Casa Nostra. Qui Italia
saggio
Giulio Passerini, “Inimicizie letterarie”
Ed.
Italo Svevo, pagg. 160, Euro 15,20
Diciamo la verità. Quando pensiamo agli
scrittori, quando ce li immaginiamo nella loro vita quotidiana, non pensiamo a
loro come a dei comuni mortali, gli attribuiamo sempre delle qualità che li
rendono superiori, distaccati dalle bassezze di chi non ha mai creato un mondo
con le parole. E invece, nel breve libro di Giulio Passerini li scopriamo usare
le parole con un significato perfido, trasformare una frase in un insulto.
Anche se l’insulto è un’arte, se prestiamo fede a quanto disse Liang Shiqui-
‘l’arte dell’insulto richiede un alto livello di risolutezza e di profonda
abilità mentale’-, pur sempre di un insulto si tratta, indirizzato con la
volontà di ferire, di sminuire, di danneggiare.
Apriamo il vaso di Pandora, sfogliando
“Inimicizie letterarie”, e scopriamo la varietà e la diversa gradazione di
questi insulti. C’è da divertirsi, ve lo assicuro. Passiamo da frasi
elegantemente denigratorie come “quello non è scrivere, è battere a macchina”
detto da Truman Capote a proposito di Kerouac, oppure l’accusa che Faulkner
rivolge a Hemingway, di non aver mai usato una parola che il lettore dovesse
cercare sul dizionario, ad altre più superficiali, come la stoccata di Norman
Mailer a Tom Wolfe, ‘c’è qualcosa di stupido in un uomo che porta solo abiti
bianchi’, ad altre più pesanti e offensive come quelle di Flaubert nei
confronti di Georges Sand, definita ‘una grande vacca piena di inchiostro’.
Tom Wolfe
Sono
tanti gli scrittori di cui Giulio Passerini racconta brevi aneddoti
inquadrandoli nel tempo in cui vissero. Alcuni- sono nomi molto famosi e noti
per il loro caratteraccio- sembra abbiano parole sdegnose per tutti gli altri
scrittori, che possano o no essere considerati loro rivali, ad esempio
V.S.Naipaul (ero presente al festival Mantova quando scese adirato dal palco
lasciando un pubblico di lettori esterrefatti) che definisce Forster ‘un
truffatore odioso’, Henry James ‘il peggior scrittore del mondo’, Jane Austen
‘inutile’ e Thomas Hardy
‘insopportabile’. Possiamo ridere dei suoi insulti ma ride amaro chi, come me,
ama molto quegli scrittori e non condivide la sua strampalata opinione. Nabokov
non gli è da meno. Per lui Saul Bellow è un mediocre, T.S.Eliot un imbroglio,
mediocri sono pure Galsworthy e Thomas Mann, Pasternak è drammatico e abietto, “Morte
a Venezia” è asinino, Joseph Conrad (e noi pensiamo al grido straziato,
‘l’orrore!, l’orrore!,) ha uno stile da negozio di souvenir.
V.S.Naipaul
I motivi alla base di questi insulti sono
rivalità e invidia, a volte, in un paio di casi c’è la gelosia per una donna,
per i due grandi dell’America Latina, Garcia Márquez e Vargas Llosa c’è anche
una differenza di opinione politiche, altre volte gli scrittori sono venuti
alle mani e due si sono addirittura sfidati a duello, un caso strano è quello
di Houellebecq che sembra odiare la madre e definirei addirittura dissacratori
gli insulti nei confronti di scrittori morti- Shakespeare e soprattutto
Dostojevskij sono nel mirino. Ci è difficile accettare quanto dice Nabokov di
Dostojevskij che, secondo lui, sarebbe sopravvalutato, sciatto e frettoloso,
mentre Limonov aggiunge,a mo’ di spiegazione, che veniva pagato a pagina (in
realtà pensiamo altrettanto di scrittori contemporanei molto verbosi).
Le dispute tra gli scrittori italiani-
Ungaretti e Bontempelli, Guglielminetti e Pitigrilli- si srotolano per pagine
di accuse e controaccuse e un caso del tutto speciale è quello del poeta
Quasimodo: sono tanti a non essere d’accordo sull’attribuzione del premio
Nobel.
È un libro che piacerà a chiunque si
interessi di letteratura- divertente, ironico, fulmineo come un insulto.


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