venerdì 11 dicembre 2015

Dominique Manotti, “Le mani su Parigi” ed. 2007

                                                                     Voci da mondi diversi. Francia
        cento sfumature di giallo
         il libro ritrovato


Dominique Manotti, “Le mani su Parigi”
Ed. Tropea, trad. Daniele Barzaghi, pagg. 221, Euro 12,90


   Si intitolava “Sombre Sentier”, il primo romanzo di Dominique Manotti pubblicato in Italia come “Il sentiero della speranza”- bellissimo titolo allitterativo che giocava sul doppio significato di Sentier, come nome comune e nome proprio di un quartiere di Parigi, unito all’aggettivo carico di buio, sombre: un’anticipazione di mistero e di trame nere. E’ ancora nera, anzi nerissima, la Parigi che appare nel nuovo romanzo di Dominique Manotti, “Le mani su Parigi”. Di un nero opaco e squallido, come lo sono i personaggi che sguazzano nella melma di traffici illegali, droga, sesso, assassinii, corruzione. Senza scrupoli. O ripensamenti. O un qualche senso di responsabilità etica.
    E’ il 1985, il quarto anno della lunga presidenza di François Mitterand. Un Boeing 747 esplode in aria nel cielo di Turchia. Trasportava un carico illegale di missili alla volta di Teheran. Una certa stampa è curiosa di arrivare alla verità dietro l’incidente di cui nessuno parla- il lettore sa subito che la vendita era stata organizzata dal consigliere del Presidente, Bornand, che naturalmente disporrà delle misure del caso per mettere tutto e tutti a tacere. Giornalisti. Responsabile tecnico. Banchiere libanese che reclama quanto gli è dovuto. Ci va di mezzo anche una puttana di lusso, uccisa da una pallottola alla gola sfuggita al factotum di Bornand.

    Il caso della donna assassinata il cui corpo viene ritrovato in un parcheggio viene affidato alla giovane poliziotta Noria Ghozali- il personaggio che apriva le scene iniziali del romanzo, in un quadretto violento di famiglia. Stanca delle botte del padre, Noria scagliava due materassi in strada e saltava giù dalla finestra. Ragazza in gamba, Noria Ghozali. Le sarebbe piaciuto recitare a teatro, aveva fatto un concorso per entrare in polizia e adesso buttava giù i rospi della discriminazione. Accontentandosi di sbrigare casi- è il caso di dirlo- “di merda”: teppistelli di quartiere nascondevano petardi nella cacca dei cani, facendo inferocire le vecchie signore schizzate di merda. Poi questo colpo di fortuna: l’identificazione, eseguita con abile ricerca paziente, della puttana morta.
E’ un caso che il personaggio più bello e pulito di questa vicenda nera sia una ragazza bruttina e araba? Perché sappiamo, ora da Bornand, ora da altri, che i vari corpi speciali di polizia accettano soldi per tacere. Su società fantasma, su traffico e smercio di droga, su vendita di armi ai paesi del Medio Oriente, sulla più esclusiva casa di appuntamenti parigina e su quanto vi accade: la tenutaria Mado ha più potere della donna giudice che viene sollevata dal suo incarico e finisce per uccidersi.

    C’è una successione rapida di eventi nel romanzo “Le mani su Parigi”, un accumularsi di omicidi per spianare la strada di Bornand. A volte condotti in maniera elegante e silenziosa, a volte in maniera cruenta. E forse quest’uomo che approfitta della sua posizione pubblica se la caverebbe, se non venisse incastrato nella vita privata. Un finale eccellente che soddisferà le donne che leggono il romanzo, una rivincita sopraffina sul prevalere dei corpi in vendita, tette nude e tutto il resto. Con uno stile prettamente “Manotti”- secco, brusco, veloce. Uno stile unisex, vorremmo dire, intendendo che, aprendo una pagina a caso, è impossibile distinguere se sia opera di uno scrittore o di una scrittrice. E questo ci piace.

la recensione è stata pubblicata su www.stradanove.net


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