sabato 14 marzo 2015

Andy Oakes, “Ombre su Shanghai” ed. 2008

                                   voci da mondi diversi. Gran Bretagna e Irlanda
                                                            cento sfumature di giallo
            il libro ritrovato


Andy Oakes, “Ombre su Shanghai”
Ed. Fanucci, trad. Alessia Donin, pagg. 433, Euro 17,50
Titolo originale: Citizen One



“Chi può indovinare cosa ci sia nelle menti di assassini del genere?”
         Tirò su il bavero.
        “Sono come la pioggia, imprevedibili.”
        Il sussurro di Piao, in sintonia coi battiti ritmici della pioggia che gli cadeva sulla testa, mentre camminava verso il suo appartamento.
      “Cinque chiodi. Cinque. Come le punte della stella della Repubblica Popolare. Era un messaggio?”


   Avevamo lasciato Sun Piao, capo della squadra omicidi di Shanghai, in un ospedale psichiatrico, alla fine di “Le mille luci di Shanghai”, il romanzo precedente di Andy Oakes. Una di quelle terrificanti strutture dei regimi totalitari e affini destinate a inghiottire le persone scomode, perché la smettano di essere d’intralcio. Una morte in vita peggiore, di gran lunga peggiore, della morte. Siamo contenti di ritrovare Sun Piao in questo secondo romanzo della serie, “Ombre su Shanghai”: ce l’ha fatta, anche se apprenderemo frammentariamente a quale prezzo e quanto sia stato duro disintossicarsi, liberare il suo corpo dalle droghe “curative” che gli erano state somministrate e a cui si era assuefatto. Così come sapremo- con sorpresa- chi e perché lo abbia fatto internare e chi adesso ha fatto pressioni perché sia rimesso in libertà. In realtà la ‘riabilitazione’ di Sun Piao sembra un poco una beffa, perché viene destinato alla Buoncostume e non più alla sezione Omicidi: peccato che la Buoncostume non esista più. E come potrebbe esistere quando i profitti della prostituzione, quelli della gestione dei vari club e del traffico di donne finiscono nelle tasche della polizia stessa? Eppure è proprio un caso che ha a che fare con una serie di prostitute assassinate che riporta Sun Piao ad assumere il suo vecchio ruolo- perché questo è il suo carattere, qui è tutto Sun Piao, ispettore cinese sangue misto con gli occhi azzurri ereditati dal padre americano, in questa battaglia senza fine in nome della giustizia e della verità, pur sapendo di mettere a rischio la sua vita.

    Anche in questo romanzo c’è un inizio fulminante, una scena di crudeltà e morte che inchioda la nostra attenzione- per la maniera in cui la ragazza viene uccisa e eliminata (in un blocco di cemento), per il tempo e il luogo in cui si svolge l’azione (si avvicinano le Olimpiadi del 2008, Shanghai è piena di cantieri), per il tipico stile di Andy Oakes, frasi brevi che sembrano sciabolate tanto sono veloci, secche, incisive. Questa è solo una di parecchie ragazze uccise, e non sono tutte prostitute- strano, almeno quattro sono figlie di uomini di scienza: una punizione che raggiunge loro invece dei loro padri?
   Qualcuno dice che c’è una tendenza a morire tra coloro che sono troppo vicini a Sun Piao e purtroppo è vero, anche perché questa volta l’assassino contro cui Sun Piao presto raccoglie le prove è un tai zi, ‘un principino’, uno che si ritiene intoccabile, figlio di un colonnello anziano dell’Esercito Popolare di Liberazione. E le ragazze torturate, stuprate e uccise, sono soltanto uno di molti crimini, alcuni dalla portata così vasta da suscitare orrore, sdegno, incredulità davanti agli abissi del male. Da far pensare che non ci sia pena sufficiente per chi si macchia di colpe simili.

    “Ombre su Shanghai” incomincia come un tipico romanzo di indagine poliziesca e si trasforma poi in un noir: il colpevole viene trovato e una sorta di giustizia verrà fatta ma, a differenza dell’esito del romanzo tradizionale, questa fine non lascia il lettore con il cuore in pace. Anzi, terminata la lettura proviamo un’inquietudine profonda davanti agli scenari che ci sono stati rivelati e disperiamo del presente e del futuro. Il quadro di Oakes è la Cina contemporanea (qua e là affiora qualche nostalgia per Mao di cui i giovani cinesi non sanno nulla), ma gli interessi economici coinvolgono anche altre grandi nazioni: non facciamoci illusioni, la difesa dei diritti umani è un concetto fatto di belle parole, la Cina non verrà boicottata, le Olimpiadi si terranno. E dopo aver letto la fine del romanzo siamo anche certi che non esistono i buoni e i cattivi, solo chi finge di essere buono e chi nasconde solo in parte di essere cattivo.

la recensione è stata pubblicata su www.wuz.it




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