Visualizzazione post con etichetta chick-lit. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta chick-lit. Mostra tutti i post

martedì 2 maggio 2023

Georgette Heyer, “Una ragazza adorabile” ed. 2023

                        Voci da mondi diversi. Gran Bretagna e Irlanda

  romanzo di formazione

  chick-lit

Georgette Heyer, “Una ragazza adorabile”

Ed. Astoria, trad. Cecilia Maria Vallardi, pagg. 416, Euro 19,00

 

     Il giovane Lord Sheringham vuole sposarsi. Non è affatto perché sogna le dolcezze di una vita famigliare, ha proprio bisogno di sposarsi se vuole entrare in possesso del suo patrimonio legato al compimento dei venticinque anni, a meno che convoli a nozze prima. E tuttavia viene respinto dalla bellissima Isabella Milborne, “l’Impareggiabile”. Furibondo, Lord Sheringham (Sherry per gli amici) giura che sposerà la prima donna che incontra. Il caso vuole che incontri Hero, non ancora diciassettenne, che lo ama da quando era una bambina. Hero è orfana, vive con una zia e tre cugine piuttosto bruttine- nella tipica situazione dei romanzi inglesi di fine ottocento, Hero, parente povera a mala pena tollerata, ha due alternative: fare l’istitutrice in una scuola di Bath oppure sposare il curato. Quasi non crede alla sua fortuna, pensa che Sherry si stia prendendo gioco di lei, quando questi le propone di fuggire insieme a lui per sposarlo. Hero non ci pensa su due volte a salire sul calesse di Sherry, nascondendosi ai suoi piedi per non essere vista.


      Fino a qui la situazione ricalca dei modelli noti- Lord Sheringham è uno scapestrato ma un uomo d’onore che si preoccupa della rispettabilità della giovanissima Hero a cui dà il soprannome (molto adeguato) di Kitten, micetto, si procura una licenza e la sposa. Adesso incomincia il bello di questa deliziosa commedia di maniera che fa rivivere la fiaba di Cenerentola (con accompagnamento delle sorelle cattive) o il personaggio di Eliza Doolittle di G. B. Shaw con anche tutta la vivacità delle commedie di Oscar Wilde. Perché Sherry diventa una sorta di Pigmalione per la piccola Hero a cui deve insegnare proprio tutto delle regole del bel mondo, da come si deve vestire a come comportarsi, quali siano le persone che può frequentare e quelle che deve evitare. Hero ci conquista (come conquista tutti gli amici di Sherry, scapestrati quanto lui) con la sua innocenza, la sua curiosità, la sua arguzia, la sua inesauribile voglia di nuove esperienze, la sua gioia infantile davanti a tutto quello che per lei è nuovo, quasi una Candide alla scoperta di Londra. E naturalmente, essendo lei stessa priva di qualunque artificio, non capta nessun segnale quando è avvicinata da chi vuole raggirarla.

    Il nostro divertimento nella lettura è dato dal doppio registro delle situazioni che, in maniera sottile e intelligente, sottolinea la doppia morale dell’epoca edoardiana. Le trasgressioni più gravi di Hero sono quelle in cui lei non fa altro che ‘copiare’ i comportamenti dell’amato marito, pensando che tutto quello che lui dice e fa vada bene anche per lei. Lui gioca d’azzardo? Lui dice che, quando uno perde, deve continuare a giocare finché la fortuna girerà a suo favore? Che occorre rivolgersi a uno strozzino per pagare i debiti? Ebbene Hero farà lo stesso e toccherà a Sherry toglierla dai guai. Per non dire di quando accetta inviti da donne che dicono di conoscere Sherry- lei si fida, ma come lo conoscono?


