mercoledì 24 giugno 2026

Garance Solveg, “I ciliegi fioriscono anche di notte” ed. 2026

                                                            Voci da mondi diversi. Francia

la Storia nel romanzo

Garance Solveg, “I ciliegi fioriscono anche di notte”

Ed. Astoria, trad. Claudine Turla, pagg. 368, Euro 18,05

 

   Harbin, Cina. 1944.

   Kyoto, Giappone. 1993.

   Hiromi Takeshi.

   Yuna Takeshi.

   Due filoni narrativi, in due tempi diversi ma le conseguenze di quello che accadde nel primo si riverseranno pesantemente su quanto accade nel secondo. Due donne che impariamo ad amare, con lo stesso cognome- Hiromi era stata la prima moglie del generale Hajime Takeshi, Yuna era la figlia che il generale aveva avuto dalla seconda moglie. Hajime Takeshi aveva il grado di generale durante la seconda guerra mondiale, ma era anche un medico ematologo e sarebbe diventato famoso nel suo campo. Per emulazione, per guadagnarsi l’affetto e la stima del padre, sua figlia Yuna aveva seguito le sue orme, specializzata nel trapianto di midollo per gli ammalati di leucemia. E Hiromi, Hiromi era morta, il suo ricordo era così doloroso per il marito che non ne voleva parlare.

Harbin

   Nel 1944 Harbin era la città principale del Manchukuò, lo stato fantoccio istituito dall’impero giapponese nel 1932 in collaborazione con gli ufficiali della deposta dinastia Qing. Hiromi era giovane, idealista, credeva veramente che il Giappone avrebbe favorito l’integrazione delle diverse etnie, che si sarebbe aperta una nuova era per l’Asia, libera dai colonizzatori europei. Era innamorata del marito, lo stimava molto, l’addolorava non riuscire a dargli un figlio. Ed era appassionata del suo lavoro come giornalista. Poi si era innamorata di un altro uomo, anche se mai avrebbe tradito il marito. E aveva aperto gli occhi sulla crudeltà con cui i giapponesi trattavano i prigionieri cinesi. Fino alla rivelazione terribile di quanto accadeva dietro la mura di quella che sembrava una cittadella fortificata, a Pingfang, di che cosa esattamente si occupasse suo marito, quell’uomo che sapeva essere così tenero con lei.

Pingfang

    Kyoto, 1993. Quando Yuna vede la prima paziente della giornata ad entrare nel suo studio medico, è scioccata. È sua sorella Ama che non vede da quando, dopo un litigio, se ne era andata via da casa- e allora Ama aveva diciotto anni. Adesso le resta poco da vivere se non si trova un donatore per un trapianto di midollo. È così che Yuna, pronta ad aiutare la sorella, scopre di non essere compatibile- Ama è stata adottata. Ma chi è Ama, in realtà? Di chi è figlia? È vero che il loro padre l’ha ‘raccolta’ per strada, abbandonata forse dai genitori in fuga dall’avanzare dell’Armata Rossa, dopo la sconfitta del Giappone e la resa incondizionata dell’Imperatore?

    Le due narrative, una che procede in avanti nel tempo e una che ripercorre quel tempo a ritroso, una che ci racconta una verità terribile e una che cerca quella verità, finiscono per far luce su quella che si può definire ‘la Auschwitz nascosta, la Auschwitz del Giappone’, l’Unità 731, l’unità segreta di ricerca biologica e chimica dell’Esercito Imperiale giapponese, attiva fra il 1936 e il 1945.


La sede era a Pingfang ed era guidata dal generale Shiro Ishii che conduceva spietati esperimenti su prigionieri umani, chiamati ‘maruta’, tronchi. Anche i giapponesi cercarono di distruggere quanto più possibile le testimonianze dell’orrore, proprio come fecero i nazisti nei campi di concentramento. E il processo di Tokyo, tra il 1946 e il 1948, non fece giustizia- ai medici responsabili degli esperimenti, primo fra tutti Shiro Ishii, fu concessa l’immunità dagli Stati Uniti in cambio dei risultati dei loro esperimenti.

    Garance Solveg è riuscita a scrivere un libro che ci tiene inchiodati alle sue pagine, perché, anche se avevamo letto dell’Unità 731, non ne conoscevamo l’intera storia e- questa è la grande prerogativa del romanzo- non c’è maniera migliore per avvicinare la Storia ad un vasto pubblico che intrecciare la realtà con l’invenzione, mescolare personaggi fittizi con altri veramente esistiti.



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