sabato 12 marzo 2022

Togawa Masako, “Residenza per signore sole” ed. 2022

                                                         Voci da mondi diversi. Giappone

cento sfumature di giallo

Togawa Masako, “Residenza per signore sole”

Ed. Marsilio, trad. Antonietta Pastore, pagg. 176, Euro 17,00

   Un edificio di mattoni rossi, cinque piani: è una residenza solo per donne, agli uomini non è permesso l’ingresso. È questo lo scenario del romanzo di Togawa Masako (1931-2016) che è stata una delle più importanti scrittrici giapponesi di noir, oltre ad essere cantante e attrice e ad essersi messa in vista come gay e femminista. La residenza K. finirà per aprirsi per noi come una casa di bambole, svelandoci i segreti delle donne che ci abitano, un po’ come succede nel romanzo di Pérec, “La vita, istruzioni per l’uso”.

    Il prologo e il primo capitolo ci introducono a due morti che saranno, poi, il punto chiave del libro e il cui mistero sarà risolto soltanto alla fine- vi dirò l’inizio e non una parola sulla fine.

Il primo aprile 1951 muore una donna, investita da un furgoncino mentre attraversa una strada. Cappotto e pantaloni neri, sciarpa rossa in testa, rossetto sulle labbra. E però è un uomo, non una donna. Nessuno si presenta per il riconoscimento. Una donna, nella Residenza K, continua ad aspettarlo. Lo aspetterà per sette anni, apparecchiando il tavolo anche per lui.

Capitolo primo e scena seconda. Tre giorni prima dell’incidente, l’uomo vestito da donna sale le scale della Residenza K con una valigia in mano. Dentro c’è un bambino piccolo. Morto. L’uomo e la donna che vive nella Residenza lo seppelliranno nel cortile interno, coprendolo con del cemento. Seguiranno altri indizi che, però, non chiariscono nulla per noi lettori. Anzi.


    Questo non è, tuttavia, l’unico ‘segreto’ delle ospiti della Residenza, anche se certamente è il più criminoso. D’altra parte, che cosa potremmo aspettarci da donne sole, molte delle quali in pensione e con molto tempo per rimuginare e per rivangare il passato?

Una dopo l’altra avanzano sul palcoscenico del romanzo, ad iniziare dalle due portinaie che si danno i turni di sorveglianza. C’è una ex professoressa di liceo che, per non sapere cosa fare, inizia a scrivere lettere alle sue ex alunne (una di queste lettere porterà ad una svolta della trama), una ex professoressa di università che dice di stare revisionando degli scritti importantissimi del marito morto, una ‘barbona’ che accumula immondizie nella sua stanza e dorme dentro l’armadio, una violinista che ha visto infrangersi il suo sogno di gloria per un dito misteriosamente paralizzato, una seguace di una setta che pratica lo spiritismo, e una vecchia un po’ pazza con una criniera di capelli bianchi. Niente male come ospiti stravaganti, vero?


    Ognuna di loro ha qualcosa da nascondere, qualcosa che suscita la curiosità indagatrice di un’altra di loro. Ed ecco che il passepartout che apre tutte le porte scompare, una donna si intrufola a ficcanasare in una camera non sua, scopre o non scopre quello che sospettava.

    In realtà, al di là dei dettagli di queste scoperte, quello che viene fuori è la tremenda solitudine di queste donne che paiono vivere in un carcere in cui si sono rinchiuse loro stesse e da cui sono incapaci di uscire. Una di loro- quella che continua ad aspettare l’uomo che non può più arrivare- ci aveva provato, con un esito drammatico. Tutte loro sembrano espiare una qualche colpa. E quello che ci colpisce non è tanto l’assenza di un uomo nelle loro vite, ma anche quella di amici o amiche.

    Il deus-ex-machina che porta una piccola rivoluzione nell’edificio e che- letteralmente- scoperchia il vaso di Pandora, aggiungendo dramma su dramma, è il congegno meccanico che farà scivolare indietro il palazzo per far posto ad una strada. In teoria il lavoro sarebbe stato fatto senza causare il minimo inconveniente- alle ospiti era stato detto di riempire un bicchiere e di osservare come neppure una goccia di acqua avrebbe traboccato. Vero. Era però uscito fuori ben altro.


   La prima pubblicazione del libro è del 1962 e, a dire il vero, dimostra gli anni che ha, almeno per quello che riguarda la trama, o meglio tutte le piccole trame noir. Gli anni trascorsi ci hanno fatto incallire, ci siamo abituati a ben altre proporzioni di Male. Restano validi invece l’analisi psicologica dei personaggi e il quadro di solitudine e di infelicità che riscontriamo così spesso nei romanzi giapponesi. Un libro che piacerà certamente a tutti quelli che cercano di capire il Giappone.



 

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