mercoledì 8 giugno 2016

Winston Graham, “Ross Poldark” ed. 2016

                                   Voci da mondi diversi. Gran Bretagna e Irlanda
      la Storia nel romanzo
       FRESCO DI LETTURA

Winston Graham, “Ross Poldark”
Ed. Sonzogno, trad. M. Curtoni, pagg. 431, Euro 15,73

    C’è un libro per ogni lettore, c’è un libro per ogni umore passeggero e c’è un libro per ogni età della nostra vita. E la scelta del libro giusto da leggere nel momento giusto dipende da fattori che facciamo fatica a definire. Quando ho visto che la saga dei Poldark di Winston Graham era stato pubblicato dalla casa editrice Sonzogno, sono stata sommersa da un’ondata di nostalgia e ho deciso che lo avrei letto: non so quali anni fossero, ma ricordo una serie di piccoli volumi con le copertine colorate di cartone nella casa della mia infanzia. La saga dei Poldark ha avuto un enorme successo ad iniziare da quando, nel 1945, è stato pubblicato per la prima volta in Inghilterra. Negli anni ‘70 la BBC ne fece uno sceneggiato per la televisione, seguirono altre serie per la Tv nel 1996 (dall’ottavo libro) e nel 2015. Ci deve essere un motivo perché un libro sia così amato.
sceneggiato del 2015
    “Poldark” è un romanzo storico- uno di quei romanzi che intrecciano le vicende di personaggi fittizi con la Storia raccontata in maniera molto gradevole, anche se di certo farebbe inorridire uno studioso di storia che, peraltro, mai prenderebbe il libro tra le mani. E’ il 1783 e Ross Poldark torna a casa,in Cornovaglia, dopo aver combattuto nella guerra di indipendenza Americana: gli inglesi hanno perso la redditizia colonia, il ventitreenne Ross ritorna con una cicatrice sulla guancia e una caviglia dolente che lo fa zoppicare. Non ama parlare della guerra, Ross, e però, se era un ragazzino che amava il bere e il gioco quando è partito, adesso è un uomo che deve fronteggiare una situazione difficile e dolorosa. Suo padre (il figlio cadetto dei Poldark) è morto, la tenuta di Nampara è in rovina (i due servi che avrebbero dovuto occuparsene si sono dati alle gozzoviglie), ed Elizabeth, la ragazza pensando alla quale Ross si è aggrappato alla vita durante la guerra, sta per sposare il cugino di Ross.

    A ben vedere, c’è molto di scontato in una trama che poggia su queste premesse. Ross potrebbe essere la versione maschile di Rossella O’ Hara che ritorna a Tara e deve far risorgere la piantagione mentre il suo amore ha sposato Melania. Winston Graham è bravissimo nel mescolare i diversi elementi della storia- l’infelicità cocente di Ross per il ‘tradimento’ di Elizabeth (lei avrà dei ripensamenti più avanti nel libro), la sua capacità di reagire dedicandosi interamente alla tenuta (comiche e grottesche le scene con la coppia di servitori ubriaconi), i ricevimenti dei signorotti locali, con descrizioni mai troppo lunghe di ambienti, vestiti, cibi (perfette per ricreare l’atmosfera del tempo), le miniere di rame che un tempo hanno fatto la fortuna dei Poldark ed ora devono essere riaperte e messe in sicurezza, i problemi dati dai contadini e dai minatori che vivono sulle terre dei Poldark.
sceneggiato del 1996
    Ross è il protagonista assoluto ed è un personaggio affascinante. La bravura di Winston Graham è nell’evitare di farne un ritratto immutabile in bianco e nero. Ross cambia, è capace di riconoscere i suoi errori, può essere violento ma è anche generoso e comprensivo, si capisce perché i suoi fittavoli lo amino e lo rispettino. E accanto a Ross- tralasciamo di parlare della miriade di altri personaggi che popolano questo piccolo mondo- spicca una figura femminile che ci conquista: Demelza, lo ‘scugnizzo’ che Ross raccoglie per strada salvandola dalle frustate del padre e che, sotto l’onda dei pettegolezzi e delle maldicenze, diventa la fanciulla in antitesi alla perfettina Elizabeth, la donna sbarazzina e innamorata determinata a far innamorare di sé Ross.

    
La Cornovaglia, infine. Se Demelza assomigliava alla moglie di Winston Graham, la Cornovaglia  era il paese in cui lo scrittore viveva, la terra che amava. E si sente in ogni riga, in ogni parola. Si sente negli scorci di scogliere, nel fragore delle onde, nelle grida dei pulcinella di mare, perfino nelle gallerie delle miniere. Dopotutto sono questi i colori della Cornovaglia, che si ritrovano nella stoffa, il tartan, dei kilt tradizionali- l’azzurro del mare, il nero delle rocce, il giallo della sabbia e il rosso del rame.








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