mercoledì 23 marzo 2022

Jana Karšaiová, “Divorzio di velluto” ed. 2022

                                  Voci da mondi diversi. Europa dell'Est

          love story
la Storia nel romanzo

Jana Karšaiová, “Divorzio di velluto”

Ed. Feltrinelli, pagg. 158, Euro 15,00

 

     La prima cosa che viene in mente, leggendo il titolo “Divorzio di velluto” del romanzo di Jana Karšaiová (nata a Bratislava nel 1978), è la Rivoluzione di Velluto che, tra il novembre e il dicembre del 1989, portò alla dissoluzione dello Stato comunista cecoslovacco dando origine a due stati, la Slovacchia e la Repubblica ceca, e quel termine ‘di velluto’ si riferisce non solo alla trasformazione tranquilla ma anche al complesso musicale Velvet Underground, molto seguito negli anni della contestazione al regime sovietico.

     Tuttavia il titolo ha un significato più ampio ancora, lo capiremo calandoci nell’atmosfera del libro. Pensiamo all’etimologia della parola ‘divorzio’, dal latino divertere, ‘separare’. Quante separazioni nel romanzo! Dell’intero paese diviso a metà, di due lingue, il ceco e lo slovacco, di modo che ci si sente stranieri in quella che un tempo era un’unica patria, ancora un’altra separazione tra la lingua madre e quella del paese in cui si sceglie di andare a vivere, di due coppie, di due sorelle, di due amiche. Ogni separazione uno strappo, una ferita, una cicatrice che trova le parole dei ricordi.


    Katarina torna a Bratislava da Praga per trascorrere il Natale insieme alla famiglia. È sola- come spiegherà l’assenza di suo marito Eugen che è andato via da casa lasciandole un biglietto sul tavolo? Lei non è mai andata d’accordo con sua madre, una donna sempre arrabbiata. Non per niente la sorella maggiore di Katarina se n’è andata via, in America, molti anni prima. Katarina ne ha sofferto, le loro lettere si sono diradate, le risposte di Dora alle mail di Katarina sono sempre di poche parole.

A Bratislava Katarina incontra anche le amiche, Viera prima di tutto, con cui seguiva le lezioni di italiano. Viera aveva vinto una borsa di studio ed ora invitava Katarina ad andare a Verona con lei.

Bratislava

    Sono questi incontri, con la famiglia, con Viera e altre due compagne di studio, che fanno scattare la molla dei ricordi- l’incontro a Praga con Eugen e il loro matrimonio nel giro di pochi mesi, il sentirsi straniera e guardata con sufficienza in quella che era stata la capitale della Cecoslovacchia e perciò anche la ‘sua’ capitale, che cosa era successo dopo, l’amore tra Viera e la professoressa italiana e la seguente delusione. La mente si spinge più indietro ancora, alla vita quotidiana sotto il regime comunista, i silenzi, le code davanti a qualunque negozio, la mancanza di quei beni di consumo di cui si favoleggiava, la religione cattolica messa al bando. E sempre il pensiero rivolto al mondo occidentale in un misto di fascinazione e diffidenza.


   Ogni separazione è una fine e un nuovo inizio, ogni fine è occasione di ripensamenti, di ricerca di sé, di nuovi intenti. Ogni inizio è sofferenza ed aspettativa, è buio alle spalle ed una meta luminosa.

   “Divorzio di velluto” riflette l’esperienza personale della scrittrice e- dettaglio importante- è scritto in italiano, lingua che Jana Karšaiová ha imparato da autodidatta e che le offriva però- come agli altri scrittori famosi che hanno fatto una simile esperienza, Conrad, Agotha Christoff, Nabokov, Koestler- la possibilità di un distacco dalla materia di cui scriveva, una maggiore obiettività, una protezione dalla sofferenza. Ed è una lingua tersa, pulita, essenziale, quella impiegata da Jana Karšaiová, senza per questo sembrare povera.

    Un ottimo esordio, un romanzo che ha profondità nella leggerezza.



 

 

Nessun commento:

Posta un commento