lunedì 11 maggio 2026

Giulio Passerini, “Inimicizie letterarie” ed. 2025

                                                                 Casa Nostra. Qui Italia

                    saggio

Giulio Passerini, “Inimicizie letterarie”

Ed. Italo Svevo, pagg. 160, Euro 15,20

 

     Diciamo la verità. Quando pensiamo agli scrittori, quando ce li immaginiamo nella loro vita quotidiana, non pensiamo a loro come a dei comuni mortali, gli attribuiamo sempre delle qualità che li rendono superiori, distaccati dalle bassezze di chi non ha mai creato un mondo con le parole. E invece, nel breve libro di Giulio Passerini li scopriamo usare le parole con un significato perfido, trasformare una frase in un insulto. Anche se l’insulto è un’arte, se prestiamo fede a quanto disse Liang Shiqui- ‘l’arte dell’insulto richiede un alto livello di risolutezza e di profonda abilità mentale’-, pur sempre di un insulto si tratta, indirizzato con la volontà di ferire, di sminuire, di danneggiare.

     Apriamo il vaso di Pandora, sfogliando “Inimicizie letterarie”, e scopriamo la varietà e la diversa gradazione di questi insulti. C’è da divertirsi, ve lo assicuro. Passiamo da frasi elegantemente denigratorie come “quello non è scrivere, è battere a macchina” detto da Truman Capote a proposito di Kerouac, oppure l’accusa che Faulkner rivolge a Hemingway, di non aver mai usato una parola che il lettore dovesse cercare sul dizionario, ad altre più superficiali, come la stoccata di Norman Mailer a Tom Wolfe, ‘c’è qualcosa di stupido in un uomo che porta solo abiti bianchi’, ad altre più pesanti e offensive come quelle di Flaubert nei confronti di Georges Sand, definita ‘una grande vacca piena di inchiostro’.

Tom Wolfe

Sono tanti gli scrittori di cui Giulio Passerini racconta brevi aneddoti inquadrandoli nel tempo in cui vissero. Alcuni- sono nomi molto famosi e noti per il loro caratteraccio- sembra abbiano parole sdegnose per tutti gli altri scrittori, che possano o no essere considerati loro rivali, ad esempio V.S.Naipaul (ero presente al festival Mantova quando scese adirato dal palco lasciando un pubblico di lettori esterrefatti) che definisce Forster ‘un truffatore odioso’, Henry James ‘il peggior scrittore del mondo’, Jane Austen ‘inutile’ e  Thomas Hardy ‘insopportabile’. Possiamo ridere dei suoi insulti ma ride amaro chi, come me, ama molto quegli scrittori e non condivide la sua strampalata opinione. Nabokov non gli è da meno. Per lui Saul Bellow è un mediocre, T.S.Eliot un imbroglio, mediocri sono pure Galsworthy e Thomas Mann, Pasternak è drammatico e abietto, “Morte a Venezia” è asinino, Joseph Conrad (e noi pensiamo al grido straziato, ‘l’orrore!, l’orrore!,) ha uno stile da negozio di souvenir.

V.S.Naipaul

    I motivi alla base di questi insulti sono rivalità e invidia, a volte, in un paio di casi c’è la gelosia per una donna, per i due grandi dell’America Latina, Garcia Márquez e Vargas Llosa c’è anche una differenza di opinione politiche, altre volte gli scrittori sono venuti alle mani e due si sono addirittura sfidati a duello, un caso strano è quello di Houellebecq che sembra odiare la madre e definirei addirittura dissacratori gli insulti nei confronti di scrittori morti- Shakespeare e soprattutto Dostojevskij sono nel mirino. Ci è difficile accettare quanto dice Nabokov di Dostojevskij che, secondo lui, sarebbe sopravvalutato, sciatto e frettoloso, mentre Limonov aggiunge,a mo’ di spiegazione, che veniva pagato a pagina (in realtà pensiamo altrettanto di scrittori contemporanei molto verbosi).

   Le dispute tra gli scrittori italiani- Ungaretti e Bontempelli, Guglielminetti e Pitigrilli- si srotolano per pagine di accuse e controaccuse e un caso del tutto speciale è quello del poeta Quasimodo: sono tanti a non essere d’accordo sull’attribuzione del premio Nobel.

    È un libro che piacerà a chiunque si interessi di letteratura- divertente, ironico, fulmineo come un insulto.

                                               

copy Alessandra Fuccillo

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