Casa Nostra. Qui Italia
biografia romanzata
Elena Rui, “Vedove di Camus”
Ed.
L’Orma, pagg. 165, Euro 18,00
La moglie: Francine Faure.
L’Unica: Maria Casarès.
L’amante n.1: Catherine Sellers.
L’amante n.2: Mette Ivers.
Sono
loro le vedove di Camus, il grande scrittore francese nato nel 1913 in Algeria
in una famiglia di pieds noirs (i coloni
francesi stanziati nelle colonie francesi del Nord Africa), vincitore del
premio Nobel nel 1957. Sono loro le quattro donne che apprendono affrante la
notizia della sua morte in un incidente automobilistico- quando si dice ‘il
destino’: Camus sarebbe dovuto tornare a Parigi in treno dalla sua casa in
Provenza, non avrebbe dovuto trovarsi sulla Facel Vega del suo editore
Gallimard. L’auto si schiantò contro un platano, Albert Camus morì sul colpo il
4 gennaio 1960, Gallimard morì in ospedale pochi giorni dopo, la moglie e la
figlia si salvarono.
con la moglie
Elena Rui, in quattro lunghi capitoli
dedicati ad ognuna di loro, esplora il dolore delle quattro donne- ne esce non
solo il loro ritratto con la storia della loro vita e del loro incontro con
Albert, ma anche quello di Camus, Camus come uomo, come scrittore, come marito,
come amante. Tutte lo amavano disperatamente, ma Camus non era lo stesso con
ognuna di loro. È come se ricostruissero un puzzle, aggiungendo tessera su
tessera fino a formare il quadro completo, ricco di sfumature. Era un uomo
carismatico, affascinante, con grandi riserve di amore che distribuiva in
maniera diversa alle sue quattro donne. Sullo sfondo si dipana la storia della
Francia, l’occupazione nazista, la guerra d’Algeria. E poi quel Nobel
inaspettato, il blocco dello scrittore, l’ultimo libro non finito di cui Camus
portava il manoscritto nella valigetta che venne poi consegnata alla moglie.
Lei non volle mai darlo alle stampe, lo avrebbe fatto la figlia molti anni più
tardi.
Maria Casarès
La moglie (seconda moglie peraltro) Francine
lo aveva conosciuto in Algeria. Lei era un matematico, amava suonare il piano.
Durante la guerra erano stati separati per due anni, poi erano nati i due
gemelli- la paternità aveva legato maggiormente Albert alla moglie? Forse nei
primi tempi, poi non era bastata per tenerlo lontano da Maria, suo grande
amore, l’Unica.
L’Unica era spagnola, fuggita in Francia
dalla dittatura di Franco. Sguardo magnetico, diventerà una grande attrice di
cinema e teatro. A lei Camus scrisse più di 800 lettere. Bellissime, non
potevano essere altrimenti.
Anche Catherine Sellers era un’attrice. Tra
le donne di Camus lei era la più gelosa, a volte lo infastidiva facendogli la
posta fuori dalla porta dell’appartamento in cui lo scrittore viveva da solo.
Catherine Sellers
Mette Ivers era la più giovane (aveva
vent’anni meno di Camus), la più bionda (era di origine danese), quella che lo
conobbe per meno tempo- era stata la sua amante per solo due anni prima che lui
incontrasse la sua morte. Ed era una pittrice.
C’è qualcosa che unisce queste quattro
donne che amano tutte lo stesso uomo. Non sono donne comuni, ognuna di loro
brilla in un campo diverso, Francine ha, sulle altre, il vantaggio di essere la
madre dei suoi figli (che cosa ci fosse dietro una sua caduta da un terrazzo
non fu mai approfondito), Mette ha la giovinezza, Maria…be’, forse ha un suo
magnetismo che la rende Unica se riuscì a tenerlo legato (dopo 4 anni di
separazione) fino alla fine. Le unisce, poi, la consapevolezza di amare un uomo
fuori dall’ordinario che doveva essere lasciato libero per tenerlo legato.
Perché sapevano l’una dell’altra, a volte facevano anche vacanze insieme.
Mette Ivers
Il romanzo di Elena Rui poggia su un perfetto
equilibrio armonizzando diverse componenti- la personalità delle ‘quattro
vedove’ che convergono verso il ‘punto luce’ che illumina lui, Albert Camus.
Eppure, senza spreco di parole, terminiamo la lettura e ci sembra di conoscere
loro altrettanto bene quanto lui. E di certo siamo invogliate a leggere o
rileggere i libri di Albert Camus.

