Casa Nostra. Qui Italia
cento sfumature di giallo
Artur Nuraj, “Dio non uccide”
Ed.
Besa Muci, pagg. 408, Euro 20,00
Un bambino in un museo. Guarda, affascinato, una yatagan. È una spada corta a lama ricurva usata nell’Impero ottomano dalla metà del XVI secolo alla fine del XIX secolo. Va ogni domenica, il bambino, in quel museo, accompagnato dal vecchio custode dell’orfanotrofio. Quando compirà trent’anni, il bambino diventato uomo di successo riceverà in regalo la yatagan dal vecchio- l’aveva comprata per lui con i soldi della buonuscita dopo essere andato in pensione. Da questo momento la yatagan accompagnerà sempre Mark Barleti, un’arma e un simbolo, una maniera di affrontare la vita secondo il codice d’onore albanese.
Una decina di anni dopo Barleti arriva a
New York. Al controllo dell’aeroporto gli ricordano che il suo visto scadrà tra
un mese. Gli basterà per la missione che deve compiere e di cui noi apprendiamo
i dettagli a poco a poco. Barleti vuole vendicarsi- aveva una moglie e un
figlio, erano morti entrambi nell’attentato alla metropolitana di Mosca del
1999. E la trama del romanzo di Artur Nuraj, pubblicato per la prima volta
vent’anni fa e rivisto dallo scrittore con alcune modifiche e con un nuovo
titolo per questa pubblicazione, è tesa, tesissima, tra due micidiali
attentati- quello nel cuore della Russia e l’altro, del 2001, nel cuore della
Grande Mela. Con l’assillo del tempo che stringe, per la scadenza del visto e
per un altro appuntamento personale di Mark di cui sapremo alla fine.
Con il pretesto di un grosso ordine di armi e esplosivo Mark entra in contatto con la mafia ucraina (all’orecchio del lettore suonano cento campanelli di allarme) che lo porta ad avvicinare le cellule terroristiche islamiche. Mark Barleti ha fatto parte dell’Interpol e molte delle facce che incontra gli sono note- cambiano i nomi ma il modus operandi è lo stesso. Ci sono molti punti oscuri- che fine ha fatto un suo ex collega che lavorava nella NSA, l’agenzia di spionaggio e sicurezza americana? La vedova dice che è morto, ma lei non crede affatto che sia stata una morte naturale come hanno voluto farle credere. E consegna a Mark un dischetto che il marito le ha affidato, certo che qualcuno sarebbe venuto a chiedere di lui. E chi è il misterioso ‘uomo del governo’ che spunta fuori da più parti? Un infiltrato? Una spia? Una talpa?
C’è anche un incontro per certi versi
rasserenante e per altri ulteriore fonte di preoccupazione- Natalia, l’amica di
sua moglie, la ragazzina russa che faceva da baby-sitter al suo bambino, era
lì, lavorava (e possiamo indovinare che cosa facesse) per il mafioso ucraino.
Natalia era disposta a fare qualunque cosa per aiutare Mark, fino al punto di
mettere in pericolo la sua stessa vita.
“Dio non uccide” è un thriller di grande
attualità, specialmente in questi giorni di settembre in cui tutti non possiamo
fare a meno di ricordare il giorno che ha fatto crollare l’America, il gigante
dai piedi di argilla, e la narrativa è incalzante e ha una forte tensione. È
anche un thriller che invita alla riflessione, sullo stravolgimento dei
messaggi delle religioni, sul senso della giustizia e su quello della vendetta.
Un thriller con una trama tutt’altro che banale e che merita di essere letto.















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