sabato 8 febbraio 2020

Tullio Avoledo, “Nero come la notte” ed. 2020

                                           Casa Nostra. Qui Italia                     
                                                                          noir

Tullio Avoledo, “Nero come la notte”
Ed. Marsilio, pagg. 524, Euro 19,90


        Chiamatemi Lazzaro.
        Perché per raccontarvi questa storia sono tornato dal regno dei morti.
Non è “Chiamatemi Ismaele”, ma è un incipit altrettanto memorabile. Anche Ismaele raccontava una storia che era precipitata nel regno dei morti, anche lui era stato sul punto di perdere la vita- e però dietro di lui c’era un’ossessione maniacale di vendetta. Nel romanzo “Nero come la notte” di Tullio Avoledo la storia di Lazzaro, ovverossia dell’ex poliziotto Sergio Stokar, è parecchio più complessa.
     Sergio Stokar, iniziali di nome e cognome SS- perfette per un uomo di estrema destra che porta al dito un anello con sigillo nazista, che avrebbe buttato a mare tutti gli immigrati, soprattutto quelli dalla pelle scura per cui non lesinava gli insulti. E che ora, disilluso dalla politica del partito che sosteneva e che è andato al potere, si trova, per somma ironia della sorte, a vivere nelle Zattere- un insieme di edifici che erano sorti per diventare un complesso residenziale e che sono stati, invece, abbandonati. Sono una specie di ghetto, le Zattere, abitato da una comunità multietnica di immigrati irregolari, governata da un Consiglio e regolamentata da sue proprie leggi. Che ci fa lì, Sergio Stokar che non è un immigrato e che ce l’ha a morte con questa gente?
Questa gente lo ha salvato- era stato abbandonato sulla porta delle Zattere, nudo e privo di sensi, malconcio e strafatto, ed era stato curato da un medico indiano che lo aveva rimesso in sesto. E però Sergio non aveva recuperato la memoria- o c’era qualcuno che voleva che non ricordasse nulla e che fabbricava falsi ricordi per lui? Comunque, per essere accettato nelle Zattere, Sergio Stokar diventa ‘lo sceriffo’ che mantiene l’ordine e si occupa di piccoli reati. Finché succede qualcosa- una bellissima prostituta polacca si schianta al suolo precipitando da un nono piano e, strana coincidenza, tre ragazzine scompaiono.
     Lo dice il titolo, “Nero come la notte”, che questo è un nerissimo noir- restiamo nello spettro dei colori, c’è una trama gialla, c’è un’indagine e una corsa per fermare un assassino (o più assassini? c’è un mandante e ci sono degli esecutori?), e poi c’è l’ambientazione, cupamente nera, splendidamente nera. Splendidamente non perché ci si debba rallegrare di questa città distopica, ma perché lo scrittore è straordinario nel rappresentarla. Con tratti realistici e nello stesso tempo con un qualcosa che va al di là, di quasi fantascientifico o di immaginario. Una descrizione abbastanza realistica da farci capire che Pista Prima (il richiamo è a Airstrip One di “1984” di Orwell) è una cittadina del Nord Est, con quel pizzico di distopia da illuderci che no, Pista Prima non esiste, non ci possono essere le Zattere, non ci possono essere persone che manovrano l’economia in questa maniera al di fuori di ogni legalità e moralità. Eppure. Pista Prima era al trentesimo posto nell’elenco delle città più vivibili d’Italia. È scesa all’ottantaduesimo posto dopo la crisi del 2008. È una città dove “la disoccupazione è ai livelli della Grande Depressione, dove i negozi chiudono e i giovani devono emigrare”, e dove, tuttavia, “l’anno scorso si sono immatricolate più auto di lusso che a Milano”. Una città dove qualcuno produce ricchezza, ma da fonti sospette. E quell’alveare che sono le Zattere (si chiamano così perché sorgono su una palude, ma noi pensiamo anche alle zattere di salvataggio per i disperati che vi approdano) porta Sergio Stokar a conoscere una realtà che finora ha disprezzato e che fa di lui un altro uomo.

     Una volta Sergio avrebbe pensato di essere arrivato nell’Inferno e invece è il contrario, è lui che viene dall’Inferno, dal degrado personale, dal girone chiuso della corruzione, della droga, della violenza, in cui non c’è più spazio per gli affetti famigliari, per l’amore e la tenerezza. E il ‘percorso’ attraverso le Zattere, le nuove conoscenze, la scoperta che spesso l’apparenza inganna, che non è vero che il Bello è anche il Bene, lo cambiano (e cambiano anche il suo aspetto fisico, tra cicatrici e pestaggi: sono i colpi della Vita?). La scoperta finale delle trame che passavano attraverso le Zattere gli rivela un Male perfino impossibile da immaginare. Così impossibile da sembrare un tocco di orrore fantasy che riusciamo ad accettare proprio per quello, perché possiamo credere che sia tutta una fantasia, come i lettori del 1948 avevano pensato del “1984” di Orwell.
      Una bella scrittura, un bel romanzo ricco di stimolanti allusioni letterarie.

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la recensione sarà pubblicata su www.stradanove.it




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