giovedì 14 luglio 2016

William Boyd, "Ogni cuore umano" ed. 2005

                          Voci da mondi diversi. Gran Bretagna e Irlanda
   la Storia nel romanzo
   intervista
   il libro ritrovato


INTERVISTA A WILLIAM BOYD, “Ogni cuore umano”
Ed. Neri Pozza, trad. Vincenzo Mingiardi, pagg. 605, Euro 17,50

Lo hanno chiamato “il secolo breve”, il ‘900, eppure è stato un secolo lunghissimo per chi, come Logan Mountstuart, il protagonista del romanzo dello scrittore inglese William Boyd, è nato nel 1906 ed è morto a ottantacinque anni. “Ogni cuore umano” è il diario di Logan, iniziato a diciassette anni e portato avanti a volte in maniera discontinua, ma sempre con il proposito di dire la verità. Anche riguardo alle menzogne: “la nostra vita è l’insieme delle bugie che diciamo?”, si domanda il giovane Logan. I diari sono raccolti in nove blocchi, nove scansioni temporali per un arco di circa settant’anni: alcuni più lunghi, quelli degli anni londinesi o i diari africani, alcuni brevi in uno stile spezzato a singhiozzi, dopo il ritorno dalla prigionia in Svizzera per scoprire che l’amata Freya e la loro figlia bambina sono morte sotto una bomba.
Logan non vuole raccontare la storia del ‘900, è la storia del ‘900 che entra nelle sue pagine mentre lui la vive senza sapere che è la Storia. Gli anni di scuola e il formarsi delle amicizie che dureranno tutta la vita, Oxford e le sue ambizioni di scrittore, un matrimonio e un figlio e la guerra di Spagna da cui scapperà dicendosi, “Che ci stai a fare qui, razza di folle?”, per rimpiangerne poi il fervore e l’idealismo. Ogni tanto Logan fa il punto della situazione- conta le amicizie, valuta la felicità o l’infelicità della sua vita, si propone di bere di meno, di scrivere qualcosa di valore, o di sopravvivere alla guerra. “E’ durata troppo a lungo e ci ha spezzato la vita in due, senza scampo”, scrive Logan della guerra che lo ha coinvolto nelle trame dei duchi di Windsor, e poi lo ha lanciato con il paracadute come spia in Svizzera. Cade e si risolleva, Logan; non è un eroe, ma è capace di trasformarsi, di cambiare: non ha successo come scrittore? passa ad occuparsi di una galleria di quadri a New York. Vorrebbe essere morto come Freya e Stella? Ma la vita continua, si risposa con un’americana che ha una bambina che gli ricorda la sua. A 71 anni, in quelli che, con molto umorismo, chiama “gli anni del cibo per cani” perché ha scoperto che è quello più economico e non è male con un’aggiunta di curry, è ancora capace di dire che ha deciso di cambiare vita perché si è accorto che si sta trasformando in un vecchietto abitudinario. Un’ultima riflessione chiude la vita di un personaggio che diventa straordinario perché riesce a far apparire tale l’ordinario: “in definitiva l’esistenza è solo il totale di tutta la buona e cattiva sorte che accumuli.” Anche queste sono parole ordinarie che diventano straordinarie. Stilos ha intervistato William Boyd.


Il suo romanzo ha la forma di un diario in prima persona: è ovvio che Logan Mountstuart non è Lei, ma quanto di Lei c’è in lui? E c’è qualcosa di uno o di più scrittori realmente esistiti?
     Non c’è molto di me, la mia personalità è diversa dalla sua, però i luoghi in cui gli capita di andare sono luoghi che conosco bene. Diciamo che la sua vita e la mia si sovrappongono, ma è un personaggio inventato e non il mio ritratto.
Graham Greene
E c’è tutta una generazione di scrittori inglesi molto noti a cui il personaggio di Logan è ispirato, Evelyn Waugh, Graham Greene, Lawrence Durrell, e altri meno noti, come William Gerhardie che ha avuto uno strano destino: famosissimo negli anni ‘20,  ha pubblicato l’ultimo romanzo nel 1940 ed è morto nel 1977. Immaginiamo che cosa abbia voluto dire, dopo la fama, un silenzio di 37 anni e morire sconosciuto e povero. Un po’ come Logan.

