mercoledì 11 aprile 2018

Daniel Mendelsohn, “Un’odissea. Un padre, un figlio, un’epopea” ed. 2018


                                        Voci da mondi diversi. Stati Uniti d'America
      Diaspora ebraica

Daniel Mendelsohn, “Un’odissea. Un padre, un figlio, un’epopea
Ed. Einaudi, trad. N. Gobetti, pagg. 310, Euro 17,00

     Nel 2011 Jay Mendelsohn, ottantun anni, chiese al figlio Daniel se poteva partecipare al seminario sull’Odissea che questi avrebbe tenuto al Bard College. E così per mesi, una volta alla settimana, l’anziano Mendelsohn si era seduto un poco in disparte nell’aula universitaria. Aveva detto che non sarebbe intervenuto nella discussione ma era impossibile. Il figlio lo conosceva bene- ‘sarà un incubo’, aveva pensato. E invece no. Daniel Mendelsohn scrive di queste lezioni, quasi come se tenesse un diario delle spiegazioni sue, degli interventi degli studenti e delle ‘aggiunte’ di suo padre, e noi ci accorgiamo di leggere, a poco a poco e con un cero stupore, due odissee, due percorsi diversi eppur simili e paralleli- quello dell’eroe di Omero (‘per me non è un eroe’, continua ad asserire Jay Mendelsohn) e quello del padre di Daniel, il viaggio di ritorno a Itaca di Odisseo e il viaggio nella vita di Jay, con Daniel nelle vesti di Telemaco e la madre Marlene in quelle di Penelope. Perché se la grande epopea di Omero è arrivata, di secolo in secolo, fino a noi, se noi continuiamo a leggere l’Odissea (così come l’Iliade e l’Eneide) è perché parla di noi e non soltanto di un greco di oltre duemila anni fa. Dietro le stupefacenti avventure che possono essere ridotte anche a lettura infantile, della maga Circe, di Calipso, di Polifemo, dei Proci che gozzovigliano, di Telemaco che è in cerca del padre e del vecchio Laerte che ha perso la speranza di rivedere il figlio Odisseo, c’è sempre un profondo significato che possiamo prendere in prestito e adattare alla nostra vita e ai nostri tempi.

    La mia generazione è cresciuta a ‘pane e Omero’. Alla scuola media inferiore leggevamo l’Iliade e l’Odissea nella traduzione del Pindemonte, così difficile che il compito a casa era scrivere la perifrasi dei canti- pagine e pagine di una traduzione in italiano corrente. Conoscevamo le storie dei vari incontri di Ulisse (il nome latino di Odisseo). E basta. Non erano anni in cui si incoraggiava uno studio critico. E non avevamo l’età per farlo. La lettura del libro di Daniel Mendelsohn mi ha aperto nuovi orizzonti, mi sono sentita come l’Odisseo di Tennyson che solca i mari verso nuove scoperte.
E’ stata una lettura appassionante, in ogni suo filone, quello delle lezioni del professor Mendelsohn (andrei anche io a sedermi in un angolo per ascoltare, come suo padre) con le contro-interpretazioni degli studenti, e quello che si intreccia perfettamente e con naturalezza al primo, della vita di Jay, della sua lotta per diventare quello che è, dei suoi rapporti con la moglie e con i figli. Da una parte rivediamo il mitico personaggio di Odisseo, correggiamo alcune nostre idee su di lui e capiamo dettagli  a cui non avevamo prestato attenzione, dall’altra seguiamo le tracce di un altro rapporto padre-figlio, di un’altra storia di coppia illuminata da quell’homophrosyne, quel ‘pensare allo stesso modo’ che spiega perché Odisseo torni da Penelope che non vede da vent’anni e si stanchi di Circe e Calipso. “Sua madre…era stupenda”, dice Jay davanti agli altri studenti, e mai, mai, gli era sfuggita prima una parola affettuosa nei confronti della moglie.
Itaca

   E poi c’è ancora un terzo viaggio, quasi un’altra Odissea dentro le prime due, ed è la crociera a tema nei luoghi di Ulisse che Daniel fa con il padre dopo aver terminato il seminario. E’ in quei giorni sul mare che Daniel scopre altri aspetti della personalità del padre, un uomo ‘versatile’ o dal ‘multiforme ingegno’ come viene descritto Odisseo nel proemio, eccellente matematico con il rimpianto di non aver proseguito lo studio del latino, convinto che tutto si può imparare se si hanno i libri giusti, brillante conversatore che sceglie i ricordi più accattivanti per conquistare il suo pubblico. Per difficoltà di navigazione non è possibile far scalo a Itaca- è il momento per Daniel di leggere la poesia di Kavafis e di farci scoprire come il mancato approdo non debba essere una delusione: Itaca t’ha donato il bel viaggio./ Senza di lei non ti mettevi in via./ Nulla ha da darti di più. Ce lo ricorderemo, grazie professore.
    Ho terminato di leggere “Un’odissea” e ho preso in mano l’Odissea di Omero per rileggerla. Questo è il potere di un grande libro. Bellissimo.  

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1 commento:

  1. Non avevo mai trovato prima un blog di libri in cui tutti, ma proprio tutti quelli proposti mi sembrino assolutamente irrinunciabili e imperdibili.
    PS: anch'io generazione pane e Omero. E poi l'Eneide.

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