domenica 9 marzo 2014

Sepp Mall, "Ai margini della ferita"


                                                                        fresco di lettura


Sepp Mall, “Ai margini della ferita”
Ed. Keller, trad. Sonia Sulzer, pagg. 192, Euro 14,50
Titolo originale: Wundränder


     “Leggiamo per non essere soli”, ha detto il personaggio di qualche libro che non ricordo. Vero. Ma leggiamo anche per sapere, per vivere altre vite diverse dalla nostra, per pensare altri pensieri.
“Ai margini della ferita” di Sepp Mall ci trasporta in Alto Adige, rimasto Südtirol per gli abitanti in grande maggioranza tedeschi. Un Alto Adige che non è quello idilliaco dei picchi innevati delle montagne e delle cassette di fiori alle finestre. E’ l’Alto Adige degli attentati del 1961- e scopriamo quanto poco sappiamo, o meglio, quanto poco abbiamo riflettuto sulla Storia di questa regione di confine, regalata all’Italia alla fine della prima guerra mondiale senza tener conto del diritto all’autodeterminazione proclamato dopo il crollo dell’impero asburgico, mantenuta forzatamente tranquilla nel periodo tra le due guerre ed esplosa per la prima volta con un attentato nel 1956 a cui seguirono altri, culminanti nel divampare dell’odio della ‘notte dei fuochi’ tra l’11 e il 12 di giugno del 1961.
    Sepp Mall non fa riferimento esplicito ad alcun attentato- si accenna a tralicci fatti saltare, al tentativo di distruggere il monumento che raffigura un alpino in una piazza. Ma le due storie, che si sviluppano separatamente, si sfiorano senza intrecciarsi e si riuniscono con lievità alla fine, sono raccontate dal punto di vista di un ragazzino e di una giovane donna. Lui perché è poco più di un bambino, lei perché è appena venuta ad abitare in città- nessuno dei due è consapevole di quello che sta accadendo. Lui sa che suo padre è stato arrestato, lei deve accettare che il fratello vada ad abitare per conto suo, ma né l’uno né l’altra collegano i due fatti con quello di cui hanno solo un sentore vago. E l’abilità dello scrittore è proprio in questo, nel costruire un’atmosfera di tensione occulta, nel creare un divario tra chi insorge e la maggioranza silenziosa.                   

    “Il ragazzo disse che suo padre si era dissolto nel nulla, così da un giorno all’altro”- è l’inizio della prima storia, quella del ragazzino che sogna di andare allo stadio di San Siro per vedere giocare Mazzola e poi viene a sapere che suo padre è a Milano, sì, ma in carcere. A lui, tutto sommato, fa perfino comodo che il padre, così severo, non sia più in casa. Così come fa comodo a sua sorella che amoreggia con un soldato italiano. Quando il padre verrà rimandato a casa e sentirà il nome ‘Salvatore’, andrà su tutte le furie.
Gli italiani che compaiono nel romanzo di Sepp Mall sono dei poveracci, sono ragazzi spediti all’estremo Nord dall’estremo Sud, sono quanto di più mediterraneo si possa immaginare, con le ascelle chiazzate di sudore, la carnagione scura e i capelli ricci. Sono altrettanto inconsapevoli della realtà storica della regione in cui si trovano quanto lo sono il ragazzo e la sorella del giovane balbuziente che finalmente trova un ruolo importante per se stesso e poco importa se è strumentalizzato, se qualcuno approfitta della sua ingenuità e ignoranza. Dagli italiani si deve stare alla larga, nel romanzo di Sepp Mall. Quando, per mancanza di soldi, il ragazzo si trasferisce ad abitare nel rione chiamato Harlem (e non a caso), vuol dire che la sua famiglia è caduta proprio in basso: chi mai andrebbe ad abitare in uno di quei casermoni dove vivono gli italiani?

      Harlem è il posto più merdoso che ci si possa immaginare, disse sua sorella. Ci abitano solo gli italiani, là. I morti di fame e gli italiani.
   Ah, così, disse Paul, però non ti dispiace pomiciare con uno di loro.
  Riuscì a malapena a schivare un calcio.
  Come se non fosse vero, disse lui.
  Non puoi capire, sibilò Maria, sei ancora troppo stupido. Quella con Salvatore è tutta un’altra cosa.

     Il finale è nell’ombra, è il lettore ad illuminare le scene, a capire che cosa sia successo, a mettere insieme i pezzi, come fossero quelli di un corpo dilaniato da un’esplosione. Le due tragedie avvicinano il ragazzo Paul e Johanna che aveva sempre protetto l’amato fratello minore (“Qualche volta incespico anch’io, proprio come lui”, erano state le parole di apertura della sua storia) e noi abbiamo letto la Storia vista ‘dall’altra parte’, due storie su cui fermarci a riflettere.

la recensione è stata pubblicata su www.stradanove.net

lo scrittore Sepp Mall          

    



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