cobau? Alla redazione de La Stampa non sanno nulla, la moglie non sa nulla e neppure l’amico di Napoli che Cobau avrebbe dovuto incontrare sa alcunché. Eppure… in un cassetto del giornalista è stata trovata la fotografia di un ragazzo con la macchina fotografica- sul retro, un nome, Nick. Neppure di Nick la moglie sa qualcosa. Si cerca chi avesse incontrato, Cobau, all’ultimo ricevimento a cui era stato, in onore del console britannico a Napoli. Lo avevano visto scattare una foto con il cellulare (introvabile, come il portatile e i documenti). Cobau aveva detto all’amico di aver visto un ‘fantasma del passato’. Aveva parlato di un uomo con gli occhiali a specchio, di incubi balcanici. Dapprima le indagini portano a scoprire affari di tangenti fra l’Italia e gli stati Balcanici, traffici in cui è coinvolta la mafia nostra e quella serba- tutti diversivi,niente di tutto questo è abbastanza grave da giustificare l’assassinio di Cobau. Si scopre poi che una delle telefonate che Cobau aveva fatto di recente era stata ad un conoscente che lavorava al tribunale penale internazionale dell’Aja. E un sms di un’altra persona collegata in una qualche maniera al caso e della cui morte abbiamo letto ne “Il cerchio dell’odio”, diceva: le cose non sono quello che sembrano.
la tigre di Arkan

     Un giovane Cobau era in Serbia all’epoca della guerra negli anni 1990-95. E’ questo il nodo centrale del romanzo, materia che scotta. E’ a questo punto che il romanzo di Massimo Galluppi cessa di essere un qualunque thriller, una qualunque indagine alla ricerca di un colpevole, e acquista nuova profondità e nuovo peso. Si ascoltano punti di vista diversi nella disanima della guerra che ha insanguinato l’ex Jugoslavia, si sente il racconto di atrocità e si considerano responsabilità. E’ difficile stabilire chi sia nel giusto, la linea che separa la verità e l’interpretazione personale dei fatti è invisibile. Perché il ministro Rajković non ha mai voluto concedere un’intervista a Giorgio Cobau? Perché ora rifiuta di incontrare Marcobi, anche se questo glielo fa chiedere da un amico, un chirurgo napoletano che è anche amico di Rajković?

     Si avvicina troppo al fuoco, Marcobi. Già è morto uno dei barboni che aveva reso testimonianza, quello che aveva detto di aver visto un uomo con una camicia bianca nel parco. Pugnalato dopo aver cercato di avvisare Marcobi che aveva rivisto quell’uomo e aveva preso il numero di targa della sua auto. A Marcobi succederà di peggio, colpito in quello che gli è più caro. Gli resterà solo il senso di colpa. Lui è l’uomo ossessionato dalla ricerca della verità, glielo avevano detto in molti, glielo aveva ripetuto anche Perla, la donna che amava da sempre, anche se si erano presi e lasciati più volte.
      Ho pensato a Mankell, leggendo il romanzo di Galluppi. E non sembri strano il paragone.  “Occhio per occhio”, così come “Il cerchio dell’odio”, così come i più bei libri di Henning Mankell, ha una visione ampia del Male. Anche se poi le motivazioni dei crimini sono sempre le stesse, è il quadro storico-sociale-politico che è più ampio di quello che si trova nella maggior parte dei libri di genere, è uno sfondo che incuriosisce e stimola, che ci induce a rivedere quello che credevamo di sapere.



     

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