    Comunque, se Sherry non si prende abbastanza cura di lei, ci penseranno i suoi amici a farlo e nasceranno altri malintesi, perché c’è un’altra storia d’amore tra corteggiamenti e rifiuti e sfide a duello che scorre parallelamente, in chiave minore. Ci saranno rapimenti, qui pro quo, allontanamenti, riconciliazioni. E questo leggero romanzo a cui una lettura superficiale attribuirebbe il colore ‘rosa’ finisce per essere un doppio romanzo di formazione- della piccola Kitten che ha bisogno di vedere la realtà senza perdere la sua freschezza e di Lord Sheringhan che finisce per innamorarsi della giovane moglie, vedendo da un’altra prospettiva la negatività dei suoi comportamenti.

    Un libro di cui consiglio la lettura. Elegante, divertente, significativo, fresco come la sua protagonista adorabile.

Leggere a Lume di Candela è anche una pagina Facebook



martedì 6 febbraio 2018

Milly Johnson, "Veri amori, falsi amanti" - Intervista 2008

                                  Voci da mondi diversi. Gran Bretagna e Irlanda
                                                chick-lit


Ci saluta in italiano, la scrittrice inglese Milly Johnson, e ci dice subito che lo sta studiando, anche se ‘piano, piano’, perché ama molto l’Italia, ha anche studiato latino a scuola e viene spesso a passare le vacanze in Italia con i suoi bambini che vanno pazzi per il gelato italiano. E a noi viene in mente il delizioso bambino del suo romanzo, che fantastica di essere un eroe che si chiama Dannyman, e comprendiamo su chi abbia ricalcato la sua voce infantile. Abbiamo parlato con Lei del genere del romanzo rosa, di come ha iniziato a scrivere, di quale ruolo abbia il sesso nei suoi romanzi e se si diverte mentre scrive, così come ci siamo divertiti noi nella lettura.

Ci sono dei generi letterari che cambiano con i tempi, ci sono altri generi che nascono con i nuovi tempi e poi ci sono dei generi che restano più o meno inalterati: il romanzo rosa ha forse cambiato il nome, diventando chick-lit, ma è sempre lo stesso. Perché, secondo Lei? E perché è sempre così popolare?
     Penso che sia perché le donne amano leggere di donne che vivono delle storie come le loro. Penso anche che questo genere di libri possa essere di conforto e di aiuto quando si passa attraverso esperienze come quella della maternità, ad esempio: si riesce a guardare con una certa distanza come altre donne stanno vivendo la nostra stessa esperienza. La chick-lit è qualcosa di diverso e non credo di rientrare in quel genere: la chick-lit è un tipo di romanzo non molto profondo, è un po’ come un soufflé. A me piace riflettere anche sugli aspetti più scuri della vita, sul dolore della perdita di una persona cara…e non scrivere solo del lavoro e di uscire a bere con gli amici o a fare shopping. La mia intenzione è quella di offrire un quadro vero della vita di una donna tra i 30 e i 40 anni, che non è tutta rose e fiori. Ci sono i problemi del matrimonio e quelli dei bambini e quelli dei soldi che non bastano. Ecco, i miei romanzi non sono solo una lettura di evasione.


Nel suo romanzo accenna al disprezzo con cui viene considerato il romanzo femminile: le dà fastidio?
      Sono sincera: anche io, una volta, avevo questo atteggiamento dispregiativo nei confronti dei libri romantici. Anche io mi chiedevo se non fossero un tipo di letteratura inferiore. Poi ne ho letto uno: ero in vacanza con mia nonna, che ama questo genere e se ne era portata dietro parecchi da leggere. Ne ho preso uno a caso e mi è piaciuto: è un’evasione. E tutto sommato è anche più difficile scrivere seguendo una formula: ci sono dei parametri entro cui lavorare, e nello stesso tempo si deve scrivere una storia fresca.  Nel romanzo Adam fa quello che ho fatto io: si converte al genere, si accorge che aveva torto, trova simpatica la storia che legge, dopo aver iniziato. 

Tra l’altro, uno degli aspetti più piacevoli del suo romanzo è il gioco di specchi con cui Lei si prende gioco del romanzo sentimentale, sollevandosene al di sopra. Si diverte, quando scrive?
   Sì, e non riesco neppure a ricordare il tempo in cui non scrivevo. Anche se i primi libri non hanno trovato un editore, anche se mi sono stati rispediti indietro e io pensavo, ‘basta, non scrivo più’, poi tornavo a scrivere, semplicemente perché mi diverto. Non volevo proprio morire senza che mi pubblicassero un libro. E’ un’esperienza stupefacente, quella di scrivere, e spero che il mio divertimento si rifletta nelle mie storie. Sono felice quando scrivo: sì, amo il mio lavoro.


