Voci da mondi diversi. Francia
biografia romanzata
Alexandra Lapierre, “La regina dei mari”
Ed.
e/o, trad. Lorenzo Vetta, pagg. 560, Euro 20,90
Isabel Barreto. Bella, molto bella, con quella massa di capelli dorati. Intelligente, curiosa, volitiva, caparbia. Era la preferita di suo padre, i fratelli ne erano gelosi. Aveva rifiutato per anni di sposare Don Álvaro de Mendaña, grande esploratore, navigatore e cartografo, che era tornato da un primo grande viaggio in cui aveva scoperto le isole Salomone che parevano promettere ricchezze come quelle bibliche del Re Salomone. Poi se ne era innamorata, ricambiata contro ogni aspettativa. Era la donna giusta per l’adelantado, capace non solo di condividere i suoi sogni- attraversare l’Oceano Pacifico alla ricerca della leggendaria Terra Australis- ma anche di essere lei la forza trainante, con la sua giovinezza, la sua audacia, il suo coraggio.
Erano partiti insieme sulla San Jerónimo dal porto di Lima in
Perù il 9 aprile del 1595, poco più di cento anni dopo le imprese di Cristoforo
Colombo. Con loro c’erano altre quattro navi, centinaia di coloni pronti a
stabilirsi sulle nuove terre, soldati e artigiani. Pedro de Quirós era il
pilota che avrebbe acquistato maggiore importanza durante il viaggio. Avevano
scoperto le isole Marchesi ma non erano riusciti a ritrovare le isole Salomone.
Il viaggio che doveva portare gloria e ricchezza si era risolto in tragedia.
C’erano stati conflitti con gli indigeni, burrasche, malattie, tensioni con
l’equipaggio e i coloni. Infine lui, Don Álvaro, era morto e Isabel aveva imposto che
la sua bara fosse caricata a bordo, rifiutando di lasciarlo in un’isola
sperduta.
don Alvaro
Non si era mai sentita una cosa del genere. Un morto a bordo. Avrebbe
portato sfortuna. Il vagare della San Jerónimo in quello sconfinato oceano, mentre
si assottigliano le riserve di cibo e di acqua, richiama alla mente i versi
della Ballata del Vecchio Marinaio di Coleridge- sembra una nave fantasma con
una ciurma e passeggeri fantasma. Lei, Isabel, che ha assunto il comando della
spedizione su precisa disposizione di Don Álvaro, è diventata una delle prime- o forse
la prima donna ammiraglio della storia. Finché i superstiti raggiungono le
Filippine.
È diventato un vero e proprio filone
letterario, quello della biografia storica romanzata. E Alexandra Lapierre ha
scelto un filone del tutto femminile, ricostruendo la vita di donne
eccezionali, disegnando un loro ritratto con le parole, facendole respirare
sulla carta, così che, quando terminiamo la lettura, ci sembra di conoscerle,
di averle sempre conosciute. Così era stato per Mura ne “La donna dalle cinque
vite”, per Belle Green, Artemisia, Miss Franklin. E ora per Isabel.
Isole Solomon
La parte iniziale del libro scorre più
lenta- Isabel si è ritirata in convento aspettando il ritorno del secondo
marito, Don Hernando de Castro, pregando per la sua salvezza. È una Isabel
penitente che sembra voler espiare qualche grave peccato, quella che
incontriamo, una Isabel irriconoscibile che si è tinta i capelli di un nero
luttuoso e digiuna. Ed è la sorella che racconta gli antefatti, gli anni prima
del matrimonio con l’adelantado. La
narrazione pare salpare insieme alla San
Jerónimo e il romanzo diventa un avvincente
romanzo di avventura, quasi un romanzo di Verne, il mare, anzi l’oceano, rappresenta,
come per Ulisse, una sfida, una distesa senza confini con l’orizzonte della
conoscenza che si sposta di continuo, una sfida il cui pericolo si deve
accettare. E la vita di Isabel passa dall’essere la moglie adorata di Don Álvaro al nuovo ruolo
di ammiraglia (difficilissimo imporsi come tale) per poi abbandonare le vesti
di lutto quando, a Manila, incontra il giovane Don Hernando, il secondo uomo
con cui condividere sogni di conquiste.
Un romanzo ricco di fascino con un
personaggio affascinante.



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