martedì 1 aprile 2025

Giuliana Salvi, “Clementina” ed. 2025

                                                                Casa Nostra. Qui Italia

          storia di famiglia

Giuliana Salvi, “Clementina”

Ed. Einaudi, pagg. 336, Euro 18,05

 

    Un libro di donne e scritto per le donne- perché no? Si sa che le lettrici sono più numerose dei lettori e si sa che le lettrici si appassionano nel riconoscere qualcosa di se stesse nei personaggi sulla carta. Questa poi, di Clementina, è una storia vera e ha, in più, il fascino di tutte le storie vere. Perché Clementina fa Salvi di cognome ed è la bisnonna della scrittrice. Ed è una storia che copre buona parte del ‘900, dagli inizi a dopo la seconda guerra mondiale.

     Clementina è la maggiore di quattro sorelle, una di loro, la minore, muore. È il primo lutto in questa famiglia che la morte non risparmia- ma la morte non risparmia nessuno. Il padre ritira presto Clementina da scuola, ma non ci sono ostacoli per una mente curiosa e intelligente e ambiziosa, la cultura non si acquista solo a scuola. Clementina si sposa giovane, il marito è un ingegnere delle ferrovie, vanno a vivere a Roma e a Roma nascono i loro figli, quattro. La morte colpisce ancora, il dolore è straziante, Clementina ritorna a vivere a Lecce, i bambini sono solo tre, le due sorelle la accolgono a braccia aperte. Immaginiamo le ristrettezze di tre donne sole che vivono con quello che i genitori hanno lasciato e la pensione del marito di Clementina.




Quando si presenta l’occasione di un lavoro, Clementina tentenna. È l’affascinante professore di francese che glielo propone. Se Clementina è stata così brava a insegnare a casa ai suoi figli prima di iscriverli alla scuola pubblica, perché non accetta di dare lezioni a ragazzi che fanno fatica ad imparare? È per onestà che Clementina è incerta. Lei non è una maestra, lei non ha nessun diploma, ha solo un metodo empirico e ore di studio notturno.

Infine Clementina accetta, prima sono pochi studenti che vengono a casa sua e studiano insieme ai suoi figli, poi viene adattata una stanza della grande casa, poi si iscrivono anche delle ragazze. I risultati di questi studenti agli esami sono eccellenti, i professori non riescono a credere che quelle giovani menti si siano schiuse come per miracolo. Per alcuni casi Clementina deve imporsi con i genitori perché permettano al figlio o alla figlia di continuare a studiare- non vogliono o non possono pagare? Poco importa. Si creerà un legame stretto tra la maestra e i ‘suoi ragazzi’.

   Clementina insegnante e Clementina madre e sorella- sono due aspetti della sua personalità, due filoni narrativi perfettamente armonizzati. Lei aveva promesso al marito che non si sarebbe risparmiata, che avrebbe fatto studiare i figli, che li avrebbe aiutati a trovare la loro strada. Faranno scintille tutti e tre- il primogenito diventerà professore universitario, il minore diventerà avvocato e farà conoscere a Clementina la gioia di diventare nonna, Emira studierà lettere, è la figlia complessata per non essere bella, sempre in rapporto conflittuale con la madre.


    E lei, Clementina, come donna? Non ha mai smesso l’abito nero dopo la morte dell’amato marito, la sua unica gloria sono i lunghi capelli che tardano ad imbiancare. È una donna fiera, orgogliosa, volitiva e caparbia che neppure i numerosi lutti riescono a piegare. Non si permette di cedere al sentimento, Clementina. È chiaro che il professore di francese è innamorato di lei, forse anche lei lo è di lui, ma l’obbligo di fedeltà al marito è più forte. Forse non vuole sostituire la figura paterna per i suoi figli con quella di un altro uomo e comunque ha chiuso il suo cuore, ha sostituito l’amore con una missione.

    Sullo sfondo scorrono le vicende dell’Italia, della prima e della seconda guerra mondiale, del Referendum per la Repubblica. Clementina assiste, le vive solo in quanto si riflettono sulla sua famiglia, ma anche questa è una esperienza che molte, moltissime donne, prese dalle cure quotidiane, possono condividere.

    La narrativa alterna un tempo presente con quella del passato- quando nel presente si allude a qualcuno che non c’è più, verremo a sapere dopo, riandando indietro negli anni, che cosa è successo. Qualche inflessione dialettale leccese aggiunge un pizzico di colore in questa storia che si legge di volata, con una protagonista dal dolce nome antiquato che non possiamo non ammirare.


credit Marika Delli Ponti