La coppia Jo-Matthew ha una storia che dipende molto dal sesso: quanto è importante il sesso nei suoi romanzi? O l’erotismo?
   Non sono il tipo di persona morbosamente interessata al sesso: penso che il sesso, almeno quello esplicito, non si addica alle mie storie. Il sesso esiste nei miei libri come parte dell’amore. Ma per me è sbagliato concentrarsi su quello, per Jo e Matthew il sesso è addirittura accecante nella loro storia. Non penso sia necessario, in genere c’è poco sesso tra i personaggi principali dei miei libri, ma si capisce che avranno un futuro fantastico anche dal punto di vista sessuale, perché sono felici insieme, e che anche quell’aspetto della loro vita sarà bello. Non mi sento a mio agio a mettere troppo sesso nei miei romanzi.

Come ha iniziato a scrivere? E come mai ha scelto di scrivere storie di donne e per le donne?
      Quando ero bambina mi piacevano le favole e, quando ho iniziato a scrivere, c’era sempre un po’ di magia nelle mie storie: d’altra parte penso che ci sia sempre della magia nella vita vera. All’inizio ho fatto un errore nel pensare che la gente volesse leggere qualcosa di grandioso, di viaggi, o trame eccitanti. Ma io non sapevo nulla della vita patinata, ecco perché i miei libri venivano rifiutati. Un giorno, al lavoro, qualcuno ha fatto un’osservazione sgradevole sulla città in cui vivo, che certamente non è bella, ma è ‘casa’- la città di Barnsley. Ho subito pensato che quando avrei scritto un libro, avrei fatto svolgere la storia a Barnsley, anche se non sapevo affatto di che cosa avrei scritto. Poi ero incinta e altre due mie amiche erano pure in attesa. Mesi dopo ci trovavamo insieme, con i bambini piccoli, e mi sono accorta che avrei dovuto scrivere di questo: della vita normale, con bambini e fidanzati o mariti o compagni. Dopotutto, questa è la sostanza della vita, accadono cose straordinarie fra amici o in una coppia, a volte dolorose e a volte felici. E quindi è stato per una coincidenza se ho trovato l’argomento: non avrei mai pensato di scrivere delle storie ordinarie su gente ordinaria. Forse c’è stata un po’ di magia che ha funzionato in tutto questo.
Barnsley
 C’è un forte elemento scozzese nel romanzo e anche molta simpatia per la Scozia: la sua famiglia ha origini scozzesi?
    La mia mamma era scozzese e quindi i miei nonni erano scozzesi. La nonna è morta prima che io nascessi e ho avuto due nonne surrogate nelle sue sorelle- le zie a cui dedico il libro. Da bambina passavo molto tempo in Scozia e mi sembrava un posto meravigliosamente amichevole, ricordo ancora il profumo dei biscotti in casa delle zie…Volevo una storia che celebrasse il paese che amo e che desse un’idea dei miei sentimenti. A proposito: se il mio primo amore è la Scozia, l’Italia viene subito dopo: a volte dico che in un’altra vita sono nata in Italia. Sto studiando l’italiano, passo qui le vacanze. Di più: se c’era un paese in cui tenevo che il mio libro fosse pubblicato, questo è l’Italia. Ho persino studiato il latino a scuola.


E che cosa significa nel 2008 essere scozzese e indossare il kilt?
     C’è un forte movimento nazionalista in Scozia, gli scozzesi sono un popolo orgoglioso e sono orgogliosi delle loro tradizioni e dei clan. Non è che indossino il kilt comunemente, anche se è vero che se ne vedono parecchi in giro. Soprattutto portano il kilt nelle feste, durante le cerimonie di matrimonio. Ammettiamolo: non c’è niente di più mascolino che un paio di gambe nude e forti che escono da un kilt. E riguardo ad Adam: volevo fare di lui un grande eroe romantico.


