Casa Nostra. Qui Italia
Intervista
Il breve libro di Giulio Passerini sugli
insulti letterari mi aveva così divertito, così incuriosito, che gli ho chiesto
se aveva tempo per rispondere a qualche domanda per soddisfare il mio desiderio
di ‘saperne di più’.
Qual è stata la scintilla, il punto di
partenza per il suo libro, la sua raccolta di insulti?
Avevo trovato per caso un litigio fra due
scrittori, mi incuriosivano delle storie così e poi, conoscendo gli scrittori,
ho immaginato che ci fossero tanti altri casi di litigi e di insulti. Ho fatto
delle ricerche e ne ho trovato abbastanza per scriverne in un piccolo libro.
E poi, come è proceduta la ricerca di
quali insulti scegliere?
In realtà è una ricerca che si fa da sola,
gli insulti sono come le battute e poi ho ricostruito la storia che ha portato
a questo momento in cui due scrittori si sono, per così dire, fronteggiati. A
volte c’è una bella storia dietro, a volte di bello c’è solo l’insulto e allora
lo scartavo. Tutte quelle che ho trovato- e non sono poi tante- sono finite nel
libro.
La citazione iniziale con la domanda- un
insulto che corrisponde al vero, è un insulto?- è molto intrigante. Pensa che
sia un insulto se quello che si dice è vero?
Assolutamente sì. A volte un insulto può
anche essere un complimento, ci sono gli insulti che mettono in luce l’invidia
per un’altra persona e corrispondono al vero perché dicono la verità su quelli
che lo pronunciano.
A sentimento, quale degli scrittori
citati Le è più simpatico? E quale più antipatico?
Il più simpatico, forse, è Mark Twain, uno
dei peggiori invece- e può suonare strano- è Ungaretti. Pitigrilli è simpatico
e anche un poco mefistofelico, era una canaglia ma era molto simpatico.
Pitigrilli
Mi è parso che la motivazione principale
degli insulti fosse una rivalità nel campo del successo, di libri venduti, di
riconoscimenti. È così?
Bisogna fare un passo indietro: è dall’ego
che nasce la rivalità, è un misto di arroganza e di insicurezza, si tratta per
lo più di un grande talento che però ha anche il suo costo che è una
complessità interiore, una fragilità emotiva. Questo miscuglio mi rende più
cari questi scrittori, provo quasi un sentimento affettuoso verso di loro.
Philip Roth fu insultato da Franzen ma lo
ha ignorato, anzi, Roth ha avuto parole di elogio per Franzen e questa è stata,
in un certo senso, una pena maggiore che ha inflitto al suo rivale.
Ci sono un paio di
scrittori che si sono rappacificati, ad esempio i grandi nomi di Márquez e Vargas Llosa che mi pare siano gli unici che avessero anche
contrasti politici.

Amalia Guglielminetti
Il caso più difficile da spiegare è quello del poeta Quasimodo, oggetto di molti insulti dopo l’assegnazione del Nobel.
La
colpa è in buona parte del brutto carattere di Quasimodo, e poi del
provincialismo da parte degli italiani. Si pensa sempre che un riconoscimento
così importante sia usurpato, che sarebbe dovuto andare a qualcun altro, c’è
invidia.
Vale la pena di leggere questa raccolta di insulti. Si può anche imparare ad insultare con arte.



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