sabato 25 agosto 2018

Ernst Lothar, “Una viennese a Parigi” ed. 2018


                                                   Voci da mondi diversi. Area germanica
     seconda guerra mondiale
     love story

Ernst Lothar, “Una viennese a Parigi”
Ed. e/o, trad. Monica Pesetti, pagg. 512, Euro 19,00


     “Una viennese a Parigi”, un altro splendido libro intramontabile, non per niente pubblicato nella collana che si chiama proprio così, gli Intramontabili, dalla casa editrice e/o che ha già pubblicato gli altri libri dello scrittore viennese Ernst Lothar emigrato in America nel 1938, “La melodia di Vienna” e “Sotto un sole diverso”. La prima edizione di “Una viennese a Parigi” uscì in inglese nel 1941 (una storia attualissima nel pieno della guerra, un fortissimo grido di denuncia del nazismo) e soltanto dieci anni dopo un’altra edizione riveduta e ampliata fu data alle stampe in Austria. Sia il titolo inglese (A Woman is Witness), sia quello tedesco (Die Zeugin. Pariser Tagebuch einer Wienerin), si focalizzano sulla parola ‘testimone’, come I Shall Bear Witness, i Diari di Viktor Klemperer, la testimonianza più capillare e straordinaria della vita quotidiana sotto il nazismo in Germania. Anche il libro di Ernst Lothar è scritto sotto forma di diario e la protagonista nonché voce narrante è una ragazza di poco più di vent’anni, Franziska Langer, emigrata a Parigi, benché ariana, benché non perseguitata in alcuna maniera, per non essere costretta a dare la sua adesione all’Anschluss, dando il suo voto in quella farsa di plebiscito dopo che l’esercito tedesco aveva già invaso l’Austria.

    Franziska è una privilegiata, la sua è una famiglia nota e ricca e non è difficile per lei ambientarsi a Parigi dove sono in molti a prodigarsi per lei, spianandole la strada per i documenti e per un permesso di lavoro che le permetta di continuare quello che stava già facendo in un’agenzia di produzione cinematografica americana. La nostalgia per Vienna, per i suoi genitori e per il fidanzato viene subito superata. Vienna era bella prima di essere pavesata di bandiere con croci uncinate. A Parigi si respira aria di libertà, a Parigi si può dire quello che si pensa, si può parlare male di Hitler ad alta voce. In questa disposizione d’animo, con lo sguardo di chi è giovane e pieno di entusiasmo, le è facile innamorarsi di Pierre Durand, un giornalista impegnato e antinazista che la corteggia con romanticismo e con tenerezza. Il fidanzato tedesco non ha alcuna possibilità di riconquistarla, tanto meno quando, in una visita a Parigi, Franziska si rende conto che l’uomo che vuole sposarla e riportarla a Vienna è diventato un fedele seguace e ammiratore del Führer.

    Il diario di Franziska Langer, tra il 1938 e il 1941, registra i cambiamenti di quello che avviene dentro di lei- i suoi sentimenti per Pierre, i sospetti sulla vita privata di lui e poi l’accettazione di un legame che una volta le sarebbe parso inaccettabile (e sa che tale sarà per i suoi genitori), la diffidenza verso alcuni colleghi (si mostrerà giustificata)-, a Parigi (è possibile che anche i francesi, come già gli austriaci, abbiano gli occhi bendati e non vedano la minaccia nazista che si avvicina giorno dopo giorno?), in Europa (l’invasione della Polonia, il patto di non aggressione, l’ambigua politica italiana, la persecuzione sempre più sfacciatamente evidente degli ebrei, l’esercito tedesco in Belgio). Fino alla dichiarazione di guerra, a quando Pierre viene mandato al fronte. E dopo…

     “Una viennese a Parigi” è una sorta di continuazione de “La melodia di Vienna”- lo è, almeno, il tempo dell’azione, quello dell’atmosfera che si incupisce sempre di più mentre il Reich diventa una realtà. Ammiriamo la straordinaria bravura di Ernst Lothar nel dar voce ad un personaggio femminile- mai avvertiamo una stonatura, un tono falso. E Franziska Langer, con la sua spavalderia, i suoi timori di donna innamorata, la sua coerenza morale e politica fino all’ultima azione di ribellione, è un’eroina che ricorderemo.

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