A parte Stevie, tutti gli altri personaggi sono, per così dire, più grandi del vero: Jo McLean è più che semplicemente cattiva, Matthew è più che stupido, e Adam è letteralmente un gigante. Gioca con le regole del genere, esagerando?
     Sì, proprio così, e nello stesso tempo volevo però che i miei personaggi fossero credibili. Non c’è speranza nella cattiveria di Jo, eppure è credibile. Matthew è un debole ma non volevo fare di lui un personaggio cattivo. E’ un egoista ma alla fine si rende conto che ha sbagliato. Ma esistono queste persone più grandi del vero: ho un amico di Newcastle che è un gigante. Sì, gioco col genere, ma spero che i miei personaggi siano credibili.

Mi è piaciuto molto ‘il libro dentro il libro’: perché lo ha messo nella trama? Per sottolineare la vicenda, per divertirsi, per giocare con i lettori…?
     Per giocare…Perché Stevie poteva scrivere della donna che era lei nel libro, e poteva anche vincere l’amore di lui, nel libro. Però, mentre lavora sulla trama, si rende conto che il suo personaggio riflette il vero Adam e si domanda se lei non stia facendo un errore di valutazione. Scrivere le serve per capire, ha dei pregiudizi. E’ stato divertente scrivere il libro dentro il libro.


Non ha mai la tentazione di scrivere un finale infelice per le sue storie?

     No, mai. Dai libri si può trarre cultura o senso del mistero, ma io voglio scrivere dei libri che lascino i lettori con il sorriso sulle labbra: magari qualcuno è depresso, legge e si solleva il morale. Sarebbe sleale se scrivessi un terzo libro con una fine infelice: chi mi legge sa che cosa aspettarsi dai miei libri. Quando ci aspettiamo certe cose, le vogliamo anche. In me c’è la ragazzina che vuole un ‘happy ending’, e il principe e la principessa che vissero felici e contenti. C’è chi si domanda che gusto ci sia a leggere un libro che si sa già come andrà a finire, ma ci sono anche quelli che lo sanno e vogliono leggere ‘come’ succederà tutto quanto, come si ritroveranno a vivere felici insieme. Sarebbe sleale da parte mia scrivere qualcosa di diverso: ho una responsabilità nei confronti dei miei lettori, non posso deluderli.

l'intervista è stata pubblicata su www.wuz.it


Milly Johnson, “Veri amori, falsi amanti” ed. 2008

                              Voci da mondi diversi. Gran Bretagna e Irlanda
         chick-lit
      il libro ritrovato

Milly Johnson, “Veri amori, falsi amanti”
Ed. Corbaccio, trad.Olivia Crosio, pagg. 450, Euro 18,60
 Titolo originale: The Birds and the Bees

Stevie si portò una mano sul cuore, chiedendosi come fosse riuscita a parlare con tanta freddezza mentre le faceva tutte quelle acrobazie nel petto. Era orgogliosa di se stessa. Matthew si era aspettato una scena isterica, invece lei lo aveva freddato. Questa piccola vittoria, tuttavia, non le impediva di sentirsi profondamente triste. Come era possibile che lei e Matthew fossero diventati di colpo due perfetti estranei, quando meno di tre settimane prima avevano fatto l’amore nel letto che lui ora divideva con un’altra?

