domenica 24 settembre 2017

Liza Marklund, “Il lupo rosso” ed. 2008

                                                                      vento del Nord
      cento sfumature di giallo
       il libro ritrovato

Liza Marklund, “Il lupo rosso”
Ed. Marsilio, trad. Laura Cangemi, pagg. 490, Euro 19,00

     Finalmente- dopo una serie di romanzi in cui i protagonisti si lamentano dell'insolito caldo- una Svezia con il clima e le temperature che ci aspettiamo dalla Svezia, ne “Il lupo rosso” di Liza Marklund. La colonnina di mercurio scende a 29° sotto zero nelle scene ambientate a Luleå, vicino al circolo polare artico. E qualcuno, alla fine, corre il rischio di morire assiderato.
La bandella di copertina ci avvisa che “Il lupo rosso” è il quinto episodio della serie poliziesca con il personaggio di Annika Bengzton, e noi dobbiamo accontentarci di spigolare frammentarie informazioni sul suo passato- un tempo caposervizio di cronaca nera per la Stampa della Sera di Stoccolma, ora giornalista d'inchiesta che si occupa di abusi d'ufficio, corruzione e scandali politici, sposata con due bambini, un volto noto a tutti per un'esperienza traumatizzante. Il Natale precedente era stata presa in ostaggio e tenuta prigioniera in un tunnel da una serial killer psicopatica, la Bombarola. Annika ha tuttora gli incubi di quanto è successo; soprattutto, da allora, nei momenti di stress, sente nella sua testa un coro di angeli che tace solo quando lei si occupa di cose concrete. Eppure Annika Bengzton non ha imparato la lezione, ci viene da pensare. Quando la seguiamo nelle sue imprese e ci trema il cuore per lei, ci domandiamo perché non se ne stia tranquilla a casa a scrivere articoli al computer e tendere l'orecchio ai bambini che giocano nell'altra stanza. Perché non lasci che se la sbrighi la polizia. Ma perché - come dice suo marito- “Annika è una persona che non si pone dei limiti, non ha alcun istinto di conservazione. Si espone a qualsiasi cosa, situazioni che le persone normali neanche si sognerebbero. Si chiama passione per la giustizia.”

     E' novembre, si avvicina l'anniversario di un attentato terroristico alla base aerea F21 di Luleå, fatto più di trent'anni prima, nella notte tra il 17 e il 18 novembre del 1969. Un caccia era esploso nella zona militare della base aerea, un uomo era morto per le ustioni riportate, i colpevoli non  erano mai stati individuati: si era parlato dei gruppi di estrema sinistra, poi la Difesa aveva puntato il dito contro i russi, erano stati intensificati i pattugliamenti lungo i confini. Annika Bengzton pensa che sia ora di cercare di gettare luce sull'accaduto, di fare domande in giro, di scrivere una serie di articoli. E parte per Luleå, dove ha appuntamento con un collega che ha qualcosa da dirle. Che, guarda caso, è appena morto in un incidente. E non vi diciamo altro di quanto succede.

    Se l'avvio del romanzo è un poco lento nel preparare le file della trama- i gruppi maoisti degli anni '60 in Svezia, il problema della libertà di stampa e dell'abuso di potere all'interno dei mezzi di informazione (incluse le trasmissioni televisive digitali), la relazione extraconiugale del marito di Annika e i problemi amorosi dell'amica Anne- poi fa un balzo e scorre veloce con il moltiplicarsi degli omicidi al Nord, il riapparire del terrorista che aveva due nomi in codice e che era finito a militare nell'ETA, l'identificazione degli altri membri del gruppo. Ma c'è un'altra trama intrecciata a quella del terrorismo e ha a che fare con gli ideali di libertà di parola e con il dovere etico dell'informazione: ci sembra una caratteristica dei gialli nordici, quella di avere uno spessore problematico che va oltre l'indagine e una tematica che affonda nel civile, nel sociale e nel politico. E la conclusione soddisfa la 'passione per la giustizia' non solo di Annika- ci riempie di esultanza.

     Possiamo dirlo? i gialli nordici non deludono mai. 

la recensione è stata pubblicata su www.stradanove.net


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