venerdì 10 novembre 2023

Tullio Avoledo, “I cani della pioggia” ed. 2023

                                                                 Casa Nostra. Qui Italia

                                                  cento sfumature di giallo



Tullio Avoledo, “I cani della pioggia”

Ed. Marsilio, pagg. 375, Euro 20,00

 

   Marco Ferrari e Sergio Stokar. Vi dicono niente questi nomi? Abbiamo già letto di loro, sappiamo già qualcosa della vita di questi due personaggi, protagonisti, il primo di “Come navi nella notte”, 2021, e il secondo di “Nero come la notte” del 2020. Non c’è la parola ‘notte’ nel titolo del nuovo romanzo di Tullio Avoledo, eppure il buio del Male, che è la guerra e non solo, pervade tutte le pagine. Non c’è l’aggettivo ‘nero’, eppure questo è un noir, se abbiamo bisogno di qualche definizione di genere, perché non è di certo un romanzo di indagine poliziesca, anche se sia Ferrari sia Stokar sono ex poliziotti. Marco Ferrari ora- lo sappiamo- vive in Germania ed è autore di polizieschi che hanno per protagonista il commissario Venier (ah, se riuscisse a far morire questo Venier! La sua agente glielo proibisce, dato il successo del personaggio). Che cosa faccia Stokar è molto più vago e ambiguo. Uomo dalle mille risorse, dal sangue freddo che non gli fa battere ciglio se deve uccidere qualcuno, dalla grande cultura, capace di citazioni in latino e in greco, fa sembrare Ferrari uno scolaretto pavido e ignorante, tanto da farci sospettare che ci sia una punta di voluta ironia e presa in giro nei confronti di chi fa lo scrittore senza basi letterarie, senza aver letto le opere dei grandi del passato e neppure di quelli più o meno contemporanei. Può non essere voluta, ad esempio, la totale ignoranza da parte di Ferarri di quello che è successo a Katyn durante la seconda guerra mondiale?

    La trama de “I cani della pioggia” è ambientata in Ucraina, in un’altra guerra, quella che doveva durare tre giorni secondo Putin, quella che sarebbe stata superata (nell’attenzione dei media e nella nostra preoccupazione) da un’altra guerra sulle sponde del Mediterraneo. Anzi, forse è la guerra stessa ad essere la vera protagonista del romanzo.


Magda, la compagna giornalista di Marco Ferrari, è scomparsa mentre era impegnata in un servizio fotografico ai confini tra Ungheria e Ucraina. E Marco Ferrari lascia la Tesla parcheggiata a Belgrado e inizia la ricerca- verrà fuori che Magda è stata rapita da un gruppo militante di serbi e sarà Sergio Stokar a guidare un’impresa che è- come dice lui stesso- una mission impossibile. Ferrari lo segue, gli obbedisce perché non può fare altrimenti, si prende insulti e parolacce (il linguaggio del ‘duro’ Stokar è, a dir poco, fiorito) e, nello stesso tempo, cerca di imparare da lui. Imparare ad uccidere. Vuole o non vuole salvare Magda? È vero o non è vero che è disposto a dare la sua vita per quella della sua compagna? E allora fatti e poche parole. Ma per Marco Ferrari è uno shock, così come tutto quello che dovrà vedere passando la linea del fronte e addentrandosi nella zona occupata dai russi.


Crudeltà disumana e gratuita, torture ai prigionieri, ragazzini in divisa, carri armati incendiati, cadaveri, cadaveri a fertilizzare la grassa terra bruna dell’Ucraina. E poi la fatica di quel camminare, anche la fame e la sporcizia, l’impressione di non sapere dove si stia andando. Siamo come cani nella pioggia. La pioggia ha lavato via le nostre impronte, il nostro odore. Così camminiamo senza meta. Ci muoviamo nel nulla, senza una direzione. Ogni tanto, poi, qualcosa che ci ricorda che esiste la bellezza, anche se incongrua, anche se sembra un miraggio. Come quelle strane sculture di plastica che si muovono spinte dal vento, le Strandbeesten dell’olandese Jansen che scompaiono all’orizzonte.
Strandbeesten

    E poi, quando c’è di mezzo la guerra, c’è anche altro. Come se la guerra fosse un pretesto, uno scudo per nascondere altri traffici loschi, di bambini venduti e di droga.

    Il romanzo di Tullio Avoledo è un libro duro, con una trama tesissima ed estremamente attuale che pone domande valide in ogni epoca, come quella su quale debba essere il nostro ruolo in avvenimenti così tragici e cruciali per la sussistenza di un popolo. Perché è vero che, ad essere cinico, uno pensa che l’eroismo è inutile, che gli eroi finiscono per concimare i campi. Ma, come osserva Stokar parlando con Ferrari: Lo so che sei uno che pensa: sfortunata la terra che ha bisogno di eroi. Ma io dico: sfortunata la terra che non trova eroi, quando ne ha bisogno.



   

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