lunedì 23 maggio 2016

Peter Terrin, “Montecarlo” ed. 2016

                                                        vento del Nord
       FRESCO DI LETTURA

Peter Terrin, “Montecarlo”
Ed. Iperborea, trad. Claudia Cozzi e Claudia Di Palermo, pagg. 179, Euro 16,00

     Il fuoco non è ancora fuoco. Non proprio. Non può essere ambientato che a Montecarlo, sul circuito dove si svolgono ogni anno le gare di Formula 1, il romanzo dello scrittore belga di lingua olandese Peter Terrin che si intitola “Montecarlo”. E le parole con cui incomincia ci annunciano subito la tragedia che accadrà. Possiamo solo sperare che, se avviene all’inizio, non sia fatale- come si costruirebbe un romanzo, altrimenti?
     Il piccolo (perché destinato a non essere conosciuto) eroe della vicenda è un giovane e timido meccanico della Lotus, Jack Preston, con la passione dei motori e una certa ambizione, nonché capacità, di fare carriera. Fa molto caldo a Montecarlo, quel maggio 1968. L’aria è carica di aspettative e di esultanza: la gara, l’eccitazione del rombo dei bolidi sulla strada, il principe e la principessa di Monaco che sono tra gli spettatori, l’attrice Deedee, più attesa, più ricercata con lo sguardo della stessa coppia principesca.
Perché la principessa ha un impareggiabile fascino regale, ma Deedee! Jack Preston sogna di vedere Deedee da vicino, con il suo adorabile broncio, i capelli che deve scostare dagli occhi, il corpo da dea. E la vede. Possibile che Deedee stia guardando proprio lui? che si diriga verso di lui? No, Deedee sta cercando di evitare i giornalisti per raggiungere i principi, passandogli accanto. In quel momento la fiammata. Jack Preston agisce di istinto, copre con il suo corpo la giovane attrice che viene poi trascinata via dalla guardia del corpo. Jack Preston finisce in ospedale con gravi ustioni.
    Questi sono i fatti- dopo succede pochissimo, la lunga degenza di Jack, il ritorno in Inghilterra, l’indignazione nello scoprire come i giornali abbiano scritto dell’incidente (la guardia del corpo avrebbe salvato l’attrice, Jack Preston non viene neppure citato), l’attesa. Perché da adesso incomincia la lunga attesa di Jack Preston per un riconoscimento di quello che ha fatto. Ha salvato la vita a Deedee, lei lo sa bene, sul suo corpo ci sono le cicatrici delle ustioni che avrebbero potuto essere sul corpo di lei, è logico aspettarsi che lei gli scriva, che trovi il modo per ringraziarlo. Lo farà forse pubblicamente, durante un’apparizione televisiva? Jack, con i sogni di carriera infranti, vive per quello.
E il romanzo, in maniera incisiva e sottile, esplora quello spazio indefinito tra realtà e aspettative, tra realtà e immaginazione, tra il nostro essere e l’apparire. Quando Jack ritorna a casa, ad Aldstead, viene accolto come un eroe. Poi una voce maligna avanza un dubbio. E le voci corrono veloci tra un boccale e l’altro in un pub. Guarda Jack, non guarda Jack, Deedee (somigliante a Brigitte Bardot, la famosa BB) dallo schermo televisivo? In un mondo in cui il valore è decretato dalla fama, Jack Preston vorrebbe la sua parte, per quanto piccola. La moglie, che ora è più affettuosa che mai, è un debole surrogato per Deedee. Tuttavia, lentamente e noi lettori non potremmo neppure spiegare come accada, anche noi siamo contagiati dal dubbio di che cosa sia avvenuto veramente in quella scena che, come fosse la pellicola di un film, continua a girare nella mente di Jack Preston. Fino alla fine, inattesa- oppure no?-, anche questa sfumata ad arte, anche questa lasciata in parte a noi da ricostruire.
    Veloce come un’auto da corsa, profondo con leggerezza, triste come un sogno infranto.



      

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