domenica 29 marzo 2020

Martin Long, “La donna della palude” ed. 2020


                                          Voci da mondi diversi. Francia
                                                          cento sfumature di giallo

Martin Long, “La donna della palude”
Ed. Tre60, trad. Francesca M. Gimelli, pagg. 304, solo ed. kindle Euro 4,99

      Nanchino. Tempo attuale. Tian Haifeng, ispettore capo di pubblica sicurezza, si sta occupando di un grosso caso di frode. E questo sarebbe già di per sé uno di quei casi difficili se, come sembra, l’indagato è protetto dall’alto. L’attenzione di Haifeng (vedovo, con una sorella e un figlio adolescente) è distratta dalla scoperta del cadavere di una donna che è affiorato nel campo di un contadino. Appare subito chiara l’eccezionalità del ritrovamento- si tratta di una mummia conservata benissimo nella torba, proprio come ‘l’uomo di Tollund’ (è il figlio di Haifeng che lo fa osservare). Deve risalire ad almeno tremila anni fa e- dettaglio importantissimo- la donna ha lineamenti caucasici. Vuol dire che c’è stata una colonizzazione antichissima? Brutto colpo per la Cina. Ma Haifeng riesce appena a vedere la mummia, perché interviene il direttore del museo a sottrargliela- quale opportunità fantastica per lui, con un reperto così eccezionale! Eppure…un incendio nel museo distrugge la mummia, il direttore si trasferisce a Shanghai, lo stesso Haifeng deve aver pestato i piedi a qualcuno e viene allontanato con altri compiti- fare esperienza dell’antiterrorismo nello Xinjiang nel Nord Ovest della Cina dove vive la minoranza etnica degli Uiguiri.

       È stato Haifeng a scegliere la destinazione- sta inseguendo le tracce di un braccialetto di giada scomparso dal polso della mummia. E nello Xinjiang trova- sì, altre mummie. Se la donna mummificata di Nanchino era stata preservata intatta dalla torba, le mummie del deserto di Turpan (uno dei luoghi più caldi del mondo) sono state letteralmente cotte dal calore della sabbia infuocata. E i lineamenti dei loro volti sono chiaramente han. Un anziano archeologo che ha avuto la vita spezzata dalla Rivoluzione Culturale rivelerà alla Cina e al mondo la grande scoperta: lo Xinjiang (regione autonoma dal 1955) non può essere reclamato dagli Uiguiri se le mummie han testimoniano la presenza dell’etnia di maggioranza nella Cina da tremila o quattromila anni fa.
       L’ambientazione de “La donna della palude” (primo di una serie di romanzi con l’ispettore Haifeng come protagonista) è una scelta felice da parte dello scrittore Martin Long che parla correntemente mandarino e si reca spesso in Cina in cerca di soggetti per i suoi libri. Martin Long ci porta con Haifeng nello Xinjiang, regione che ha acquistato una enorme importanza per la sua posizione strategica di passaggio sulla nuova via della seta e che, però, è fonte continua di problemi per le aspirazioni separatiste degli Uiguiri, la minoranza musulmana della regione.
Nel 2017 sono affiorate testimonianze sui campi di rieducazione per le minoranze dello Xinjiang e nel 2019, quando il premio Sacharov per la libertà di pensiero è stato attribuito al docente uiguro di economia internazionale Ilham Tohti, in carcere con l’accusa di istigamento al separatismo, l’attenzione si è di nuovo puntata sullo Xinjiang. Nel romanzo di Martin Long non si fa cenno a questo, ma ci sono vari episodi di maltrattamenti degli Uiguiri da parte dei rappresentanti dell’autorità cinesi. E il fatto che l’aspetto di Haifeng sia insolito, che, con i suoi tratti somatici e la carnagione scura, possa essere scambiato per un Uiguiro, aggiunge un tocco personale al suo e nostro coinvolgimento. Con una penna leggera, dunque, Martin Long ci fa capire che c’è molto altro dietro la storia delle mummie ritrovate.
    Se leggere vuol dire vivere altre vite, viaggiare con la mente in paesi che non visiteremo mai, le descrizioni del deserto di Taklamakan con le montagne fiammeggianti meritano di per sé la lettura de “La donna della palude”. Attendo i libri seguenti, introvabili tranne che per qualche copia in francese.

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