giovedì 28 settembre 2017

Liza Marklund, “Finché morte non ci separi” ed. 2011

                                                                       vento del Nord
       cento sfumature di giallo
       il libro ritrovato

Liza Marklund, “Finché morte non ci separi”
Ed. Marsilio, trad. Laura Cangemi, pagg. 471, Euro 19,00

   Ci sono degli appuntamenti con dei libri che sono imperdibili. Anche se non sono dei capolavori, anche se sono destinati ad essere dimenticati oppure, se hanno fortuna in un’epoca che divora tutto, a diventare dei classici del genere a cui appartengono. E’ il caso di ogni nuovo libro della scrittrice svedese Liza Marklund, a mio parere la migliore delle scrittrici nordiche di thriller. Perché riesce sempre a scrivere dei romanzi appassionanti, con delle trame ben congegnate e dei personaggi che ‘crescono’ con ogni nuovo libro della serie, coinvolgendoci non solo nelle vicende di indagine poliziesca ma anche in quelle della loro vita privata.
   In “Finché morte non ci separi” ritroviamo la giornalista Annika Bengtzon, la protagonista dei romanzi della Marklund che la scrittrice stessa, parlandone in un’intervista, ha descritto come “un carro armato con i tacchi a spillo”. Nel romanzo precedente, “Il testamento di Nobel”, l’avevamo lasciata che abbandonava in fretta e furia la sua casa in fiamme, portando in salvo i bambini. L’azione del nuovo libro si colloca, dunque, in un tempo che continua senza interruzione quello dell’altro, perché Annika arriva disperata a casa dell’amica Anne chiedendole ospitalità e questa, che stava spassandosela a letto con un nuovo amore, gliela rifiuta.

Le prime pagine del libro, però, ci portano sulla scena di un delitto che colpisce al cuore la polizia di Stoccolma: nella sua stanza da letto il commissario David Lindholm è stato ucciso con un colpo in testa e uno al basso ventre. La moglie Julia è per terra in bagno in stato confusionale, il figlioletto di quattro anni, Alexander, è scomparso. Sull’ auto della polizia che arriva sulla scena c’è Nina, amica intima di Julia, che sa cose che nessun altro sa su David Lindholm. Perché David Lindholm è l’eroe dei poliziotti: è intervenuto in un paio di casi di grossa presa sul pubblico, amava presentarsi come ‘il poliziotto senza macchia e senza paura’. Ma era veramente senza macchia? Scopriremo molte cose su di lui…Al momento, tuttavia, la moglie Julia è il capro espiatorio perfetto: c’era solo lei nell’appartamento, la pistola usata era la sua d’ordinanza (era anche lei nel corpo di polizia  e aveva dimenticato di denunciarne lo smarrimento), soffriva di depressione. In più non è in grado di difendersi, farnetica che una donna cattiva ha portato via Alexander: è un caso di sdoppiamento di personalità?

      L’originalità dei romanzi seriali di Liza Marklund è che c’è una giornalista a condurre le indagini. Non in maniera ufficiale, non in concorrenza con la polizia, ma perché Annika concepisce così il suo lavoro, pensa che essere al servizio della verità significhi cercare quella verità che si vuol far conoscere ai lettori del giornale. In “Finchè morte non ci separi” pare quasi che anche Annika, come Julia, soffra di uno sdoppiamento di personalità, perché l’Annika giornalista non si dà pace finché non riesce a mettere insieme le prove dell’innocenza di Julia (in cui, in un certo senso, si rispecchia: anche Annika viene accusata di aver dato fuoco alla sua stessa casa), scavando- a rischio della sua incolumità- nel passato losco del mitico (e donnaiolo) David, mentre l’ Annika moglie tradita e madre di due bambini cerca di adattarsi alla nuova situazione di single e di non farsi strappare la custodia dei figli dal marito.

    Restiamo soddisfatti, a lettura terminata. Perché abbiamo la sensazione di aver letto un romanzo ‘pieno’, un thriller che non si limita alla scarna trama di indagine.

la recensione è stata pubblicata su www.stradanove.net


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