Voci da mondi diversi. Area germanica
Martin Pollack, “La donna senza tomba”
Ed.
Keller, trad. Elisa Leonzio, pagg. 188, Euro 16,15
Che tristezza, pensare ad una donna che non
c’è più, non solo, una donna che una volta esisteva e si affacciava ad una
finestra della grande casa della piazza e che adesso non si può neppure
ricordare mettendo un fiore sulla sua tomba.
Si chiamava Pauline Bast, sposata Drolc, ed
era la prozia dello scrittore, vale a dire la sorella di suo nonno. Con l’amore
della ricerca e dell’accuratezza storica che lo contraddistingue, Martin
Pollack segue le tracce di Pauline (in sloveno Pavla), ne ricostruisce la vita
e, insieme alla sua, quella della numerosa famiglia Bast. Intorno a loro si
anima l’intera cittadina di Tüffer (in sloveno Laško), nella bassa Stiria. Osserviamo
subito un dettaglio: tutti i nomi che vengono citati, sono detti in entrambe le
lingue. Vuol dire tanto, vuol dire che parliamo di una terra passata da una
sovranità all’altra, adattandosi, senza poter mantenere la sua identità.
Iniziamo dal destino finale di Pauline, di
cui Pollack riesce a sapere grazie ad una lettera del fratello di lei, suo
prozio. Nel 1945, quando la guerra era finita da pochi mesi, i partigiani
jugoslavi avanzavano nella bassa Stiria, arrestando gli abitanti di origine
tedesca. Pauline, la mite Pauline di settant’anni, di famiglia tedesca ma
sposata con l’organista slavo Drolc, fu arrestata e portata nel campo di
internamento provvisorio del castello di Hrastovec. Morì poco dopo, in agosto,
per le terribili condizioni del campo, per fame, chissà, per malattia o per
sfinimento. Il corpo era finito in una fossa comune? Non fu mai ritrovato.
![]() |
Hrastovec |
Come se l’erano cavata i Bast? Di suo padre Gerhard, arruolato nelle SS e trovato morto nel 1947 (era ricercato come criminale di guerra e cercava di fuggire), Martin Pollack ha già parlato ne “Il morto nel bunker”, qui lo scrittore segue le sorti degli altri fratelli e sorelle Bast, un compito non facile in cui le testimonianze si basano su frammenti di ricordi e la parola passa dall’uno all’altro aggiungendo qualche dettaglio. E in definitiva la vittima della Storia fu una donna, Pauline, che non aveva colpe, non simpatizzava con i nazisti, era sposata con un non tedesco, un uomo di chiesa che aveva l’incarico di cuocere le ostie (tutti i bambini di un tempo ricordano con golosità gli avanzi di impasto che lui distribuiva). Lui aveva taciuto mentre portavano via la moglie?
“La donna senza tomba” non è soltanto un
esempio eccellente di libro-saggio, è anche un documento importante per la ricostruzione
storica di un’epoca, è un omaggio alla memoria dei miti sulla terra.
Nessun commento:
Posta un commento