lunedì 2 maggio 2016

Alicia Giménez-Bartlett, “Una stanza tutta per gli altri” ed. 2005

                                                     Voci da mondi diversi. Penisola iberica
             biografia romanzata
             il libro ritrovato

Alicia Giménez-Bartlett, “Una stanza tutta per gli altri”
 Ed. Sellerio, trad. Maria Nicola, pagg. 295, Euro 14,00


     Di Alicia Giménez-Bartlett conosciamo i romanzi polizieschi con la brillante coppia di ispettori Petra e Firmín, ma non ci sembra strano, dopotutto, questo romanzo “Una stanza tutta per gli altri”, che potrebbe essere considerato un’indagine psicologica di due personaggi, di Virginia Woolf (il titolo riecheggia quello della scrittrice inglese, “Una stanza tutta per sé”) e di Nelly Boxall, la domestica che servì in casa Woolf dal 1916 al 1934. E, tra le righe, è anche di Alicia Giménez-Bartlett stessa che veniamo a sapere, che sbircia dentro la stanza di Nelly che scrive il diario, proprio come lo scrive Virginia nella sua, di stanza. Alicia che dichiara il fascino che il gruppo di Bloomsbury ha sempre avuto su di lei, per il sogno di libertà che rappresentava, e che, chiusa pure lei in una stanza per scrivere il suo libro, tra infinite tazze di tè e il ticchettare incessante della pioggia londinese, riesce a capire la disperante malinconia che doveva portare la Woolf al suicidio.
Virginia Woolf
Nelly incomincia a scrivere il diario per desiderio di emulazione, pagine che registrano la sua vita quotidiana tra la cucina e le stanze in cui si riceve, le brevi conversazioni con Virginia, quelle ancora più brevi con Leonard Woolf, gli scambi occasionali di parole con gli ospiti famosi, Lytton Strachey o Vanessa, la sorella di Virginia, Keynes o Lady Ottoline, e poi le chiacchiere con l’altra domestica con cui Nelly condivide la stanza. Leggere il diario di Nelly è come guardare una scena nota attraverso una lente che ne cambia l’immagine ed è inevitabile che cambi, Nelly, nel corso degli anni: cambia lei e cambia il suo rapporto con Virginia per cui prova dapprima ammirazione e affetto, gratitudine e rispetto, mescolati ad un poco d’invidia, per poi sentirsi delusa e insofferente ed arrivare quasi a odiare la scrittrice. La tenerezza che sentiva per la donna dal fisico fragile e dall’ancora più fragile sistema nervoso si trasforma in disprezzo e rabbia per quella che le pare una debolezza esibita, una certa ipocrisia, e ancora più quando le appare chiara la natura dell’amicizia di Virginia con Vita Sackville-West.
Vita Sackville-West
Aveva già visto di tutto, Nelly, nella casa di campagna e in quella di città dei Woolf, come aveva sentito di tutto, idee progressiste e liberali, sulla guerra e sulla religione. E, come nel film di Altman, “Gosford Park”, osserviamo che, alla fin fine, i domestici tendono ad assorbire e imitare i modelli dei padroni: tutto quel mondo di chiacchiere e relazioni nelle cucine rispecchia quello dei piani superiori, e così al gruppo di Bloomsbury corrisponde, con lieve ironia, la “banda” di Bloomsbury, dei servitori che finiscono per essere dei disadattati, incapaci di trovarsi a loro agio in una cerchia meno stimolante e intellettuale, fuori posto in qualunque società. Si fa fatica a ricordare che il diario di Nelly non esiste, che esistono solo i cenni a Nelly nel diario di Virginia, e che è l’immaginazione di Alicia Giménez-Bartlett che ricrea il suo personaggio, tanta è la spontaneità della scrittura e la vivezza irriverente di queste pagine.

la recensione è stata pubblicata su www.stradanove.net






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