martedì 2 giugno 2026

Elena Rui, “Vedove di Camus” ed. 2026

                                                        Casa Nostra. Qui Italia

                                             biografia romanzata

Elena Rui, “Vedove di Camus”

Ed. L’Orma, pagg. 165, Euro 18,00

 

  La moglie: Francine Faure.

  L’Unica: Maria Casarès.

  L’amante n.1: Catherine Sellers.

  L’amante n.2: Mette Ivers.

Sono loro le vedove di Camus, il grande scrittore francese nato nel 1913 in Algeria in una famiglia di pieds noirs (i coloni francesi stanziati nelle colonie francesi del Nord Africa), vincitore del premio Nobel nel 1957. Sono loro le quattro donne che apprendono affrante la notizia della sua morte in un incidente automobilistico- quando si dice ‘il destino’: Camus sarebbe dovuto tornare a Parigi in treno dalla sua casa in Provenza, non avrebbe dovuto trovarsi sulla Facel Vega del suo editore Gallimard. L’auto si schiantò contro un platano, Albert Camus morì sul colpo il 4 gennaio 1960, Gallimard morì in ospedale pochi giorni dopo, la moglie e la figlia si salvarono.

con la moglie

   Elena Rui, in quattro lunghi capitoli dedicati ad ognuna di loro, esplora il dolore delle quattro donne- ne esce non solo il loro ritratto con la storia della loro vita e del loro incontro con Albert, ma anche quello di Camus, Camus come uomo, come scrittore, come marito, come amante. Tutte lo amavano disperatamente, ma Camus non era lo stesso con ognuna di loro. È come se ricostruissero un puzzle, aggiungendo tessera su tessera fino a formare il quadro completo, ricco di sfumature. Era un uomo carismatico, affascinante, con grandi riserve di amore che distribuiva in maniera diversa alle sue quattro donne. Sullo sfondo si dipana la storia della Francia, l’occupazione nazista, la guerra d’Algeria. E poi quel Nobel inaspettato, il blocco dello scrittore, l’ultimo libro non finito di cui Camus portava il manoscritto nella valigetta che venne poi consegnata alla moglie. Lei non volle mai darlo alle stampe, lo avrebbe fatto la figlia molti anni più tardi.

Maria Casarès

   La moglie (seconda moglie peraltro) Francine lo aveva conosciuto in Algeria. Lei era un matematico, amava suonare il piano. Durante la guerra erano stati separati per due anni, poi erano nati i due gemelli- la paternità aveva legato maggiormente Albert alla moglie? Forse nei primi tempi, poi non era bastata per tenerlo lontano da Maria, suo grande amore, l’Unica.

    L’Unica era spagnola, fuggita in Francia dalla dittatura di Franco. Sguardo magnetico, diventerà una grande attrice di cinema e teatro. A lei Camus scrisse più di 800 lettere. Bellissime, non potevano essere altrimenti.

   Anche Catherine Sellers era un’attrice. Tra le donne di Camus lei era la più gelosa, a volte lo infastidiva facendogli la posta fuori dalla porta dell’appartamento in cui lo scrittore viveva da solo.

Catherine Sellers

   Mette Ivers era la più giovane (aveva vent’anni meno di Camus), la più bionda (era di origine danese), quella che lo conobbe per meno tempo- era stata la sua amante per solo due anni prima che lui incontrasse la sua morte. Ed era una pittrice.

    C’è qualcosa che unisce queste quattro donne che amano tutte lo stesso uomo. Non sono donne comuni, ognuna di loro brilla in un campo diverso, Francine ha, sulle altre, il vantaggio di essere la madre dei suoi figli (che cosa ci fosse dietro una sua caduta da un terrazzo non fu mai approfondito), Mette ha la giovinezza, Maria…be’, forse ha un suo magnetismo che la rende Unica se riuscì a tenerlo legato (dopo 4 anni di separazione) fino alla fine. Le unisce, poi, la consapevolezza di amare un uomo fuori dall’ordinario che doveva essere lasciato libero per tenerlo legato. Perché sapevano l’una dell’altra, a volte facevano anche vacanze insieme.

Mette Ivers

  Il romanzo di Elena Rui poggia su un perfetto equilibrio armonizzando diverse componenti- la personalità delle ‘quattro vedove’ che convergono verso il ‘punto luce’ che illumina lui, Albert Camus. Eppure, senza spreco di parole, terminiamo la lettura e ci sembra di conoscere loro altrettanto bene quanto lui. E di certo siamo invogliate a leggere o rileggere i libri di Albert Camus.



   

   

  

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