Questa non è la prima volta che Lei inventa il personaggio di un artista fittizio in maniera così perfetta che i lettori credono che sia veramente esistito, vero?
    No, infatti. Ho inventato il pittore Nat Tate, che compare anche in questo romanzo, e ne ho scritto una monografia. Era il 1998 e a New York si è creduto per giorni che avessi scoperto un pittore sconosciuto. E nel 1984 avevo scritto “The New Confessions”, la falsa autobiografia di un regista, un tal John James Todd. Sono tre libri in cui ho cercato di fare una narrativa più realista di quanto lo sia il solito romanzo e ho scelto la forma della non-fiction, la biografia, l’autobiografia, il diario. Quest’ultimo è più vicino alla vita vera perché sembra che tutto accada naturalmente e spontaneamente, c’è più immediatezza.

Perché era necessario che il suo personaggio nascesse in Uruguay e non fosse del tutto inglese?
    Perché volevo che fosse un “outsider”, un estraneo, e in qualche maniera rappresentasse me: io sono nato nell’Africa occidentale e mi sono sempre sentito distante dalla vita britannica. La mia casa era in Africa e non in Gran Bretagna. Volevo che Logan fosse nello stesso tempo molto inglese e avesse anche qualcosa di esotico e di straniero.
Anche lo scrittore Gerhardie, di cui parlavo prima, era nato e cresciuto in Russia, e quindi c’era una certa distanza tra lui e la società britannica. C’è stata un combinazione della mia esperienza e di un modello letterario. Per quello che mi riguarda, mi piace molto essere un “ousider”, mi fa sentire sradicato e penso che questo sia un bene per uno scrittore.

Ad un certo punto Logan dice che il diario non deve essere un testo di storia e tuttavia quello che abbiamo nel suo diario è la storia più vivida dell’intero secolo: mi è parso il risultato più grande del suo libro.
     Volevo che il romanzo coprisse l’intero secolo, ma non i grandi avvenimenti; volevo che mostrasse come ognuno di noi viene toccato dalla storia in modo banale, oppure eccitante o tragico. Così Logan è stato toccato dalla guerra in modo scioccante, perché la moglie e la figlia vengono uccise da una bomba, e, d’altra parte, c’è tutto il periodo in cui la guerra lo sfiora soltanto, quando è alle Bahamas. Le esperienze individuali della storia sono diverse da quelle considerate dal punto di vista dello storico. Un po’ come quando Logan scrive che, se l’invasione della Polonia avviene mentre stai facendo colazione, ne devi scrivere solo se ti interrompe la colazione. Volevo catturare il senso dell’autenticità della vera vita: così quando incontri Virginia Woolf nella realtà, non pensi, “che grande scrittrice”, ma “che donna antipatica!”.


