sabato 14 marzo 2015

Corina Bomann, “L’isola delle farfalle” ed. 2012

                                              Voci da mondi diversi. Area germanica
  FRESCO DI LETTURA



Corina Bomann, “L’isola delle farfalle”
Ed. Giunti, trad. S. Congregati, pagg. 496, Euro 5,02, formato ebook Euro 4,99
Titolo originale: Die Schmetterlinginsel

     1887 e 2008: una storia che si estende per più di cento anni. Un segreto di famiglia. Di certo una vicenda di amore. Forse anche di morte. Un’antica magione in Inghilterra e l’esotismo dell’Oriente, dell’isola delle farfalle come viene chiamato, per la sua forma, lo Sri Lanka. Gli ingredienti per un romanzo appassionante che piace alle donne ci sono tutti. E la scrittrice tedesca Corina Bomann li sa dosare molto bene.
   Il presente e il passato si alternano lungo tutto il romanzo: nel presente Diana Wagenbach, una carriera di avvocato ben avviata a Berlino e un matrimonio traballante per le infedeltà del marito, parte per Tremayne House dove la zia Emmely sta morendo. Va da sé che la vecchia zia le rivelerà qualche cosa che non farà luce del tutto sul mistero, che Diana troverà degli indizi- strana, bella e singolare una foglia di palma incisa con lettere che Diana non è capace di decifrare- e che dovrà partire quindi per Colombo: la sua famiglia aveva avuto laggiù delle piantagioni di tè. Il passato- di certo la parte più romanticamente avvincente- incomincia con l’arrivo di Henry Tremayne, con moglie e due figlie, a Colombo. Il fratello maggiore di Henry è morto da poco, precipitando dall’Adam’s Peak: veramente un incidente?

    Immaginiamo che cosa volesse dire per delle gentildonne inglesi (più per loro che per gli uomini) arrivare in Oriente nell’800. Il clima diverso (e loro costrette nei corsetti soffocanti e strati su strati di abbigliamento) ma anche la sensualità dei corpi attraverso il cotone leggero dei sari o dei sarong, il fascino nuovo del colore ambrato di pelle e occhi, il tripudio di fiori e la festa di odori. Dopo la diffidenza iniziale, le due inglesine bionde, Grace e Victoria, restano affascinate, incuriosite, desiderose di sapere di più della nuova cultura. Soprattutto se da ora in avanti la loro vita dovrà svolgersi lì.
Appaiono degli uomini sulla scena- l’aitante e giovane tamil Vikrama che diventa il braccio destro di Sir Henry e l’odioso e lascivo proprietario della piantagione confinante con Vannattuppucci (bello il nome che significa ‘farfalla’, simbolo di bellezza e lievità che percorre tutto il romanzo) che vorrebbe combinare un matrimonio tra suo figlio (ha l’hobby di impagliare pappagalli, orrore!) e Grace. E va da sé che nascerà l’amore tra Vikrama e Grace, annunciato fin dal primo sguardo. Va da sé che ci sarà uno strascico di scandalo e di morte.
    La storia d’amore del passato si rispecchia in quella del presente, di Diana che incontra lo studioso di sangue misto (proprio come lo era Vikrama) che la aiuta nelle ricerche e nella decifrazione del messaggio misterioso affidato alla foglia di palma. E più di un segreto verrà svelato, alla fine, come se si aprisse una scatola cinese dopo l’altra, mentre la narrativa ottocentesca diventa il diario di Grace, consegnato da Victoria a Sir Henry.


    Il romanzo di Corina Bomann non ha niente di straordinario, anzi, è piuttosto scontato, però è uno di quei libri che si prendono in mano volentieri quando si ha bisogno di una lettura che distragga, che ci trascini lontano. E l’atmosfera dell’isola delle farfalle, con le sue piantagioni di tè dominate dalla vetta dell’Adam’s Peak, è incantevole.


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