martedì 12 settembre 2017

Amanda Reynolds, "L'anno che è passato" ed. 2017- Intervista

                                Voci da mondi diversi. Gran Bretagna e Irlanda
                                       cento sfumature di giallo
                                        intervista


A Milano piove. Ma non sembra importare ad Amanda Reynolds che è proprio come appare nelle foto, gioviale, sorridente, luminosa. “E’ come essere in Inghilterra”, dice.
Iniziamo a parlare del suo libro.

“L’anno che è passato” è il suo primo romanzo. Come ha avuto inizio? Come è iniziato nella Sua mente? Voleva semplicemente scrivere oppure Le è venuto in mente l’argomento, la trama di cui parlare?
     C’è stato un momento nella mia vita in cui mi sono trovata in una situazione di incertezza- mia figlia era andata a vivere per conto suo, come è giusto che sia, mio figlio era partito per l’università, proprio come Fin nel romanzo. E’ stato un periodo in cui la mia vita come madre stava cambiando in maniera drammatica. Ci sono molti libri che raccontano di donne giovani ma non altrettanti su donne che hanno passato la vita a crescere i figli, che si ritrovano sole, si sentono inutili e hanno bisogno di trovare un nuovo scopo nella vita. E’ stato quello il punto da cui è iniziato il mio romanzo.

Il genere che ha scelto si può definire come ‘thriller psicologico’ e non è comune. Le interessa la psicologia? Il suo lavoro precedente aveva qualcosa a che fare con la psicologia?
   Sì, ho lavorato per un po’ io stessa come consigliera e mi interessava soprattutto il funzionamento della memoria. Pensiamo di ricordare nello stesso modo cose che abbiamo condiviso, ma ogni ricordo è un’interpretazione di quello che è accaduto. Non ho incominciato intenzionalmente a scrivere un thriller psicologico, piuttosto scrivevo su di una persona che ha perso la memoria e per caso il libro si è trasformato in un thriller psicologico.

Il punto iniziale del libro è un incidente e una perdita parziale di memoria. Mentre Jo ricostruisce l’ultimo anno pezzo dopo pezzo, scopre che non è la persona che crede di essere. Ci vuole uno shock per obbligarci a fermare la nostra routine quotidiana e farci vedere noi stessi da un altro punto di vista?

    Penso che ci siano parecchi momenti di epifania nella vita. Il fatto che i figli avessero iniziato la loro propria vita mi ha fatto pensare: volevo qualcosa di positivo per la mia vita. A qualunque età le donne hanno delle opportunità, e scrivere è qualcosa che puoi fare sempre. E tuttavia non avrei scritto questo libro se fossi stata più giovane- mi serviva un grosso scossone come è capitato a Joanne.

Jo sembra essere piuttosto confusa riguardo ai suoi bisogni emotivi e sessuali. E’ questa forse la conseguenza di un matrimonio giovanile in cui il marito ha avuto il ruolo del Pigmalione?
    Interessante, la sua domanda. Sì, definitivamente sì, Rob aveva il ruolo del Pigmalione. Joanne è affettuosa ed amabile ma sente di appartenere a Rob, di essere per lui l’incarnazione della vita perfetta, e tuttavia questo è un ruolo difficile da vivere. Jo è sempre controllata da Rob, le ci vuole tempo per ribellarsi ma poi, quando incomincia e si guarda indietro, si rende conto fino a che punto lei sia stata manovrata da lui nel prendere qualunque decisione.


Ho pensato che, tutto sommato, nessuno dei personaggi fosse ‘buono’, né il marito, né la moglie, né i figli. E’ grigio il colore della vita? Ognuno di noi ha un lato oscuro?
    Sì, penso che sia importante che per lo scrittore non ci siano dei ‘buoni’ e dei ‘cattivi’ ma che i personaggi abbiano una tonalità ‘grigia’, come dice Lei. E i personaggi fanno spesso cose che non ci piacciono, ma si sa, quella è la vita, tutti facciamo degli errori. Volevo delle persone con dei conflitti e a volte mi sono trovata a parteggiare per Rob e altre volte per Jo.

Mi ha intrigato la costruzione dei due filoni temporali. E’ stato difficile coordinarli? Come ci è riuscita?
     Ho strapazzato il mio cervello. Avevo il terrore che qualcosa fosse sbagliato, andavo avanti e indietro a controllare quello che avevo scritto. Mentre scrivi pensi che vada tutto bene, poi ci ripensi e ti vengono dubbi. No, non facevo nessuno schema, scrivevo i capitoli uno dopo l’altro, quelli ‘prima’ della caduta e quelli ‘dopo’, e continuavo a controllare.

Quale sarà la trama del suo prossimo romanzo?
   Il mio nuovo romanzo sarà pubblicato l’anno prossimo in Inghilterra. Ed è un altro thriller psicologico. Parla di qualcuno che viene accusato di qualcosa di terribile e tocca al lettore cercare di capire se sia colpevole o no, quale dei due personaggi che raccontano la storia stia mentendo.


sia la recensione sia l'intervista saranno pubblicate su www.stradanove.net

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