venerdì 2 dicembre 2016

Alberto Ongaro, “La versione spagnola” ed. 2008

                                                            Casa Nostra. Qui Italia
      cento sfumature di giallo
      il libro ritrovato

Alberto Ongaro, “La versione spagnola”
Ed. Piemme, pagg. 252, Euro 14,50

   Marta? Gli aveva detto davvero di chiamarsi Marta o quel nome di recente conoscenza si era infilato nel suo ricordo così come la ragazza Marta si era infilata nel suo libro? Certo che il fantoccio dalle tendenze suicide sembrava fare di lei un personaggio all’altezza di ciò che vi era di sinistro nella versione spagnola. Un personaggio immaginario, una fantasia malata di Magdalena Vegas Palacio come la ragazza Marta.

    Leggere un libro di Alberto Ongaro non è mai un’esperienza passiva, succede a noi lettori quello che succede allo scrittore- a questo scrittore-, ci capita come al protagonista della “Storia Infinita” di Michael Ende, di entrare nel libro, di non sapere più dove inizi la realtà e dove termini la finzione letteraria.
“La versione spagnola” inizia con un pacco che arriva per posta allo scrittore Massimo Senise. Contiene le copie dell’edizione spagnola del suo ultimo romanzo il cui titolo, “La sconfitta”, è stato tradotto con “Perdidos”. Titolo e fotografia in copertina interpretano benissimo il significato del libro, il senso di disillusione e di fallimento che aspetta tutti, pure quei giovani ignari e sorridenti della foto. Anche Massimo Senise si sente così, avverte una certa inutilità in tutto quello che sta facendo, nel vivere e nello scrivere. Inizia, per curiosità, a leggere la versione spagnola della sua opera e quasi subito si imbatte in una frase che- ne è sicuro- lui non ha scritto nell’originale. Di più: la frase tratteggia un personaggio che non esiste nel suo romanzo. Una bella immagine peraltro, quella di Marta che caminaba en la orilla triste y sin peso como una sombra. Ma chi è questa Marta che cammina leggera come un’ombra sulla battigia? Senise continua a leggere: Marta non riappare ma affiorano altre aggiunte al suo testo, come ci fosse un messaggio cifrato da decodificare. Il senso finale sarebbe che Marta muore per colpa di Senise stesso. Che significato ha questa assurdità? Come si è permessa la traduttrice, una tal Magdalena Vegas Palacio, di apportare delle modifiche all’originale?

    Alberto Ongaro- e Massimo Senise per lui- pensano che la vita sia una detective story su cui si debba indagare, che l’esistenza contenga sempre un mistero, e allora l’indagine che Senise intraprende, per scoprire chi sia Marta e che cosa volesse comunicargli Magdalena Vegas Palacio, diventa una ricerca all’interno della stessa vita dello scrittore, seguendo una duplice traccia. A ritroso nel tempo, per ritrovare un ricordo che lo perseguita, di una bambina vista una sola volta a Murano, un folletto stravagante che aveva un pupazzo dalle manie suicide e che era certo che la sorte le avrebbe riservato qualcosa di eccezionale (è per quello che sarebbe finita- non si sa come- tra i protagonisti falliti de “La sconfitta”?). E in un presente molto reale in Spagna, cercando la traduttrice bravissima che nessuno ha mai visto.

    Se questo è il filone più intrigante del romanzo, che ci irretisce nelle maglie di una vicenda che sembra scivolare dal sogno alla veglia seguendo una serie di coincidenze troppo straordinarie per essere casuali, c’è anche un’altra parte del libro con personaggi diversi e quasi felliniani: l’amico di una bruttezza che sfiora la deformità e che dice di discendere dai re di Tebe, il principe romano che dedica la sua vita a cercare di suonare una partitura inedita di Mozart, l’attrice americana che si installa in casa di Senise. Personaggi questi che danno corpo ad altre storie- si infiltreranno pirandellinianamente  in romanzi futuri, magari all’insaputa dello scrittore stesso? Terminiamo di leggere il libro di Alberto Ongaro e non sappiamo più quale sia il mondo che ci contiene, se quello che vediamo, o quello che entra nelle pagine di un libro. Ci viene persino il dubbio che l’esistenza intera non sia altro che un romanzo. Di Ongaro.

la recensione è stata pubblicata su www.wuz.it




                                                                               

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