giovedì 16 luglio 2015

Minna Lindgren, “Mistero a Villa del Lieto Tramonto” ed. 2015

                                                                    vento del Nord
        cento sfumature di giallo
        FRESCO DI LETTURA



Minna Lindgren, “Mistero a Villa del Lieto Tramonto”
Ed. Sonzogno, trad. Irene Sorrentino, pagg. 284, Euro 16,50

    Impossibile equivocare sul titolo: “Mistero a Villa del Lieto Tramonto”. Che la Villa del Lieto Tramonto sia un garbato eufemismo per indicare che è un ricovero per persone anziane, è chiaro. Che poi ci sia anche un mistero da risolvere…vedremo di che cosa si tratti, perché il romanzo della finlandese Minna Lindgren non è un ‘giallo’ alla Agatha Christie, nonostante quello che è stato scritto su alcuni giornali (in copertina si cita “The Independent”): è del tutto diverso, ed è migliore, in un genere tutto suo.
    La Villa del Lieto Tramonto è un’ottima struttura (in apparenza): è divisa in mini appartamenti dati in affitto agli ospiti. Le tre ‘eroine’ del romanzo, Irma, Siiri e Anna-Liisa, hanno ognuna un bilocale, pur godendo dell’assistenza specializzata. Le giornate degli ospiti della villa (descritti con arguzia) sono scandite da pranzi, attività ricreative, esercizi per la memoria, fisioterapia. Aggiungiamoci un bicchiere di vino rosso (a volte Irma si sbaglia e lo beve al mattino), un altro bicchiere di whisky (Irma sostiene che glielo ha prescritto il dottore) e poi pillole, pillole, pillole. Anna-Liisa ha bisogno di un deambulatore per spostarsi (rosso, come il cappellino che ama portare), Siiri ha un bastone che chiama ‘cavalier Gastone’- c’è un lessico famigliare che è come un linguaggio segreto delle tre vecchie ragazze (hanno tutte superato i novant’anni, Siiri va per i novantacinque), il saluto ‘chicchirichì’ che Irma lancia al mattino, il ‘tic-tac-tic-tac-tic-tac’ sempre inventato da Irma, memento costante dello scorrere del tempo, i ‘tesorini’ che sono i figli, i nipoti, i bisnipoti, la ‘toorta’ che addolcisce i pranzi.

     Alcuni fatti turbano la routine: muore in maniera sospetta il giovane cuoco della Villa, un anziano viene violentato mentre fa la doccia, scoppia un incendio nel reparto di isolamento, temutissima anticamera della morte dove vengono ricoverati i dementi. Questo è il punto dolente. Anzi questo è il vero centro dell’indagine delle tre vecchie ragazze, più che cercare di scoprire se il cuoco stia stato assassinato (non sapremo più nulla di lui, come fosse andato perso nella smemoratezza delle protagoniste)- certi ospiti ‘scomodi’ vengono forse spinti verso la confusione totale e la demenza con la somministrazione di alcune medicine? Il caso della simpatica Irma sembra esserne una prova. Quando nota che le pillole nel suo contenitore sono aumentate in maniera anomala, Siiri fa solo finta di prenderle. E che dire delle truffe ai danni degli ospiti, le spese addebitate come extra sul loro conto per interventi non richiesti o per ambulanze chiamate per un’emergenza?
    A quanto pare, non è un paese per vecchi, la Finlandia. In questa indagine macabramente divertente del romanzo di Minna Lindgren la famiglia è scomparsa. I ‘tesorini’ di Irma sono troppo impegnati in viaggi e divertimenti (paradossale la cura dei cavalli con cui si giustifica la figlia) per fare visita alla madre/nonna/bisnonna. Quando si parla di soldi, però, è un’altra faccenda. Eppure, c’è un piglio ottimista e positivo nel “Mistero a Villa del Lieto Tramonto”. Le tre vecchiette non dimenticano mai il’tic-tac’ del tempo e tuttavia proprio per quello fanno incetta di tempo e di esperienze:
leggono e citano scrittori classici (hanno appena finito “Arcipelago Gulag” di Solzenytsin), girano tutta Helsinki in tram (c’è una sorta di mappa all’inizio), ripassano le declinazioni, vanno a fare shopping (divertentissimo), perfino andare ad un funerale diventa un passatempo. E poi sono ancora capaci di provare sentimenti come l’amicizia e- perché no?- l’amore.

     A tratti la descrizione della vecchiaia fatta da Minna Lindgren sembra perfin troppo rosea ma, se non fosse così, la denuncia delle trappole in agguato e la descrizione del declino inevitabile sarebbero insopportabili. E invece questo è un romanzo gradevolissimo: da ora la Villa del Lieto Tramonto farà parte del mio lessico famigliare.


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