Mentre leggevo, mi sono anche resa conto che il secolo breve è stato lunghissimo per alcuni, visto che la media della durata della vita si è così allungata. Un secolo lunghissimo per adattarsi a tutti i suoi cambiamenti.
    Sarebbe stato ancora più difficile e straordinario per un personaggio che avesse vissuto tra il 1870 e il 1950. Sarebbe cresciuto in piena epoca vittoriana e poi sarebbero seguiti cambiamenti enormi. Nel 1906 c’era già all’incirca tutto quello che adesso diamo per scontato, dagli aerei ai frigoriferi, al telefono. Immaginiamo invece i fratelli Wright che sono nati negli anni ‘70 e uno di loro è morto dopo la seconda guerra mondiale e ha visto dunque l’uso che è stato fatto dell’aereo- per sganciare la bomba su Hiroshima. Il salto maggiore c’è stato tra l’Inghilterra di Dickens e l’inizio del secolo. Sì, chi ha vissuto tutto il secolo è passato attraverso tutte le guerre: mio padre era nato nel 1920, aveva 16 o 17 anni all’epoca della guerra civile spagnola, e poi ha fatto la seconda guerra mondiale e la guerra in Nigeria. La guerra civile spagnola: era impossibile creare il personaggio di uno scrittore che vivesse in quegli anni e non andasse in Spagna. Tutti gli scrittori inglesi si sono ritrovati in Spagna, per lo più schierati contro il fascismo. La guerra civile spagnola ha gettato un’ombra sulla letteratura inglese più di qualunque altro conflitto.


Logan è un personaggio meravigliosamente complesso: da una parte è l’antieroe che ha paura della morte e non teme piangere, l’opposto dei personaggi di Hemingway.
    Logan è un personaggio molto umano. Non è uno scrittore “macho” nello stile di Hemingway che, dopotutto, era un nevrotico ed è finito per diventare un caso molto triste. Logan ha qualità e difetti, volevo che si comportasse a volte in maniera vergognosa e a volte bene, come facciamo tutti. Hemingway recitava sempre la stessa parte, creò questa “persona”, questa maschera per se stesso, e fu quella che poi lo distrusse.

 Logan è anche l’uomo senza qualità del secolo XX: vede la fine di un’epoca e sembra che la storia gli passi accanto. E’ l’uomo comune che vive nella storia e si accorge solo dopo che era la Storia.
    Proprio così. E’ quello che succede a tutti noi- l’11 settembre ha toccato in maniera straordinariamente forte tutte le nostre vite, ma in genere le persone comuni sono solo sfiorate dai grandi avvenimenti, quasi non sono consapevoli di quanto stia accadendo. Io ero un ragazzo quando ero in Nigeria e c’era la guerra civile. Ci furono più di un milione di morti, ma la mia esperienza non fu certo l’esperienza storica della guerra. La ricordo come una serie di disagi, l’auto che veniva fermata e controllata, i blocchi stradali, la mancanza di cibo. La visione degli storici è completamente diversa. Sarebbe stato inautentico se avessi scritto delle esperienze di Logan durante la seconda guerra mondiale come storicamente significative.

E tuttavia è un personaggio molto simpatico, specialmente quando invecchia. Ci piacciono le sue debolezze il suo idealismo, la sua fedeltà agli amici.
     Per far parlare Logan anziano è intervenuta l’immaginazione dello scrittore: conosco molte persone anziane, dovevo immaginare che cosa vuol dire, che cosa si prova, come si pensa, quando si hanno 70, 80 anni. D’altra parte vedo su di me che, invecchiando, se si è fortunati, si ha una sensazione più chiara e acuta di quello che ha importanza nella vita, si sviluppa una filosofia della vita che permette di affrontare la mortalità. Non puoi invecchiare senza farti delle domande, senza chiederti che cosa ha valore nella vita. Logan è un personaggio tempestoso, che ha avuto degli alti e bassi, ma ha raggiunto una certa saggezza e serenità.

“I cosmopoliti” è il titolo di uno dei libri di Logan: è una specie di autobiografia nascosta nel diario? Dopotutto, anche Logan è un cosmopolita.
    Logan è un cosmopolita e non è insulare o inglese nella maniera tipica. Mi piacciono i poeti francesi di cui si parla nel libro di Logan, perché suggeriscono un tipo di vita molto attraente: è importante per gli artisti essere consapevoli delle altre culture e delle altre tendenze, essere dei cittadini del mondo. E Logan è culturalmente “completo”, non è né insulare né reazionario.

recensione e intervista sono state pubblicate sulla rivista "Stilos"





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