   Stevie ama Matthew; Matthew pianta Stevie e si mette con Jo; per far ingelosire il suo ex, Stevie fa coppia con l’ex di Jo: come andrà a finire? Si accettano scommesse, tutte le possibilità sono aperte, perché questo è proprio l’elemento di forza dei romanzi sentimentali- il gioco su alcuni punti fissi, che sono i sentimenti e i rapporti di coppia, con tante possibili varianti, nonché finali. Persino il titolo, “Veri amori, falsi amanti”, non serve a mettere sulla traccia giusta, anche per quello potrebbero esserci varie interpretazioni. Del tipo: Matthew ha preso una sbandata e poi torna da Stevie, l’amore vero trionfa sempre. Oppure: Stevie l’ha scampata bella , meglio prima che dopo. Oppure: guarda un po’, uno scambio che funziona. Insomma, leggete il libro e lo scoprirete.
    Letteratura di genere, Chick lit, letteratura rosa, o sentimentale: c’è sempre un più o meno lieve disprezzo da parte dei critici, quando parlano dei libri per donne e scritti per lo più da donne. Ammesso che ne parlino affatto e non li ignorino del tutto. Eppure hanno sempre avuto successo- basta pensare al fenomeno di Liala, in Italia, o della Delly, pseudonimo di due fratelli francesi. Oppure persino alle pagine della rivista Grand Hotel in cui pure le immagini dei fotoromanzi si conformavano al sentimentalismo delle storie d’amore. Perché c’è sempre una storia d’amore nei romanzi di questa letteratura femminile. Pare che le donne non si stanchino mai di leggere storie d’amore in tutte le varianti, che non sono poi neppure molte.
Ma ci sono modi diversi di affrontare qualunque lettura, anche quella di un libro ‘rosa’, e peraltro sono tutti modi validissimi- forse qualcuno può essere più rischioso, se trasporta la lettrice in una bolla di sogno. Se, invece, si riesce a mantenere un certo distacco dalla vicenda, è come osservare attraverso una lente la commedia umana dei rapporti tra uomo e donna, cogliendone il lato buffo, o assurdo, o penoso. E allora la lettura può addirittura diventare terapeutica, è come un guardarsi allo specchio. Che è quello che fa la protagonista del romanzo di Milly Johnson, perché c’è proprio un gioco di specchi in “Veri amori, falsi amanti”. Due donne, una bionda e una bruna, la prima è l’eroina buona e la seconda è quella cattiva; due uomini, un affascinante dandy e un rude colosso scozzese, e va da sé che il bell’aspetto è ingannatore, mentre il gigante burbero ha il cuore d’oro. Fino a qui, tutto secondo i canoni.
Ma la bionda Stevie Honeywell, mamma single con un bimbetto adorabile di quattro anni, è anche scrittrice di romanzetti rosa della serie Moonlight Moon e la protagonista del libro su cui è al lavoro si chiama Evie Sweetwell, innamorata dello scozzese Damme MacQueen (con uno scoperto anagramma nonché gioco di nomi con la stessa Stevie e il suo finto nuovo partner Adam MacLean). E nella sufficienza con cui Adam guarda i romanzetti della collana Moonlight Moon sparsi per la casa, nell’adorazione con cui una segretaria riceve Stevie, quando questa si presenta con lo pseudonimo che usa per scrivere, troviamo i due atteggiamenti parimenti diffusi nei confronti della letteratura femminile.

     Il pregio del romanzo di Milly Johnson è nella veridicità assurda della storia e nella spontaneità così reale dei dialoghi- è sufficiente tendere l’orecchio sui mezzi pubblici ed ascoltare le confidenze che si scambiano le ragazze per sapere che una vicenda come quella di “Veri amori, falsi amanti”, magari con un pizzico di paradosso, può essere vera. Tanto da farci sorgere il dubbio: è il romanzo rosa a copiare la vita o il contrario?

la recensione è stata pubblicata su www.wuz.it


martedì 14 giugno 2016

Alessia Gazzola, “Non è la fine del mondo” ed. 2016

                                                               Casa Nostra. Qui Italia
          chick-lit
          FRESCO DI LETTURA

Alessia Gazzola, “Non è la fine del mondo”
Ed. Feltrinelli, pagg. 218, Euro 15,00


