venerdì 11 ottobre 2019

Sandra Newman, “I cieli” ed. 2019


                                                 Voci da mondi diversi. Stati Uniti d'America

Sandra Newman, “I cieli”
Ed. Ponte alle Grazie, trad. L. Berna, pagg. 246, Euro 16,80

    Sembrava una regina che camminava fra la gente mascherata da ragazza qualunque.
    Questa è Kate, che incontra Ben ad una festa. Colpo di fulmine. Sul terrazzo della casa, con le luci di New York che scintillano sotto di loro, Kate dice due cose a cui subito non badiamo, ma torneremo dopo alla pagina per rileggerle- sono come un campanello d’allarme che non abbiamo ascoltato.
Una è un’affermazione, “Anche le differenze minime contano. Potrebbe esserci un effetto farfalla.” L’altra è una domanda rivolta a Ben, “Ti ricordi i tuoi sogni?”.
Seguono altri dettagli che, se vi prestassimo la dovuta attenzione, sarebbero inquietanti. L’amica di Kate racconta a Ben che, quando aveva incontrato Kate a Budapest e avevano entrambe dodici anni, Kate credeva di venire da un altro mondo che chiamava Albione e temeva che il nostro mondo fosse un sogno che lei faceva in Albione e le domande ricorrenti che si poneva erano tre- e c’era in tutte e tre questa commistione di realtà e sogno, di incapacità di distinguere quale fosse l’una o l’altro.
- Se Kate si fosse svegliata in Albione, il nostro mondo sarebbe scomparso, con tutti i suoi abitanti?
- Era colpa di Kate quando la gente moriva, perché aveva sognato la loro morte?
- Kate poteva manovrare il suo sogno e rendere la terra simile ad un paradiso?
    Continuando a leggere, ci rendiamo conto che queste sono tuttora le domande che Kate si fa e in cui coinvolge Ben che, ad un certo punto, si convince che Kate debba soffrire di una qualche forma di schizofrenia.
Perché, soprattutto quando è innamorata, di notte Kate sogna ed entra in un altro tempo. E lei è un’altra persona. Il tempo è il 1593, il luogo è Londra da cui si deve fuggire per evitare la peste, lei è Emilia Bassano, amante di un nobiluomo, fatta sposare con Lanier, un cugino bisognoso, amica e poi amante di un drammaturgo, un tal Will dall’aria triste che ha una moglie più vecchia (sì, è proprio Shakespeare). Ogni volta che Kate si sveglia, c’è qualche cambiamento nel suo (e nostro) mondo. Kate e Ben si sono conosciuti nel 2000, un anno avvolto da un alone magico di utopia- il presidente è una donna di origine asiatica, non c’è nessuna guerra in nessuna parte del mondo, ‘aprire un giornale era come aprire un regalo’. Suona un altro campanello di allarme per il lettore: ma di quale anno 2000 stiamo parlando? Poi, a distanza di sogni, il Presidente è Gore e poi è Bush. L’utopia si sta sfaldando. Kate è sempre più incerta, sempre più vaga, come se una parte di lei restasse impigliata nel sogno, come se non fosse sicura di quale sia la realtà. Ha dei momenti di jamais vu- non conosce le canzoni, e neppure gli attori, non ha mai sentito parlare di Shakespeare. Cambiano perfino le storie di famiglia di Kate e di Ben- sono morti i genitori che prima pensavamo fossero vivi? Esiste oppure no, il fratello di Kate? Kate sogna una città in fiamme e si risveglia per vedere gli aerei entrare nelle torri gemelle. Ritorna allora il rovello costante, quello dell’effetto farfalla- può essere stata lei che, facendo qualcosa in apparenza insignificante 400 anni fa, ha scatenato quello che ora sta succedendo?

     Il romanzo di Sandra Newman è un notevole tour de force, è due romanzi in uno, è, no, non passare, ma entrare, scivolare da un tempo dentro un altro, da un’identità ad un’altra- e questo è grazie alla bravura della scrittrice che riesce a mantenere un doppio registro anche stilistico in questa doppia visione della Storia del mondo-, condividendo il punto di vista esterno di Ben, sempre più sconcertato dalle stranezze della ragazza che ama, che non riesce più ad amare, che abbandona, che ritrova, che si offre di aiutare a salvare il mondo. Al che Kate gli risponde- “Penso potremmo essere felici. Ma il mondo non c’è modo di salvarlo”.
     Termina così, con un ottimismo a due e un pessimismo disperato riguardo al futuro del mondo, questo romanzo di utopie e distopie che ci fa pensare ai versi di Shakespeare (non è un caso che entri come personaggio ne “I cieli”), Siamo fatti della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni e la nostra breve vita è circondata dal sonno, a quelli di Calderon de la Barca, La vita è sogno e i sogni sono sogni, all’Orlando di Virginia Woolf che si risveglia con identità diversa in tempi diversi.
Che cosa è sogno e che cosa è realtà? Possiamo scegliere?

seguirà a breve l'intervista con Sandra Newman
recensione e intervista saranno pubblicate su www.stradanove.it



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