mercoledì 18 febbraio 2026

Julia Navarro Fernández, “Il bambino che perse la guerra” Ed. 2026

                             Voci da mondi diversi. Penisola iberica

la Storia nel romanzo

Julia Navarro Fernández, “Il bambino che perse la guerra”

Ed. Salani, pagg. 562, Euro 19,00

 

     Madrid 1938. La guerra civile sta volgendo al termine, la sinistra repubblicana sarà sconfitta dalle forze nazionaliste di Franco che instaurerà un regime dittatoriale nel 1939. La repressione fu terribile, per tutti quelli che avevano anche solo mostrato simpatie per la sinistra il destino fu il carcere se non la fucilazione immediata.

     Agustín e Clotilde hanno un figlio, Pablo. Se tutto è perduto per loro, Agustín continua a credere nel socialismo e decide di affidare il bambino al militare russo per cui aveva lavorato come autista: Boris porterà Pablo in Russia, laggiù potrà crescere in una società migliore in cui tutti sono uguali, lui e Clotilde lo raggiungeranno. Il fatto che Clotilde si opponga non serve a niente. La scena in cui il bambino viene strappato alla madre e caricato su un’automobile è straziante. Pablo ha cinque anni. Piange. Chiama la mamma. Boris è infastidito dalle sue lacrime, rimpiange di aver preso questo impegno, per lui è una seccatura doversi occupare di un bambino che sembra anche avere la febbre, che vomita durante il viaggio per mare, che continua a piangere.

Franco

     Mosca. In Unione Sovietica Josif Stalin è il Segretario Generale del Partito Comunista, ma è necessario aver veramente fede nel comunismo per credere che la sua politica sia giusta e per il bene di tutti. Perché il dissenso non è ammesso. Non solo, basta molto meno che esprimere il proprio disaccordo o fare una qualunque critica per essere arrestati. Anche la letteratura, la poesia, le arti, la musica, hanno un colore. Deve essere rosso, deve essere di gradimento al ‘piccolo Padre’, non deve essere individualista, non deve essere ‘borghese’, deve esaltare ‘l’uomo nuovo’. È possibile che una poesia metta in pericolo la stabilità di un governo?


    La moglie di Boris, Anya, e il figlio Igor vivono  insieme alla zia e al padre di Anya- è grazie al titolo di Generale di questi, che ha combattuto gloriosamente a fianco di Lenin, che possono occupare  un intero appartamento. Più tardi la situazione cambierà- dopo che Anya sarà arrestata per essersi recata ad una riunione letteraria sperando di incontrare Pasternak, dopo che sarà imprigionata alla Lubianka, altre persone verranno ad abitare con loro, lo spazio si farà più ristretto, la paura delle delazioni sarà un soffio gelido sul collo.

     E intanto Pablo crescerà insieme a Igor, Anya diventerà una seconda mamma per lui, imparerà il russo, amerà la poesia quanto Anya.

    E in Spagna? Il fascino di questo romanzo, che inevitabilmente ci fa pensare ai grandi romanzi russi, è nella doppia narrativa, l’una specchio dell’altra. Cambia il governo, destra e sinistra, fascismo e comunismo, ma non cambia nulla. Due donne, Clotilde e Anya, la prima ha il dono di saper disegnare (caricature, purtroppo, e queste sì che possono essere un’arma), la seconda mette le poesie in musica e non sa tacere. Entrambe finiscono in prigione, entrambe sono torturate (e i sistemi di tortura sono esattamente uguali), entrambe hanno una seconda possibilità di salvarsi ma l’anelito alla libertà di espressione è più forte di tutto, il nuovo arresto sarà fatale per la loro salute.


    Che cosa il destino riserbi al bambino diventato ragazzo e poi giovane uomo in un paese non suo ma che impara a considerare suo per amore di chi lo ha cresciuto con generosità, è una storia di sofferenza e di amore che dovete leggere.

     C’è un afflato epico in questo romanzo di Julia Navarro che prende spunto da un dato reale: furono circa 3000 i bambini spagnoli mandati in Russia dai loro genitori con la speranza di metterli in salvo da una repressione che sapevano sarebbe stata durissima, fiduciosi che avrebbero avuto una vita migliore. Come Pablo, questi bambini vissero gli anni della seconda guerra mondiale in Russia e il loro rimpatrio fu difficile- molti di loro tornarono in Spagna solo dopo la morte di Franco nel 1975. Come avviene per tutti i romanzi storici, la Storia prende vita in queste pagine intrecciandosi alle vicende personali, rendendo toccanti traversie, sentimenti, dubbi e sofferenze.


 

 

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