sabato 28 maggio 2016

Veit Heinichen, “Nessuno da solo” ed. 2011

                                                          Voci da mondi diversi. Area germanica
                 cento sfumature di giallo
                 il libro ritrovato


Veit Heinichen, “Nessuno da solo”
Ed. e/o, trad. Silvia Montis, pagg. 369, Euro 18,50
Titolo originale: Keine Frage des Geschmacks

“Perché si agita tanto, Miriam? Corruzione e potere vanno a braccetto. Ovviamente il nostro premier è un megalomane, ed è il primo a corrompere se stesso, ma d’altro canto non c’è nessuno in grado di fermarlo. La sinistra è un gruppuscolo ormai passato di moda, diviso, sempre impegnato a litigare, che abolirebbe il popolo seduta stante, tanto ne ha paura. L’opposizione viene tutt’al più dalle stesse fila della maggioranza e dal Vaticano. E questo non è normale.”

       Un produttore cinematografico tedesco muore nel mare di Trieste. Era ospite sul lussuoso yacht di un ricco imprenditore dai molti traffici. Dei sacchi di un caffè che costa più di mille euro al chilo vengono rubati da un’importante torrefazione. Una parlamentare inglese riceve per posta delle foto in cui è ritratta insieme ad un aitante giovane a Grado. Inutile dire che i due non stanno sorseggiando una tazza di tè: è un ricatto.
     “Nessuno da solo”, la trama del nuovo romanzo di Veit Heinichen, lo scrittore tedesco che da anni vive a Trieste, parte da questi tre crimini. Il commissario Proteo Laurenti è al centro della scena; il suo aiuto, la piccola ispettrice calabrese Pina Cardareto, questa volta ha un ruolo marginale; la segretaria Marietta, di solito così avvenente e abbigliata in maniera provocante, è stranamente sciatta e svogliata. In compenso c’è un altro personaggio femminile che attrae la nostra attenzione: la giornalista etiope Miriam, arrivata da Londra con il pretesto di un servizio su Trieste come ‘capitale del caffè’, mentre in realtà sta cercando l’uomo che compare nelle foto roventi insieme alla sua amica a cui ha peraltro suggerito subito un contrattacco- far divulgare le foto dai giornali dopo averle ‘ritoccate’ e accusare l’italiano di aver eseguito un fotomontaggio. Intanto si sa come vanno le cose in Italia…

    Non è solo una lettura da intrattenimento, il romanzo di Veit Heinichen. E’ un ritratto tra il sardonico e l’ironico dell’Italia dei tempi in cui viviamo. Un romanzo graffiante in cui, come in un gioco di specchi, i comportamenti di chi ci governa vengono riprodotti in più di un personaggio, gli scandali che occupano le prime pagine dei giornali affiorano in riferimenti imitativi, lo stesso elemento della trama imperniato sulle fotografie vere e contraffatte viene usato per mostrare due facce della stessa medaglia- come l’opinione pubblica possa essere manipolata e condizionata. L’economia italiana- le ricchezze accumulate con metodi disinvolti, le truffe e i furti in un paese che, citando un recente intervento del nostro premier, non è in crisi-, la corruzione che si dà per scontata, l’assoluta mancanza di morale in ogni campo: tutto questo è nel mirino dello scrittore tedesco. Non si salva nessuno, in questo romanzo di Veit Heinichen. Lasciamo da parte i personaggi direttamente coinvolti nei crimini e osserviamo come è cambiato il commissario protagonista della serie. Proteo Laurenti aveva già avuto una storia d’amore con il sostituto procuratore di Pola, ma era una relazione a distanza che non incideva poi tanto sulla sua vita coniugale. Ora, però, è innamorato del suo medico curante, una ragazza che ha l’età delle sue figlie. Cerca di evitare di incontrarla nei luoghi in cui può imbattersi in qualcuno che conosce, ma Trieste è piccola, il pettegolezzo è sulla bocca di tutti, perfino Marietta, perfino il vecchio medico legale Galvano lanciano frecciate. E compaiono foto compromettenti anche di Proteo e della sua fiamma…Ma dopotutto, se ci sono ragazzine che chiamano ‘papi’ Berlusconi, perché no?
Anche la moglie di Laurenti ha un’avventura: tutte quelle cene fuori, e la vacanza in mare con le amiche…Altro che amica a fare lo skipper! Non è finita. La figlia Patrizia amoreggia con un giovane che non è il padre della sua bambina di quattro mesi…
Quanto alla giornalista etiope Miriam, il suo personaggio dà allo scrittore la possibilità di introdurre altri temi di attualità- il razzismo degli italiani che è esploso con l’invasione degli extracomunitari e l’alterazione del passato coloniale. Perché non è vero che gli italiani siano sempre stati ‘brava gente’. Non è vero che sia stata una fortuna per Etiopia e Somalia essere state occupate dagli italiani. E le repressioni violente, e i gas tossici?

     Ogni volta che leggo un romanzo ‘giallo’ di Veit Heinichen mi viene da pensare che sia necessario uno scrittore straniero per svelare il lato oscuro dell’Italia. Che ci voglia un occhio esterno per una maggiore obiettività, per un distacco più equo. E apprezzo il coraggio di Veit Heinichen che sembra avere un atteggiamento del tutto diverso da Donna Leon, la scrittrice americana che ambienta i suoi romanzi a Venezia e che ha un protagonista che, per certi versi, assomiglia a Proteo Laurenti. Donna Leon dice di non volere che i suoi libri siano tradotti in italiano per timore di offendere il paese che la ospita. Possiamo dubitare, tuttavia, che abbia timore di esporsi- paura che Veit Heinichen non ha. Non c’è malanimo, nelle denunce di Heinichen. Piuttosto il dispiacere nel riscontrare gli aspetti negativi di un paese che- lo avvertiamo- ama e che vorrebbe migliore.

la recensione è stata pubblicata su www.wuz.it



   

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