domenica 24 maggio 2015

Erik Larson, “Il giardino delle bestie” ed. 2012

                                        Voci da mondi diversi. Stati Uniti d'America
      la Storia nel romanzo
      il libro ritrovato


Erik Larson, “Il giardino delle bestie”
Ed. Neri Pozza, trad. Raffaella Vitangeli, pagg. 473, Euro 18,00

    Berlino 1933. Il 30 gennaio Hitler è stato nominato Cancelliere da Hindenburg, l’uomo che un anno prima lo aveva battuto per un migliaio di voti nella corsa alla presidenza. Questa è la data che viene considerata come l’inizio della Germania nazista. Il 2 agosto 1934, dopo la morte di Hindenburg, Hitler riuniva in sé le due cariche di presidente e di cancelliere autonominandosi Führer.
    L’ottimo romanzo storico di Erik Larson, “Il giardino delle bestie”, ricostruisce quegli anni a Berlino attraverso l’esperienza dell’ambasciatore americano William Dodd che arrivò nella capitale tedesca nel luglio del 1933 con la moglie, i due figli adulti e la vecchia auto Chevrolet.
La scelta di un ambasciatore da mandare in Germania non era stata facile. Roosevelt stesso aveva approvato la scelta di William Dodd, uomo di famiglia modesta che era stato capace di diventare professore universitario ed aveva una certa fama per i suoi scritti di storia del Sud degli Stati Uniti. Tuttora la più grande aspirazione del sessantaquattrenne Dodd era portare a termine un’opera in quattro volumi che si sarebbe intitolata “L’ascesa e la caduta del vecchio Sud”. Fa pensare al console romano Cincinnato questo professor Dodd che ama lo studio e l’agricoltura nella sua fattoria in Virginia e che sembra quasi sacrificarsi per il bene comune, nell’accettare l’incarico a Berlino.

     William Dodd era già stato in Germania, aveva studiato a Lipsia nel 1897 e quella volta aveva portato con sé la sua bicicletta. Perché, da democratico jeffersoniano, William Dodd credeva in uno stile di vita parco e senza ostentazione. Era sua ferma intenzione contenere le spese ufficiali a Berlino entro il compenso che gli veniva dato per le sue mansioni, lontanissimo, quindi, dall’andazzo corrente di altri ambasciatori o anche semplicemente di persone relazionate all’ambasciata americana. Il che poteva venire interpretato in maniera negativa, identificando la vita sottotono del singolo con la politica di una nazione. Dodd rimase subito spaesato- non c’era assolutamente nulla nella Germania del 1933 che assomigliasse a quella che aveva conosciuto  in passato. Soprattutto Dodd colse la minaccia nella nuova Germania sul finire della repubblica di Weimar. Dodd non sottovalutò i continui episodi di violenza delle SA, denunciò e richiese ammenda per i maltrattamenti subiti da cittadini americani che erano stati brutalmente percossi per non essersi esibiti nel saluto hitleriano a braccio teso, lanciò ripetuti allarmi per lo sgocciolamento di leggi che limitavano la libertà degli ebrei fino a tagliarli completamente fuori dalla società tedesca,
    Eppure molti, nell’ambiente politico americano, sparlavano di Dodd, giocando sul suo cognome lo chiamavano “Dud”, cioè ‘inetto’, ‘buono a nulla’, ritenevano le sue prese di posizione esagerate, addirittura dannose per i buoni rapporti tra le due potenze. Nessuno apprezzava a dovere l’integrità di quest’uomo che combatteva Hitler con le armi che aveva in mano, rifiutandosi ad esempio di presenziare alle grandiose parate. Era ovvio che Dodd non piacesse neppure ai tedeschi i quali avevano anche qualcosa d’altro da rimproverargli e cioè il comportamento della figlia Martha che amoreggiava con il diplomatico russo Boris Winogradov che era pure un agente dei servizi segreti sovietici (Martha aveva avuto parecchie altre storie, anche con nazisti di spicco). E infine Dodd fu richiamato in America nel dicembre del 1937.

    Il libro di Erik Larson non solo è ben documentato, non solo spiega in parte come sia stato possibile che nessuno abbia fermato un pazzo, ma ha anche i pregi di un romanzo oltre a quelli di un libro di storia. Sullo sfondo delle luci fosche di Berlino, mentre bandiere rosse con la croce uncinata nera iniziano a sventolare ovunque e le strade rimbombano sotto il passo pesante delle camicie brune, si muovono gli attori della Storia che ha segnato il destino dell’Europa nel secolo scorso. E il giardino delle bestie- traduzione di Tiergarten, il parco nel centro di Berlino- non è più soltanto il luogo rilassante in cui passeggiare. Diventa il posto dove si dava appuntamento chi non voleva correre il rischio di essere ascoltato da microfoni nascosti e le ‘bestie’- ben più inquietanti degli ‘animali’, altra possibile traduzione- sono la minaccia presente ovunque, sono i cittadini tedeschi in veste di agnelli che si trasformeranno in lupi.

la recensione è stata pubblicata su www.stradanove.net
a breve leggerete la recensione dell'ultimo libro di Erik Larson, "Scia di morte. L'ultimo viaggio del Lusitania"





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