sabato 15 ottobre 2016

Ben Pastor, “I piccoli fuochi” ed. 2016

                            Voci da mondi diversi. Stati Uniti d'America
   cento sfumature di giallo      
   seconda guerra mondiale
   FRESCO DI LETTURA


Ben Pastor, “I piccoli fuochi”
Ed. Sellerio, trad. Luigi Sanvito, pagg. 538, Euro 15,00


     E’ il 1940. La guerra è iniziata da poco più di un anno. Si pensa ancora che possa essere una guerra-lampo. I tedeschi hanno già occupato Parigi. Martin Bora, l’ormai ben noto protagonista della serie di thriller storici di Ben Pastor, deve raggiungere la Bretagna- è incaricato di sorvegliare lo scrittore filosofo Ernst Jünger la cui posizione nei confronti del nazismo non è ben chiara e però, appena arrivato, gli viene chiesto di investigare sul caso di un delitto. E’ morta la moglie del commodoro Arno Hansen-Jacobi, il suo corpo è stato ritrovato in un lavatoio in una località nei pressi della sua abitazione a una ventina di chilometri da Brest. Sono scomparse le sue chiavi di casa insieme alla borsetta, mentre i suoi orecchini di brillanti sono stati recuperati su segnalazione di un gioielliere a cui erano stati offerti in vendita da un tale, un ex-galeotto, che giura di averli trovati per caso, in strada. E’ lui l’assassino? Sembra poco probabile. La coppia Hansen-Jacobi ha un figlio, ufficiale di marina, donnaiolo e giocatore, e il commodoro Hansen-Jacobi ha un’amante francese che è anche informatrice della Gestapo. Qualcuno di loro aveva interesse a togliere di mezzo Marie (era di origine bretone) che elargiva soldi alla Chiesa con grande prodigalità? E comunque sia, l’assassinio della moglie di un tedesco non può restare impunita.
Brest
     E’ sempre un piacere ritrovare un personaggio che ammiriamo e di cui seguiamo da anni le vicende. Ad ogni romanzo Ben Pastor raffina questo capitano della Wehrmacht che- ormai lo sappiamo bene- ha ingaggiato una guerra non solo con i nemici della Germania ma soprattutto con la sua coscienza. Un conto è la morte in battaglia e un conto sono gli eccidi di massa, la persecuzione degli ebrei e lo sterminio pianificato. Un conto è la Wehrmacht e un conto sono le Schutzstaffeln, il corpo delle SS con un teschio sul cappello della divisa. Quando il colonnello Schallenberg lo mette in guardia, avvisandolo che sta andando verso il disastro perché le SS lo tengono d’occhio per i suoi comportamenti poco ortodossi, e gli dice, “Unisciti a noi, facci un pensierino. Conserverai il grado di capitano, che automaticamente ti porrà al di sopra dei tuoi colleghi”, Martin risponde, “Credo che resterò dove sono”. E lo farà- noi che abbiamo letto i romanzi precedenti ambientati in un tempo a seguire questo 1940, lo sappiamo- e, di romanzo in romanzo, tremiamo nell’attesa che possa compiersi quello che gli dice ora Schallenberg, “Fai come ti pare. Ma ricordati che potremmo impiccarti prima che finisca la guerra.”
Finistère- Bretagna

     La Polonia è il ricordo ricorrente in Martin ne “I piccoli fuochi”. Un anno prima Martin aveva aderito baldanzoso ad una guerra che era per lui come una prova di forza e di virilità alla Hemingway, era nelle file dell’esercito che aveva varcato la frontiera della Polonia e, quasi subito, aveva dovuto ricredersi sulla realtà che stava vivendo. Aveva visto cose che lo fanno soffrire tuttora nel ricordo- il suo insegnante di musica tra gli ebrei obbligati a pulire le strade, le morti arbitrarie, le stragi. Aveva cercato di denunciare le atrocità illecite- perché Martin era, è e sarà sempre il puro, l’eroe che può essere fallibile perché è nella natura umana esserlo ma che si esamina senza pietà e si pente quando sbaglia. La nuova avventura bretone incomincia con un richiamo del passato nella denuncia dell’esecuzione di massa nei pressi di Katyn, in Polonia, e prosegue immergendosi nell’atmosfera locale, tra frange indipendentiste, un prete spretato e ubriacone che ci ricorda i personaggi di Graham Greene, in una casa in cui gli spiriti che sembrano aleggiare non sono altro che la voce della coscienza di Martin.
“Essere e non apparire. Quel che sono davvero, nel bene e nel male, probabilmente lo dirà questa guerra”, è la sua riflessione, un monito a se stesso. Martin ventisettenne ci sembra più vecchio della sua età ed è una fortuna che la fine lo veda tra le braccia di Dikta, a rotolarsi nel letto con lei, a cercare di recuperare un briciolo della spensieratezza che la vita deve alla sua età.


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