domenica 1 giugno 2014

Melania Mazzucco, "Vita" ed. 2003

                                                        Casa Nostra. Qui Italia
                                                         il libro ritrovato


Il romanzo che ha vinto il Premio Strega 2003
Melania Mazzucco, “Vita”
 Ed. Rizzoli, pagg. 396, Euro 16,00

Era appena uscito, il libro di Melania Mazzucco, e già circolavano le voci che avrebbe vinto il Premio Strega. Puntuale, il premio è arrivato, meritatissimo. Ha sapore di antico quella copertina con una fotografia color seppia che non ha bisogno di data per riportarci all’inizio del secolo, con un vicolo buio che si indovina povero e i ragazzini infagottati in giacchette e pantaloni lunghi, eppure il romanzo “Vita” è stranamente moderno, con la sua storia di immigranti, della lacerazione di lasciarsi il mondo noto alle spalle, dello straniamento provato fra della gente di cui non si capisce la lingua, della solidarietà che lega quelli che provengono dallo stesso paese, quasi fossero tutti una famiglia. E’ sufficiente cambiare il nome della nazione d’arrivo e di quella di partenza, e poi il dramma di povertà e disperazione, la volontà di resistere per realizzare il sogno di un futuro migliore, sono gli stessi di altra gente che sbarca su altre spiagge, anche oggi. Si chiamano Diamante e Vita, i due protagonisti del romanzo della Mazzucco e sembrerebbero due nomi inventati a bella posta, tanto sono perfetti, e invece no, si chiamavano proprio così il ragazzino di 12 anni e la bambina di 9, entrambi Mazzucco di cognome, che erano partiti da Minturno con destinazione New York, nel 1903.
In realtà Diamante è un soprannome, perché è sopravvissuto alla morte di cinque fratellini: era il più forte, lui, duro come un diamante, con qualcosa dello scintillio del diamante nell’azzurro degli occhi. E invece dieci anni di America lo avrebbero spento, a vendere giornali, a lavorare nelle pompe funebri, come waterboy nell’Ohio. Senza riuscire a risparmiare. Anche se forse, più che le fatiche, la fame, le malattie, era stato il tradimento di Vita a piegarlo, a spingerlo ad accettare il passaggio gratuito di ritorno in Italia per il servizio militare che gli avrebbe assicurato qualche soldo. Ma è Vita il vero personaggio luminoso del romanzo, una forza vitale, la bambina che fantastica che Enrico Caruso sia suo padre perché non le piace quello che ha incontrato a New York, la ragazzina caparbia, la donna che impara l’inglese e aprirà un ristorante e diventerà poi agente immobiliare, amata da Rocco, da Geremia e da Diamante naturalmente.
Melania Mazzucco ha fatto ricerche accurate negli archivi di New York, ha ritrovato nomi, date di sbarco, di interventi da parte di assistenti sociali, articoli di giornali, ha ascoltato i racconti fatti da suo padre, uno dei figli di Diamante, ha letto le lettere scritte dal figlio di Vita, Diamante II, arrivato a Minturno con l’esercito americano nel 1945. In uno straordinario mescolarsi di fatti reali e immaginati, in una New York che per certi versi ricorda quella del film di Scorsese e in una Minturno poverissima e analfabeta, si muove una folla di personaggi splendidamente caratterizzati, tanto che il titolo, “Vita”, assume un significato che va al di là del nome della protagonista: romanzo come vita, di una gente, di un tempo, di una città; romanzo come mezzo per tenere in vita la memoria di chi non c’è più e senza di cui la nostra stessa vita non sarebbe stata possibile.

la recensione è stata pubblicata su www.stradanove.net

Melania Mazzucco





Nessun commento:

Posta un commento