domenica 30 marzo 2014

Varujan Vosganian, "Il libro dei sussurri" ed. 2011

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Varujan Vosganian, “Il libro dei sussurri”
Ed. Keller, trad. Anita Natascia Bernacchia, pagg. 470, Euro 18,50

     Leggiamo lo straordinario libro di Varujan Vosganian e pensiamo, ‘è una folla di ombre che sussurrano, quella che popola le pagine di questo “Libro dei sussurri”.’ Subito dopo ci correggiamo. No, è una folla di uomini e donne che paiono vivi e balzano fuori dalle pagine, e, se la loro voce sembra un sussurro, è perché ci arriva da un tempo lontano, soffocata dal fragore della Storia.
    “Il libro dei sussurri” è l’epopea degli armeni, è la storia della famiglia dello scrittore (che è anche un economista, matematico, professore universitario, è stato Ministro dell’Economia e del Commercio in Romania ed attualmente è senatore del Parlamento), di amici e conoscenti, della Romania stessa durante il tremendo secolo breve pieno di orrori. Ma è una storia che valica i confini della Romania, perché gli armeni, come gli ebrei, sono sempre stati ‘erranti’, sospinti da persecuzioni e intolleranza. Come gli ebrei, anche gli armeni sognavano una patria armena- quel triangolo di terra schiacciato tra altri stati e lontano dal mare che sarebbe diventato una repubblica socialista sovietica nel 1936, acquistando l’indipendenza solo nel 1991. Un’Armenia in cui sarebbero stati incoraggiati (forzati?) ad emigrare alla fine della guerra ma in cui non avrebbero affatto trovato l’abbondanza promessa. E tuttavia le pietre dell’Armenia erano meglio delle terre gelate della Siberia, meta delle deportazioni del 1949.  

   Convogli, deportazioni, marce forzate- l’orrendo vocabolario dei genocidi del secolo XX. L’eccidio degli armeni ad opera dei turchi nel 1915 occupa la parte centrale del libro di Varujan Vosganian. E le tappe del viaggio nell’inferno, di campo in campo, fino al cuore del deserto della Mesopotamia, sono come una discesa di girone in girone: settimo e ultimo girone, Deir-ez-Zor, la fine di tutto, il luogo in cui nessuno piangeva più lacrime ma il pianto veniva fuori ‘come un gemito ininterrotto a bassa voce’. Il numero dei morti è controverso. I turchi hanno sempre negato che si trattasse di genocidio- 300.000 i morti, secondo loro. Due milioni e mezzo, secondo gli armeni. Un milione e trecentomila, secondo gli storici britannici. Importavano i numeri a Sahag Sheitanian, il ragazzino che portava un messaggio scritto sulla schiena e che sarebbe vissuto per un periodo della sua vita con il nome di Yusuf, datogli dagli arabi che lo avevano salvato?   

    Sahag Sheitanian è uno dei tantissimi nomi che ricorrono spesso in questo libro che spazia leggero avanti e indietro nel tempo, che racconta di cose che lo scrittore ha sentito raccontare da bambino, che mescola fatti reali e altri che hanno il sapore della leggenda- come le armi nascoste del generale Dro- inserisce storie dentro altre storie. E, soprattutto, salva i morti dall’oblio. Sahag era il genero di nonno Garabet, la figura più imponente di tutto il libro, forse perché la più amata e quella che riesce a farsi amare di più da noi. Nonno Garabet che è il cultore della memoria, il destinatario dei pacchetti che contengono i cavallini di legno- e lui sa che cosa significa il messaggio. Ogni cavallino è un morto (e una storia), vendetta eseguita. Ogni cavallino simile al giocattolo del fratellino deportato di Misak Torlakian, uno degli agenti della missione Nemesi, del tipo di quella di Simon Wiesenthal circa venticinque anni più tardi, per non lasciar impuniti i responsabili dei massacri degli armeni.
    “Il libro dei sussurri” non si può e non si deve riassumere. E’ così vasto, così ricco, così speciale che si deve leggere ascoltando i sussurri, le voci, le grida di coloro che continuano a vivere nelle parole dello scrittore. Il quale è qualcosa di più di un semplice narratore. Varujan Vosganian entra nelle storie che racconta, le risvolta, ce le presenta come le ha vissute lui da bambino- attraverso i francobolli, ad esempio, ogni francobollo un armeno in esilio.

Un libro indimenticabile per non dimenticare.

la recensione è stata pubblicata su www.stradanove.net

lo scrittore Varujan Vosganian      

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