venerdì 5 dicembre 2014

Claudio Paglieri, "L'ultima cena del commissario Luciani" ed. 2014

                                                         Casa Nostra. Qui Italia
  cento sfumature di giallo
  fresco di lettura

Claudio Paglieri, “L’ultima cena del commissario Luciani”
Ed. Piemme, pagg. 420, Euro 14,03

   

Marco Luciani spalancò la porta del suo ufficio, assicurandosi che andasse a sbattere contro la parete. Voleva sorprendere il tizio alle spalle, fargli fare un salto sulla sedia e mettersi subito in posizione di vantaggio. Invece si trovò a fissare il visitatore negli occhi; si era seduto sulla poltrona girevole del commissario, prendendo possesso della scrivania, e di fronte all’irruzione di Luciani l’unica sua reazione fu l’ombra di un sorriso ironico all’angolo della bocca.

     Marco Luciani, sulla quarantina, molto alto, molto, troppo magro. Brusco, al limite della maleducazione, si capisce che non è uomo da compromessi. Abita provvisoriamente a Camogli nella villa di famiglia insieme alla madre e alla zia. Ha una storia finita male alle spalle, c’è di mezzo un bambino. Marco Luciani, commissario della sezione Omicidi di Genova, è il protagonista dei romanzi seriali di Claudio Paglieri, scrittore e giornalista genovese.
   Ne “L’ultima cena del commissario Luciani” al commissario viene affidato il compito di proteggere un noto personaggio televisivo, Dario Dolci, critico gastronomico e conduttore dello spettacolo Stelle in Cucina.
Che proprio a lui, che non ha alcun interesse per il cibo, che mangerebbe solo insalate o patate bollite, che berrebbe solo Lemonsoda (e gli offrono invece del chinotto- chi mai chiede più la Lemonsoda?) tocchi di sorvegliare qualcuno che sembra vivere per mangiare, è un paradosso. Oltretutto Luciani prova un’immediata antipatia per Dario Dolci: ma chi si crede di essere per aspettarlo seduto sulla sua sedia? Ed è un’antipatia venata di disgusto che poi è lo stesso che Luciani prova per il cibo: Dario Dolci è enorme. Ed è anche tronfio, eccessivamente sicuro di sé. D’altra parte è il padrone della scena, un suo giudizio è definitivo per un ristorante, o per una pietanza preparata dai concorrenti dello spettacolo televisivo. In più, ha anche una bella moglie giovane che viene dall’Ucraina: amore vero o amore interessato? E comunque, chi è che spedisce lettere anonime di minaccia a Dolci? Sono tanti quelli che potrebbero volerlo eliminare, da qualche ristoratore ‘bocciato’ alla moglie che giura di amarlo, da un aspirante chef all’autista basco che ha precedenti penali e che occhieggia l’affascinante ucraina.

    C’è un secondo caso che Luciani deve affidare malvolentieri al suo vice Calabrò e che invece seguirebbe più volentieri: il cadavere di un tunisino è stato trovato nelle vicinanze di Imperia. Era sposato con una donna italiana e lavorava in un piccolo oleificio. C’è un filo sottile che unisce la vicenda del critico gastronomico con quella del maschilista tunisino e non ha niente a che fare con le motivazioni degli assassinii. E’ il discorso che sottende tutto il romanzo di Claudio Paglieri, l’accusa inesplorata di rovinare il mercato dell’olio ligure, un tempo famoso, adulterando il prodotto. In una scena clamorosa Dario Dolci- verso il quale sia Luciani sia noi finiamo per provare simpatia e rispetto- spazza via con il bastone un’intera fila di bottiglie d’olio economico dallo scaffale di un supermercato:
il vero olio non può essere economico, se è venduto a basso prezzo c’è qualcosa d’altro mescolato insieme. I controlli, si sa, o non vengono fatti scrupolosamente o si allunga una mazzetta per la certificazione.
   “L’ultima cena del commissario Luciani” procede veloce e l’attrattiva non è tanto nei due filoni ‘gialli’ da risolvere, quanto nell’alternarsi delle scene che assicurano varietà al romanzo. Seguiamo Dolci e il riluttante Luciani in ristoranti e sul palcoscenico televisivo e gustiamo l’umorismo e l’ironia con cui si discute seriamente di cibo e di ingredienti, per passare poi all’interno di una famiglia mista nel ristretto ambiente imperiese. Anche se c’è qualche stereotipo nella raffigurazione del tunisino Fouad che, sposando l’italiana bionda che ha sfidato il padre commendatore per queste nozze, si comporta dapprima in maniera tollerante per esigere poi di portare una seconda moglie in casa, il segno del cambiamento dei tempi è quanto mai interessante. E c’è ancora una terza narrativa, che vede coinvolto Marco Luciani e la sua vita privata, completando la sua immagine di uomo solo, dalla scorza dura e dal cuore tenero.
    Senza banali concessioni al colore locale, con un originale protagonista, un romanzo che usa il tono satirico e ironico per colpire una certa moda ‘alimentare’ e per svelare, nello stesso tempo, gli imbrogli di cui sono vittima i consumatori.

la recensione è stata pubblicata su www.wuz.it




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