Voci da mondi diversi. Paesi Bassi
Jan Brokken, “La malinconia del viaggiatore”
Ed.
Iperborea, trad. Claudia Cozzi, pagg. 401, Euro 20,00
C’è sempre qualcosa di magico, nei libri
dello scrittore nederlandese Jan Brokken. C’è la capacità di riportare in vita
grandi personaggi del passato recuperando frammenti della loro esistenza,
dettagli della loro personalità, aspetti delle loro opere. C’è la capacità di
farli respirare sulle pagine, insomma.
Quattordici racconti compongono “La malinconia del viaggiatore”- ne sono protagonisti personaggi che conosciamo come il poeta spagnolo Antonio Machado, il compositore ungherese Béla Bartók, il ceco Antonin Dvořák, Kafka, Kadaré e altri che invece conosciamo meno e che Brokken ci aiuta a scoprire. Quello che rende così piacevole la lettura è la varietà dei personaggi, grandi uomini in campi diversi, e la varietà di ambientazione e di introduzione ad una loro conoscenza. Per Antonio Machado è una cassetta delle lettere nel cimitero di Collioure, in Francia, dove il poeta aveva trovato riparo dalle persecuzioni franchiste, che è lo spunto per iniziare a parlarci dell’uomo il cui unico desiderio era che le sue parole continuassero a vivere; un dipinto di Caillebotte, quello di un uomo che osserva il pennacchio di fumo di un treno a vapore dall’alto di un ponte di ferro, ci rimanda a Dvořák, alla sua passione per i treni, sua ossessione e sua fonte di ispirazione;
una visita casuale al Mart di Rovereto e un incontro altrettanto casuale con una donna intrigante che chiede all’autore di sposarla fanno scoprire il genio innovativo di Depero a Jan Brokken; la casa Schröder a Utrecht non solo ci porta dentro la casa che è considerata il capolavoro e il simbolo del movimento De Stijl ma, tra quelle mura, ci pare di conoscere l’architetto Rietveld e le donne della sua vita; se andremo a Vence, guarderemo con altri occhi la cappella con le vetrate di Matisse dopo aver letto della ragazza che lo aveva accudito e che poi si era fatta suora, storia di un amore impossibile; ‘come sarò a ottantasette anni?’ è la domanda che precede il racconto dell’unico incontro, a Tirana, di Jan Brokken con uno dei protagonisti, Ismail Kadaré, il grande scrittore che visse sotto una dittatura e più di chiunque altro poteva capire Pasternak e scriverne ne “Quando un dittatore chiama”, incentrato sulla telefonata di Stalin a Boris Pasternak dopo l’arresto del poeta Osip Mandel’štam. Citando Pasternak, Kadaré diceva ‘l’unico bene è il male’, il male è qualcosa di buono da descrivere, senza il male non c’è letteratura- e i grandi romanzieri russi ne sono una prova.
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| casa Schroeder |
Da straordinario flâneur, Jan Brokken ci fa
gustare gli ambienti, ricrea l’atmosfera dei luoghi in cui si sono aggirate le
persone di cui parla, senza spreco di parole ci illustra la grandezza della
loro arte che può esprimersi nelle parole, nella musica, nella concezione dello
spazio- amplia i nostri spazi, allontana di un poco il nostro orizzonte.
Uno di questi racconti si differenzia dagli altri. Ha il titolo “Dream a little dream of me”, la canzone portata al successo nel 1968 dai The Papas & the Mamas e questa volta- è il 1976- un giovane Jan Brokken è in viaggio in Boemia con una Mini Cooper rossa,
la mitica Mini, chi non desiderava una Mini negli anni ‘70? Tanto più in Boemia, dove, però, la Mini ebbe un guasto al motore- immaginarsi come si poteva trovare un pezzo di ricambio in Boemia. Fu così che Jan incontrò Alena, figlia di un violoncellista, e l’aspirante architetto Jan. Quest’ultimo che sbavava dietro la Mini rossa, entrambi che facevano piani folli per fuggire, con l’aiuto dello scrittore sulla sua Mini rossa che nessuno avrebbe controllato (secondo loro). È un ricordo che sa di giovinezza, di altri tempi in cui ‘ non si era così attaccati alle cose materiali, come oggi, non così moralisti, piccolo borghesi, meschini’.
La cultura dell’Europa e dell’America,
storie e Storia, tenerezza e ironia leggera, e soprattutto tanta comprensione
umana nel libro di Jan Brokken.





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