domenica 1 febbraio 2015

Stefan Merrill Block, “Io non ricordo” ed. 2008

                                                 Voci da mondi diversi. Stati Uniti d'America
          il libro ritrovato


Stefan Merrill Block, “Io non ricordo”
Ed. Neri Pozza, trad. Stefano Bortolussi, pagg. 345, Euro 17,00

Titolo originale: The Story of Forgetting


     A mano a mano che io crescevo, mia madre regrediva.
   Da piccolo pensavo che smemorata e impulsiva fossero sempre stati i modi di essere di mia madre. Sempre a una certa distanza, sospesa, fra le nuvole, non badava mai a cose come la posizione delle chiavi in casa, o della sua auto nel parcheggio, o al fatto che i fornelli fossero ancora accesi. Contava sempre sugli altri, nello specifico su mio padre, perché si occupasse delle mille piccole necessità della giornata.

   Il sedicenne Seth. Il vecchio Abel. Tra di loro Jamie, l’ancora giovane madre di Seth che ha un nome maschile. Uno in cerca di ricordi, l’altro che ricorda. Tra di loro la donna che sta perdendo la memoria. Seth vive con la madre e il padre a Westrock, nel Connecticut , la vecchia casa fatiscente di Abel è a High Plains, nel Texas. Nel mezzo, in un fantastico non-luogo a cui sembra si possa accedere da parecchi punti della Terra- da sotto la Sfinge, o da Stonehenge, o dall’Acropoli, o dall’Empire State Building. Si tratta del regno di Isidora, una terra senza memoria, “dove ogni bisogno è esaudito e ogni tristezza è dimenticata”.

Sono quindi due le storie che ci accingiamo a leggere in questo bel primo romanzo del giovane Stefan Merrill Block (è nato nel 1982 a Plano, in Texas), o almeno due sono le storie in prima persona: quella di Seth, che inizia con la frase, nella primavera del 1998 era diventato ormai innegabile, e poco più avanti sua madre gli chiede, Da quanto ci conosciamo?, e quella di Abel, che risale a quarant’anni prima, con la confessione, Ero innamorato della moglie di mio fratello. Ma entrambe contengono un’altra storia ancora, della madre di Seth, colpita da una forma di Alzheimer famigliare o a “esordio precoce”. Le due storie principali si collegheranno alla fine del romanzo, e intanto sono affiancate da altre due narrative, una storia genetica in cinque parti e il mito del regno di Isidora. Perché Seth decide che diventerà un esperto del cervello umano, quando apprende della malattia della madre, e incomincia le ricerche sulla EOA-23, una fittizia variante dell’Alzheimer causata da un singolo gene. Ma, se in qualche modo c’è un nodo di parentela tra i pazienti afflitti dalla EOA-23, allora l’indagine di Seth alla ricerca del passato della mamma può anche seguire la pista del fantastico mito della terra dell’oro o dell’eterna dimenticanza in cui esiste solo la felicità del momento, con tutte quelle storie arrivate a Seth attraverso le voci di generazioni che le arricchivano a mano a mano che le tramandavano. E che noi ora leggiamo, scritte in un corsivo aereo, ad alleviarci la pena delle due storie principali.
     Saremmo tentati di interpretare la vita di Abel iniziando dal suo nome, perché Abel ha un fratello gemello Paul a cui è legato da amore e invidia: perché Abel ha una malformazione nella spina dorsale e una gobba sulla schiena, perché è Paul che sposa Mae, anche se (e Abel non ne capisce il motivo, quando li spia da un albero) si gira dall’altra parte nel letto, perché è Paul che la piccola Jamie chiama “papà”, anche se è quasi certo che sia figlia di Abel. Ma, a tragedia compiuta, dovremo concludere che questa non è una versione della storia di Caino e Abele: è un dramma cupo, questa storia di fratelli colpiti da due mali diversi e che si aggrappano a memorie diverse, a ricordi proibiti per motivi differenti. E se per Paul la morte è pietosa perché cancella l’ultimo brandello di un ricordo tormentoso che diventa imbarazzante, Abel diventa, invece, il custode della memoria, mantenendo in piedi la vecchia casa tra i nuovi edifici che sorgono come funghi. Per poter essere ritrovato, perché forse un cervello che si sbriciola conserva le tracce di un cancello con l’insegna arrugginita a cui manca una lettera.

     Quanto a Seth- Seth dalla straordinaria intelligenza matematica, Seth tormentato dall’acne, innamorato della sciocca compagna di scuola, colpito al cuore dalla malattia della mamma-, Seth non avrà pace finché non saprà la storia di cui la madre non ha mai parlato. Quella che forse celava dietro la fiaba serale, Accanto a questo mondo ce n’è un altro. Vi sono punti in cui si può sconfinare…
    Splendidamente costruito, “Io non ricordo” è un romanzo che ricorderemo a lungo, che ha in sé la tragedia di una malattia inesorabile che fa più male a chi è vicino alla persona che ne soffre che non a questa. Un libro dolente eppure poetico, profondo e con la lievità della fiaba, a tratti perfino divertente- ed è un sollievo- nella goffaggine adolescenziale del giovane protagonista che soffre della perdita di una mamma che ha smarrito la consapevolezza di vivere.

la recensione e l'intervista che segue sono state pubblicate su www.wuz.it



      

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