    La chick-lit non è un genere che amo. Mi annoia. Non ho più l’età per la chick-lit. Perché mai Alessia Gazzola ha abbandonato l’anatomopatologa Alice Allevi, la simpatica protagonista dei suoi ‘gialli’, per virare  decisamente al ‘rosa’ in questo nuovo romanzo, “Non è la fine del mondo”? mi sentivo quasi arrabbiata nei confronti della scrittrice. E però glielo dovevo, di almeno provare a leggere il libro. L’ho finito in un giorno. Ed Emma De Tessent, la tenace stagista che ha una voce squillante quanto quella di Alice Allevi, mi ha conquistato.
    A volte sono dettagli che paiono insignificanti a decidere la sorte di un libro, a vincere la sfida del farsi sfogliare. Al primo colpo d’occhio mi è piaciuto che due sottotitoli seguissero “Non è la fine del mondo”, ovvero “La tenace stagista”, ovvero “Una favola d’oggi”. Al secondo, che ogni capitolo avesse un titolo, come si usava una volta, come facevano i primi grandi scrittori inglesi di romanzi, il Thackeray a cui Alessia Gazzola strizza l’occhio, facendolo nominare da Emma, o Henry Fielding. Un titolo è un programma, un’anticipazione di quello che leggeremo, una prova che lo scrittore sa di che cosa vuole parlarci. Emma, poi, si chiama come una delle eroine di Jane Austen, anche se una serata distensiva significa per lei un bel libro della collezione Harmony (il suo giornalaio glieli tiene da parte) e un pacchetto di biscotti pieni di grassi saturi da 0,99 euro (mi piace questa sincerità).
Gwyneth Paltrow nella parte di Emma
      Trentenne, una laurea, un master, conoscenza di tre lingue straniere, una buona famiglia alle spalle, Emma De Tessent  è un’eterna stagista presso una casa di produzione cinematografica sempre sull’orlo del fallimento. Finché perde il posto perché il contratto non le viene rinnovato e, dopo vari tentativi di trovare un altro impiego, finisce quasi per caso in un negozio di abbigliamento per bambini. Un negozio defilato ma estremamente raffinato, che non produce abitini in serie ma coltiva quel gusto un poco vintage che fa sembrare i bambini dei piccoli Lord Fauntleroy. Emma non sa tenere un ago in mano ma l’anziana proprietaria del negozio la prende in simpatia- le insegnerà lei. Il negozio elegante e fuori moda rispecchia la parte di personalità di Emma che ha bisogno del sogno per vivere, così come il villino con la cascata di glicini che lei immagina di poter comperare un giorno e intanto- perché no?- finge che sia suo, entra da un cancello arrugginito che non chiude bene e si siede su una panchina.
Emma non è il dottor Jekyll e Mr. Hyde, ma, se è necessario farsi avanti a gomitate nel mondo del lavoro, se deve avere sempre la risposta pronta e affilata, deve anche poter avere uno spazio di quiete tutto suo in cui rifugiarsi, una versione personale della ‘stanza tutta per sé’ di Virginia Woolf. E poi Emma viene richiamata a lavorare di nuovo alla casa di produzione cinematografica, proprio quando riceve pure un’altra offerta da parte di una casa rivale, dove c’è un produttore di grande fascino.
    Gli ingredienti della chick-lit ci sono tutti, anche se vi lascio molto altro da scoprire- segreti di famiglia, mogli che tradiscono i mariti, uomini fedifraghi, uomini d’onore, donne che non dimenticano il grande amore,  nipotine (di Emma) deliziose, eredità inaspettate. In più, anche degli scorci di Roma insoliti. Ma, con il tono lieve della commedia rosa, Alessia Gazzola affronta le problematiche della donna nel mondo moderno- la difficoltà di trovare un lavoro con un contratto a tempo indeterminato, lo sfruttamento dei giovani che accettano di essere eternamente stagisti pur di avere un impiego, le soluzioni da trovare per conciliare famiglia e figli (ahi, se non ci fossero nonne e zie a cui ricorrere!). L’amore, poi. Non c’è più solo il matrimonio come possibilità, come per le sorelle Bennet, forse è un bene, forse è un male. E tuttavia le pene d’amore, il ‘mi ama? non mi ama?’, restano uguali, per Elizabeth Bennet, per Emma Woodhouse, per Emma De Tessent.

la recensione sarà pubblicata su www.stradanove.net