lunedì 11 maggio 2026

Intervista a Giulio Passerini, autore di "Inimicizie letterarie"

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                                              Intervista

copy Alessandra Fuccillo

    

     Il breve libro di Giulio Passerini sugli insulti letterari mi aveva così divertito, così incuriosito, che gli ho chiesto se aveva tempo per rispondere a qualche domanda per soddisfare il mio desiderio di ‘saperne di più’.

Qual è stata la scintilla, il punto di partenza per il suo libro, la sua raccolta di insulti?

    Avevo trovato per caso un litigio fra due scrittori, mi incuriosivano delle storie così e poi, conoscendo gli scrittori, ho immaginato che ci fossero tanti altri casi di litigi e di insulti. Ho fatto delle ricerche e ne ho trovato abbastanza per scriverne in un piccolo libro.

E poi, come è proceduta la ricerca di quali insulti scegliere?

     In realtà è una ricerca che si fa da sola, gli insulti sono come le battute e poi ho ricostruito la storia che ha portato a questo momento in cui due scrittori si sono, per così dire, fronteggiati. A volte c’è una bella storia dietro, a volte di bello c’è solo l’insulto e allora lo scartavo. Tutte quelle che ho trovato- e non sono poi tante- sono finite nel libro.

La citazione iniziale con la domanda- un insulto che corrisponde al vero, è un insulto?- è molto intrigante. Pensa che sia un insulto se quello che si dice è vero?

     Assolutamente sì. A volte un insulto può anche essere un complimento, ci sono gli insulti che mettono in luce l’invidia per un’altra persona e corrispondono al vero perché dicono la verità su quelli che lo pronunciano.

A sentimento, quale degli scrittori citati Le è più simpatico? E quale più antipatico?

     Il più simpatico, forse, è Mark Twain, uno dei peggiori invece- e può suonare strano- è Ungaretti. Pitigrilli è simpatico e anche un poco mefistofelico, era una canaglia ma era molto simpatico.

Pitigrilli

Mi è parso che la motivazione principale degli insulti fosse una rivalità nel campo del successo, di libri venduti, di riconoscimenti. È così?

     Bisogna fare un passo indietro: è dall’ego che nasce la rivalità, è un misto di arroganza e di insicurezza, si tratta per lo più di un grande talento che però ha anche il suo costo che è una complessità interiore, una fragilità emotiva. Questo miscuglio mi rende più cari questi scrittori, provo quasi un sentimento affettuoso verso di loro.

 C’è qualche scrittore che è superiore a questo tipo di invidia?

   Philip Roth fu insultato da Franzen ma lo ha ignorato, anzi, Roth ha avuto parole di elogio per Franzen e questa è stata, in un certo senso, una pena maggiore che ha inflitto al suo rivale.

Ci sono un paio di scrittori che si sono rappacificati, ad esempio i grandi nomi di Márquez e Vargas Llosa che mi pare siano gli unici che avessero anche contrasti politici.

   La politica in realtà c’entrava solo in piccola parte nella rivalità tra Márquez e Vargas Llosa. C’è sempre qualcos’altro, nel loro caso c’era anche una rivalità e una gelosia amorosa.

 Un’altra mia impressione è stata che gli insulti fra gli scrittori italiani fossero diversi, avessero un altro peso, fossero meno ‘giocosi’.

Amalia Guglielminetti

    La realtà è che siamo un piccolo paese, c’è più spazio nel mondo di quanto ce ne sia in Italia, e poi forse c’entra anche il retroterra cattolico. Pitigrilli era una vera canaglia, si divertiva a lanciare insulti, aveva anche degli aspetti sadici. E poi c’era in lui una voglia di rivalsa perché Amalia Guglielminetti lo aveva portato nel mondo delle lettere, lui le era grato ma non l’aveva perdonata. Doveva mostrare quanto valeva. La loro storia sentimentale ha lasciato degli strascichi. Inoltre bisogna considerare che c’era anche rivalità tra le loro riviste.

Il caso più difficile da spiegare è quello del poeta Quasimodo, oggetto di molti insulti dopo l’assegnazione del Nobel.

  La colpa è in buona parte del brutto carattere di Quasimodo, e poi del provincialismo da parte degli italiani. Si pensa sempre che un riconoscimento così importante sia usurpato, che sarebbe dovuto andare a qualcun altro, c’è invidia.



Vale la pena di leggere questa raccolta di insulti. Si può anche imparare ad insultare con arte.
































   

    

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