martedì 11 settembre 2018

Chen He, “A modo nostro” ed. 2018


                                                Voci da mondi diversi. Cina
cento sfumature di giallo
     noir


Chen He, “A modo nostro”
Ed. Sellerio, trad. Paolo Magagnin, pagg. 345, Euro 16,00

      Mai avrebbe immaginato, il camionista Xie Qing, che sarebbe andato a Parigi. Mai avrebbe immaginato che avrebbe rivisto la moglie Yang Hong, da cui aveva divorziato tre anni prima, in un commissariato di Parigi. Morta in un incidente. Era finita fuori strada con la sua auto, precipitando in un corso d’acqua. Era notte, aveva bevuto (come mai? Yang Hong non beveva alcolici). Era riuscita a telefonare al numero di emergenza ma i soccorsi erano arrivati troppo tardi. Aveva anche digitato un altro numero: chi aveva cercato di contattare? E comunque Xie Qing, arrivato a Parigi con viaggio pagato per riconoscere il cadavere della moglie, ha uno sprazzo di furbizia e si rifiuta di firmare frettolosamente. Vuole saperne di più sulla morte della ex moglie. e chissà che non riesca anche a guadagnare di più su questa morte.

    Inizia così, e seguendo un doppio filone, la vicenda di questo Candide cinese catapultato da Wenzhou in Cina in un Occidente di cui ha tanto sentito parlare e in cui fatica a muoversi. E’ il 1993, è da poco che in Cina tira un’altra aria. Nelle due storie noi seguiamo le peripezie di Xie Qing a Parigi, dove per fortuna è ospite di un amico già emigrato da qualche anno, e, alternativamente, riviviamo il passato suo e di Yang Hong, figlia di un quadro che si è suicidato. L’ambiente in cui viveva Yang Hong, lo stesso in cui si muoveva un’altra ragazzina che era stato il primo amore di Xie Qing, il fatto che entrambe abitassero nella Residenza 118 con il suo alone di lusso sconosciuto ai comuni cinesi, affascinava Xie Qing. Anche lui sarebbe voluto partire per la rieducazione insieme a Yang Hong- si era dovuto accontentare di aiutarla a salire sull’autobus che la portava lontano. Il loro era stato un matrimonio destinato a fallire, troppa differenza di classe sociale anche in un paese che glorificava l’uguaglianza. Non per nulla Yang Hong non aveva voluto avere figli da Xie Qing. Chi era il padre, allora, del bambino di un anno che adesso era rimasto affidato ad una gentile coppia francese?

     Mentre cerca di scoprire il mistero della vita di Yang Hong che abitava in una splendida villa a Parigi, Xie Qing si lascia a poco a poco coinvolgere in lavori diversi che sono solo in apparenza onesti. Dalla Francia passerà all’Italia, in Grecia (la vista delle rovine del Partenone lo lascia perplesso) e infine in Albania per coordinare il traffico umano dell’immigrazione clandestina. Nel filone che ha Yang Hong come protagonista seguiamo invece lo sviluppo dei piccoli commerci per cui i cinesi sono famosi- la vendita di merci contraffatte. Condividiamo lo sconcerto di Yang Hong quando esperimenta le condizioni lavorative dei cinesi nelle piccole fabbriche in Francia e sorridiamo insieme a lei quando, diventata venditrice ambulante sulle spiagge, si stupisce di come gli europei amino passare il tempo sdraiati a cuocere al sole, senza fare nulla.

     Scoprirete da voi come finisce l’esperienza di due cinesi nel paradiso occidentale. “A modo nostro” è un romanzo realista, un noir singolare che ci offre una tripla visuale- quella del nostro mondo visto dall’esterno, da qualcuno che è del tutto digiuno della nostra cultura e del nostro modo di vivere, quella di una Cina di un passato travagliato che ormai vive nel ricordo e quella dei cinesi trapiantati in Occidente, per nulla assimilati, in lotta per sopravvivere ed emergere (che cosa fanno i principini rossi che sembrano membri di un club esclusivo e che accolgono a braccia aperte la figlia di un quadro morto suicida?). Il filo conduttore di tutto resta la corruzione, un’avidità illimitata che si fa strada incurante dei cadaveri che si lascia alle spalle.

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