Voci da mondi diversi. Cina
cento sfumature di giallo
Qiu Xiaolong, “Compagni segreti”
Ed.
Marsilio, trad. F. Zucchella, pagg. 256, Euro 17,10
Era l’ispettore capo Chen, adesso è
direttore dell’Ufficio per la Riforma Giudiziaria ed è in congedo per motivi di
salute. Forse, però, una volta ispettore, sempre ispettore, perché l’amico e
investigatore privato Vecchio Cacciatore si rivolge a Chen per aiuto- Mei,
famosa immobiliarista di Shanghai, si è rivolta a lui per trovare un certo
Xiaohui. Chen accetta, coinvolgendo anche la sua segretaria Jin.
Inizia così il nuovo romanzo di Qiu Xiaolong, lo scrittore cinese originario di Shanghai che si era trasferito negli Stati Uniti nel 1988 per lavorare su un libro di T.S.Eliot ed era stato costretto a restare dopo i tragici eventi di Piazza Tienanmen del 1989. Ed è un romanzo diverso dagli altri, impossibile da definire come un vero e proprio ‘thriller’ perché, se ci sono brividi, non sono affatto brividi per paura di un assassino, sono piuttosto brividi causati da un governo totalitario che è arbitro della vita, della morte o della scomparsa dei cittadini accusati di colpe molto spesso presunte. Ed è un romanzo in cui il personaggio principale si sdoppia o addirittura si fa in tre: c’è una intrigante somiglianza tra Chen e Xiaohui, l’uomo sulla cui scomparsa Chen deve indagare, così come c’è una qualche somiglianza tra loro due e lo scrittore stesso, Qiu Xiaolong, e noi lettori lo scopriamo a poco a poco proprio come, in un gioco di specchi, Chen scopre a poco a poco di avere molte cose in comune con Xiaohui. D’altra parte il titolo era indicativo, un richiamo a “Il compagno segreto” di Conrad, quel bellissimo racconto in cui il capitano di una nave nasconde a bordo l’uomo fuggito da un’altra nave e, in una maniera molto disturbante, si riconosce in lui.
Xiaohui, ora conosciuto semplicemente con X, l’iniziale del suo nome, era stato professore di filosofia all’università, poi, in conseguenza della sua presa di posizione dopo la repressione degli studenti in piazza Tiennanmen, era stato allontanato dall’università ed era finito a fare l’indovino all’ingresso di uno shikumen del Vicolo della Polvere Rossa. E adesso era scomparso. Apprendiamo la storia della sua vita dai memoriali di Mei- sono pagine che intrecciano il passato con il presente. Il passato all’epoca della Rivoluzione Culturale, gli anni persi per chi voleva studiare e veniva invece mandato nelle campagne ad imparare il lavoro dai contadini, quando una ragazza- Mei- teneva fra le mani un libro in inglese seduta su una panchina nel parco del Bund e un ragazzo- Xiaohui- veniva invogliato a studiare la lingua che poi gli avrebbe aperto le porte dell’università e offerto la possibilità di andare a studiare in America. Non è forse la stessa esperienza di Chen e dello stesso Xiaolong? La ragazza della panchina verde non si era più vista, X l’avrebbe incontrata di nuovo molti anni dopo, quando lei gestiva un piccolo ristorante e poi, anni dopo ancora, quando faceva l’indovino e in una maniera profetica aveva dato una svolta alla sua vita. Fra di loro c’era un amore mai sbocciato, è troppo tardi adesso? E perché X è stato fatto scomparire?
Come Piazza Tienanmen è il cuore di Pechino, lo è anche di questo romanzo- la piazza sconfinata dominata dal faccione di Mao che sormonta l’ingresso della Città Proibita, un Grande Fratello sempre e ancora vigile. Piazza Tienanmen con il ricordo dei carri armati è una ferita sempre aperta nella memoria dei cinesi. Perché il presente del dopo-Covid, con la crisi finanziaria e immobiliare, è oscurato da un presidente con la tentazione di diventarlo a vita, come un novello imperatore, con il pericolo di un ritorno al pugno di ferro. A questo si riferiva X con il racconto allusivo, per chi avesse orecchie per intendere, del generale Cai e la Piccola Fenice. E qualcuno ha inteso fin troppo bene.
“Compagni segreti” è pieno di riferimenti
colti- non solo a romanzi cinesi, non solo alla poesia classica cinese (ad ogni
poesia cinese ne corrisponde una dell’ispettore Chen), ma ai poeti occidentali,
l’Eliot della Terra Desolata, Yeats
del Secondo Avvento con la tragica
visione della bestia che striscia verso Betlemme, e poi l’Orwell del 1984. E Conrad naturalmente. Non solo il
Conrad de Il compagno segreto, ma anche quello di Cuore di tenebra con il finale grido straziante, ‘l’orrore,
l’orrore’. Ed è anche un libro pervaso
di nostalgia per un mondo che scompare inghiottito dal materialismo e dalla
sete di denaro. All’estremità opposta di piazza Tienanmen c’è un altro luogo
che è un potente simbolo- lo shikumen
che il piano edilizio vorrebbe distruggere. Uno shikumen non è solo un insieme di casette fatiscenti, è un posto
dove c’è ancora il senso della comunità, dove ci si raduna in strada, in cerca
di un soffio d’aria in mancanza di condizionatori, e si raccontano storie. Come
quella del generale Cai che aveva fatto scomparire X.





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