mercoledì 15 luglio 2026

Francesca Giannone, “Gli anni in bianco e nero” ed. 2026

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Francesca Giannone, “Gli anni in bianco e nero”

Ed. Nord, pagg. 416, Euro 19,00

 

     Anni ‘60. Un paese vicino a Lecce. Le sorelle Elia- Maria, Giovanna, Ada, Domenica (la piccola di casa, chiamata Mimì). La mamma fa la sarta, Maria e Giovanna la aiutano, Ada lavora nel tabacchificio e Mimì studia, frequenta il liceo classico, è bravissima. Il padre è un ‘padre padrone’, un despota che tutte temono, che la moglie tende a giustificare dicendo che non era così, prima di combattere in Russia.

   É Mimì a raccontare che cosa significa essere donna in quel decennio di grandi cambiamenti, in un paese del Sud. Studiare è un privilegio per chi, come lei, ha un padre che fa il messo comunale- le compagne la trattano con un certo disprezzo, per rivalsa i suoi risultati scolastici sono eccellenti, l’unico che timidamente si avvicina a lei e diventa suo amico è Vincenzo. Deve essere ricco, Vincenzo, se le regala un proiettore dopo aver scoperto la passione di Mimì per il cinema. Perché Mimì, di nascosto dal padre e con la complicità dell’uomo che proietta le pellicole, è riuscita a vedere i film sullo schermo del cinema Apollo fin da quando era bambina. Mimì è affascinata dal cinema, insieme a Vincenzo guarderà film e ne discuterà con lui- Fellini è il suo regista preferito. Mimì non ha dubbi: farà la regista, dopo Lina Wertmüller, lei sarà la seconda donna regista italiana.


    La piccola vita di quattro sorelle- e noi pensiamo a “Piccole donne” di Louisa May Alcott, c’è qualcosa di Meg nella tranquilla quotidianità di Maria che sposa un uomo che la adora, lei forse non è innamorata ma le pare di trovare se stessa con lui (avrà dei ripensamenti più tardi, ma non uscirà dal sentiero tracciato per lei), Giovanna invece ha qualcosa dell’irruenza di Jo. Giovanna non si lascia sottomettere dal padre, fugge di casa per stare insieme al ragazzo che ama- e qui si apre uno scorcio sulla politica di quegli anni, sulle lotte tra comunisti e democristiani. Per il padre, Giovanna è morta- vivere con un uomo, comunista per giunta, senza essere sposata! Ad Ada, la timida Ada di cui neppure Mimì aveva capito la natura dello stretto legame con l’amica Sara, andrà di gran lunga peggio, la punizione del padre sarà terribilmente crudele.

    Ha una costruzione particolare, il romanzo di Francesca Giannone. É come se scorresse su un doppio binario, quello dei film proiettati all’Apollo, titoli che hanno segnato un’epoca, mentre nella piccola sartoria è la moda che segnala l‘avanzare del tempo (che scalpore, la minigonna di Mary Quant!), e quello del terzo occhio di Mimì, la sua cinepresa che ritrae le irrequietudini del suo tempo, gli scioperi, le proteste degli studenti con l’incalzare del ‘68, mentre le canzoni dei Beatles fanno da colonna sonora.


C’è altro ancora, ne “Gli anni in bianco e nero” il cui titolo fa pensare non solo alle pellicole cinematografiche ma anche ad anni che dovevano ancora vedere l’esplosione di colori di una società in forte ripresa dopo essersi lasciata la guerra alle spalle. In un mondo che cambia, le ‘piccole donne’ Elia ben rappresentano l’evoluzione femminile- tutte e quattro, chi di nascosto, chi apertamente, si ribellano all’egemonia paterna, il modello di vita felice per la donna non è più quello confinato alla cucina e alla casa, la donna deve lavorare per essere indipendente, si parla di divorzio (perfino la mamma, di un’altra generazione, non esclude di divorziare da un uomo che non rispetta più), si parla di aborto, ci si ribella alla legge che vede solo la donna perseguibile per adulterio.

E la piccola Mimì dispiega le sue ali per volare in alto- da quel piccolo paese del Salento andrà a Roma e frequenterà la scuola del cinema.    



  

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