domenica 11 settembre 2022

Leo Giorda, “L’angelo custode” ed. 2022

                                                                         Casa Nostra. Qui Italia

       cento sfumature di giallo

Leo Giorda, “L’angelo custode”

Ed. Ponte alle Grazie, pagg. 272, Euro 16,00

 

Giacomo Chiesa, vicequestore .

Adriano Scala, soprannominato Woodstock, insegnante elementare, hippie fuori tempo.

Claudio Gatto, musicista la cui carriera è stata stroncata da una pesante accusa.

Sono questi i tre personaggi principali del romanzo ‘giallo’ dell’esordiente scrittore Leo Giorda. E hanno tre nomi che, in qualche maniera, sono indicativi.

    Il vicequestore Chiesa è un poliziotto tutto d’un pezzo, allineato sulla destra in quanto ad idee politiche, molto attento all’abbigliamento, tutto lavoro e famiglia (finché si rende conto che il suo rapporto coniugale è una mera facciata).

   Il soprannome di Adriano Scala, Woodstock, parla da sé. Per lui è come se fossero ancora gli anni ‘70- sia per come si veste, sia per le sue preferenze musicali, sia per il liberale consumo di sostanze stupefacenti. Per Woodstock l’uso di droga è necessario- si giustifica dicendo che, solo sotto l’influsso degli stupefacenti, il suo intelletto ha una sorta di illuminazione, ha delle intuizioni, quasi delle visioni per cui riesce a trovare tracce di quello che altri non vedono. È un personaggio che ricorda da vicino il mitico Sherlock Holmes e fa pensare anche ad un nuovo personaggio apparso di recente sulla scena letteraria del giallo in un romanzo di David Lagercrantz.


    Quanto al povero Gatto, proviamo compassione per lui e le sue mosse coraggiose finali, dopo una presa di coscienza dolorosa ma risolutiva, ci fanno piacere. È il capro espiatorio per eccellenza- in passato quando era stato accusato ingiustamente di pedofilia ed ora, quando il cadavere di un ragazzino viene trovato nei pressi della sua abitazione ed è facile indicare lui come il colpevole, nonostante il suo alibi.

    Quello del ragazzino è un corpo senza testa, un delitto atroce. Ci vuole l’intervento di Woodstock, a cui Gatto si rivolge anche se sa benissimo che è un detective dilettante, per scoprire che altri tre ragazzi sono scomparsi di recente a Roma, e tutti erano orfani e ospiti di istituti religiosi.

   Siamo a Roma, badate bene. Una Roma vivissima di quartieri popolari accanto a case gentilizie. E al Vaticano. Se i ragazzi erano ospitati in istituti religiosi, bisogna passare dal Vaticano per avere permessi di colloqui e indagini. Sarà possibile?


    “L’angelo custode” è un buon esordio, porta una ventata di novità sulla scena. Sono nuovi, anche se non originalissimi, i personaggi che animano la trama. Piace Woodstock, il “Sherlock Holmes tossico” (è Gatto che lo definisce così), pur con qualche tratto di ingenuità (sperando che nessun lettore provi ad emularlo per vedere se l’effetto delle droghe dia anche lui l’illuminazione). Piace anche Chiesa, soprattutto alla fine, quando dimostra che è capace di cambiare. Piace Gatto che impara che non è mai troppo tardi per far valere le sue ragioni e portare avanti quella che sembra un’impresa impossibile- denunciare la polizia. Piace il modo in cui sono costruiti i personaggi, con dei flashback che aiutano a capire il loro evolversi. Piace l’attenzione puntata su un crimine odioso in cui le vittime sono scelte oculatamente tra chi non ha voce, perché non c’è nessuno toccato dalla sua scomparsa. Piace lo stile della narrazione che sembra ridere di se stessa, con un tono scanzonato e autoironico che si addice perfettamente al protagonista fricchettone dietro cui indoviniamo qualche aspetto del giovane scrittore stesso (lungi da me il pensare che Leo Giorda faccia uso di droghe per cercare ispirazione!).

   Piace infine Roma, la Roma di Trastevere e non quella di via Condotti o dei fasti imperiali, percorsa con il mezzo scalcinato motorino di Woodstock- sembra una parodia di Gregory Peck in "Vacanze Romane".

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